Intervista a Alessio Guerri

300 km con la sclerosi multipla

di SimonaN

Un maratoneta con la sclerosi si cimenta in una grande impresa. Trecento chilometri di corsa, anche per amore, anche per la libertà…

Sono molto fedele, credo in Dio, ma sulla ricerca non sono d'accordo con la Chiesa. Le staminali possono aiutare i malati, è bene farla crescere e usarla

Appena si finisce di parlare con Alessio Guerri, la sensazione che pervade è quella della serenità. La sua umiltà e la sua allegria contagiosa lasciano stupefatti. È un ragazzo di ventisette anni, che vive da solo, ha dilemmi sentimentali e ride molto, così come accade a tutti i ragazzi della sua età. Ma Alessio è diverso, è speciale. A ventuno anni scopre, per caso, di essere malato di sclerosi multipla. La notizia arriva come un terremoto che smuove la quiete quotidiana; dopo un incidente stradale, viene sottoposto ad una risonanza magnetica al collo, e solo così viene a conoscenza della malattia. Racconta, col sorriso, che da lì sono iniziati i primi problemi, scontrarsi con la realtà della malattia. La fidanzata lo lascia, al lavoro cominciano a sollevare dei dubbi, a fare delle difficoltà. Lui lavora per un Corriere Espresso, circa dieci ore al giorno, guidando un camion. Il padre di Alessio garantisce per lui, dà la sua parola che, se mai un giorno, Alessio non dovesse più farcela, prenderà lui il suo posto. Ma nonostante tutto, quando ad Alessio si chiede quanto la malattia facesse paura e quanto gli avesse sconvolto la vita, dice: "Non ero spaventato. La mia malattia non mi ha mai preoccupato. Non l'ho messa, e mai lo farò, al centro del mio mondo. Per me al centro del mondo c'è l'amore, la "passione"."
Alessio ha un grande amore: la corsa. Raccontando che anche Luca Coscioni era un maratoneta, ride e si compiace: "Non sono io che ho scelto la corsa, ma la corsa ha scelto me. Fin da bambino, ogni volta che ero triste, demoralizzato o avevo un problema, correvo. La corsa era uno sfogo, un modo per stare meglio, ma anche il momento in cui, da solo, potevo affrontare, i miei problemi". Così la grandezza dei problemi cambia, ma non il modo di Alessio di affrontarli. "Il mio rapporto con la corsa non è cambiato con la malattia. Sognavo di fare la maratona di New York e nel 2006 l'ho fatta, nonostante tutto".
Con la sua ultima corsa, è diventato famoso, ha fatto scalpore. Infatti dal 22 al 24 Agosto, ha corso 300 km, la Jesi/ Roma, ed è apparso sui mass media: "Io l'ho fatto per amore di una donna, per dimostrarle che niente è impossibile. Se io ho fatto tutto questo per amore di una ragazza, cosa potrebbe far fare, a ciascuno, l'amore per il prossimo?". Oltre a un messaggio personale, le sue maratone hanno un altro scopo. "Io non voglio essere un esempio, perché sono solo una persona piccola piccola, ma se ce la faccio io, voglio dire agli altri, che ce la possono fare tutti. Soprattutto i malati come me!".
La malattia: cosa pensa della ricerca scientifica proibita? "Premetto che non sono né un medico, né uno scienziato. Sono molto fedele, credo in Dio, ma su questa tematica non sono d'accordo con la Chiesa. Le staminali posso aiutare i malati, sono totalmente favorevole alla ricerca. Non so se questo dono proviene da Dio o dal cielo, so solo che se può aiutare i malati è bene farla crescere e usarla". E sulla questione disabilità sorprende: "Mi sento un disabile perché lo Stato, invece di aiutarci, ci limita. Non mi danno la pensione né i parcheggi di invalidità perché, anche se sono invalido al 67%, ancora cammino. Devo combattere una doppia battaglia, contro la malattia e contro le difficoltà che lo Stato italiano frappone alla mia libertà. A volte mi sono trovato a non poter fare delle visite specialistiche, perché non avevo abbastanza soldi". Alessio è con semplicità felice, non si fa sconfiggere dalla malattia, corre più veloce di lei. Se solo anche la ricerca potesse aiutare lui, e quelli come lui, la malattia potrebbe batterla forse definitivamente in velocità.

Lunedì, 13 ottobre, 2008 - 16:12
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