3. «Norme sulle finalità, sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all'accesso» [scheda grigia]


PER LA DIGNITÀ DELLA PERSONA E CONTRO I TENTATIVI DI TORNARE A PROIBIRE L’ABORTO

La legge 40 stabilisce l'equivalenza tra embrione e persona.

Equiparare i diritti del concepito a quelli di tutti “i soggetti coinvolti”, come fa la legge 40, significa dare per acquisito che un ovocita fecondato ai primissimi stadi di sviluppo (prima ancora dell’impianto nell’utero) è una persona, la cui distruzione equivale alla soppressione di una vita umana.
Questa legge in questo modo si pone in aperto contrasto con la legge sull’aborto. Se il concepito ha gli stessi diritti degli altri “soggetti coinvolti”, cioè del padre e la madre, è evidente che non è ammissibile che la donna possa ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza;

Se lo scopo della legge era difendere gli embrioni, occorreva proibire qualsiasi forma di fecondazione assistita. Limitare a 3 gli embrioni e rendere obbligatorio l’impianto significa sacrificarne comunque, nel migliore dei casi, 2 su 3. Evidentemente neanche gli estensori della legge erano convinti dell'equiparazione tra embrione e persona.

L’assurdità dell’equiparazione del concepito ad una persona umana è evidente se si considera che:

1) in Italia è ammesso l’uso della spirale, che agisce sulla mucosa uterina per renderla inadatta a fare attecchire l’eventuale embrione formatosi dopo il 5° giorno di vita;
2) è ammessa anche la cosiddetta pillola del giorno dopo, che provoca l’espulsione dell’embrione ai primissimi stadi di vita.

Affermare che l’embrione sia una persona significa ridurre la vita umana a un processo biochimico, la fusione del dna dello spermatozzo e dell'ovulo. Ma la persona è qualcosa di assai più complesso, nella cui formazione entrano in gioco molti altri fattori, come anche la Chiesa riconosceva fino alla metà dell'800, quando con San Tommaso d'Acquino sosteneva che per la nascita di una persona occorreva la presenza dell'anima razionale, che non subentrava prima del 40° giorno dopo la fecondazione.

Per natura, nell’80% dei casi, l’embrione non riesce a sopravvivere, e viene espulso con il primo ciclo mestruale. Considerare l’embrione una persona significherebbe ritenere che la fecondazione naturale, assai più della fecondazione artificiale, provochi una continua strage di innocenti.

Inoltre, entro i primi 14 giorni dopo la fusione del dna materno con quello paterno, l’embrione può suddividersi dando vita a due gemelli. Ritenere che la fusione del dna dia vita a una persona è un evidente controsenso, dato che da quella fusione possono scaturire due individui.

La Chiesa cattolica è l’unica istituzione religiosa a sostenere che l’embrione sia una persona fin dal concepimento. Non la pensano così la maggior parte delle altre chiese cristiane (come ad esempio i Valdesi), né i musulmani, né gli ebrei, né gli induisti e i buddisti. All'interno del mondo cattolico esistono molti pareri discordanti su questo punto, e molti teologi e intellettuali cattolici contestano la posizione della Chiesa su questo.

Le ragioni del NO

Referendum n. 3

Lunedì, 30 maggio, 2005 - 18:39
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