2. «Norme sui limiti all'accesso» [scheda arancione]


PER LA SALUTE DELLA DONNA, LA LIBERTÀ TERAPEUTICA E LA LIBERTÀ DI SCELTA

La legge 40 vieta il congelamento degli embrioni prodotti con la fecondazione assistita.
Questo divieto mette in pericolo la salute della donna, oltre a diminuire fortemente le probabilità di successo della fecondazione assistita.
Prima di questa legge, per ogni ciclo di stimolazione ormonale (molto gravoso per la donna) venivano fecondati più embrioni, e tra questi venivano impiantati nell'utero da uno a tre embrioni, a seconda dell'età e delle condizioni della donna. Gli altri venivano congelati e utilizzati se con il primo tentativo non si aveva successo.
Con la legge 40, ogni volta che un impianto di embrione fallisce, il divieto di congelamento impedisce alla donna di ricorrere a embrioni conservati ed è costretta a subire nuovi trattamenti di stimolazione ormonale, generalmente defatiganti, dolorosi e pericolosi (sindrome da iperstimolazione ovarica).
Inoltre, poiché i medici sono tenuti a impiantare ogni volta tutti gli embrioni contemporaneamente, aumenta la frequenza dei parti trigemellari, notoriamente gravidanze molto rischiose sia per la madre, che per il feto.

La legge 40, inoltre, vieta la diagnosi preimpianto e l'accesso alle tecniche di procreazione assistita alle coppie portatrici di malattie genetiche, ma non sterili.
Infatti, non sono solo le coppie sterili o infertili a rivolgersi alla procreazione assistita. Ci sono anche le coppie portatrici di malattie genetiche, per le quali è molto alto il rischio di partorire figli malati. Il rischio di trasmissione di malattie genetiche derivante dall’incontro di due portatori sani della medesima malattia genetica è del 25%.

La diagnosi preimpianto consente di individuare gli embrioni privi di gravi malattie genetiche e di conseguenza di impiantare nell’utero questi e non gli altri. Il divieto della diagnosi preimpianto è tanto più assurdo, in quanto la legge sull’aborto consente alla donna di interrompere la gravidanza nel caso in cui, a seguito di un’amniocentesi, dovesse scoprire che l’embrione è portatore di una malattia genetica. Il paradosso è che quello che non viene consentito dopo poche ore di vita dell’embrione, è autorizzato dalla legge dopo qualche mese, in uno stadio più avanzato della gravidanza.

Se vince il sì:
resta vietata la selezione degli embrioni sulla base del colore degli occhi o dei capelli (eugenetica). Infatti il referendum non cancella questo passaggio della legge 40: "sono, comunque, vietati (...) ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti".

Le ragioni del NO

Referendum n. 2

Lunedì, 30 maggio, 2005 - 18:35
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