di Simona Nazzaro

A teatro un anno dopo

Int. a Ugo de Vita

Sul palcoscenico il dramma di Piero, con il “padre” Gianfranco Funari

Ugo De Vita, autore, attore e regista. Quali le ragioni per cui hai scritto questo spettacolo? Cosa ti ha colpito ed emozionato di questa vicenda? Non ti chiedo di raccontarmi lo spettacolo, ma l'essenza e le motivazioni che ti hanno mosso... Rispetto a "Lasciatemi morire - Le parole di Piero" non posso non pensare al teatro civile, al teatro che ho scelto. Tornare a quando con Carlo Romeo e Maria Fida Moro portammo al Teatro Olimpico le lettere dello statista, a Nando Dalla Chiesa e ai genitori del giudice Livatino con in quali nel novantadue rappresentammo la storia del "giudice ragazzino". Tornare allo Spasimo a Palermo al decennale della morte di Falcone e Borsellino con Leonardo Guarnotta, componente del pool antimafia di Caponnetto, o ritrovare gli occhi di Francesco Gatto, fratello di Rocco, vittima della ndrangheta il cui sacrificio ricordammo al Valle con accanto Don Ciotti. Come non accostare l'esperienza nuova a quelle con Nessuno Tocchi Caino a Firenze alla Pergola, a Roma, a New York con l'abbraccio di Judith Malina per ritrovarci presto al Living. Fare teatro per il teatro, in favore del teatro, significa farlo per la società, per la comunione e la condivisione, questo non può che condurre ad un progetto, prima che di amore, di civiltà. Incontrato Marco (Cappato), abbiamo parlato, poi ho conosciuto Mina Welby. Ero stato ai funerali di Piergiorgio, silenzioso nella piazza gremita di Don Bosco dinanzi alla chiesa dove si sono sposati i miei genitori. Avevo letto i giornali, conoscevo il clima di oscurantismo e le polemiche, direi soprattutto la volgarità. Da cristiano mi ero posto delle domande ma i messaggi di Piergiorgio, giorno dopo giorno, mi convincevano che la sua voce veniva da una condizione umana che nessuna chiesa può ed è in diritto di giudicare. La chiesa è umana, ha sbagliato e grave sarebbe tacerlo. Non vi è una sola parola di Piero che sia sospesa, al contrario tutte aderiscono a fatti e circostanze. Credo pure si sia fatta confusione sulla sua statura di uomo. Le pagine di Piero e prima i suoi pensieri sono quelli di un testimone del tempo, un polemista arguto, vivacissimo.
Quindi questo spettacolo è scritto," disegnato" per Piergiorgio, sulla sua persona,sulla sua battaglia? Va detto che Piergiorgio Welby dalla sua prigione è stato intellettuale libero e scrittore sapiente. Il suo cervello incessantemente lavorava, immaginava. Ho pensato, mentre lavoravo all'allestimento, a due personaggi su cui tanto mi applicai, tale la loro portata rispetto ai miei mezzi, alludo a Gramsci e a Moro: vi era per entrambi la prigionia, l'attitudine e l'esercizio della scrittura e in ultimo l'istanza di una verità assoluta: "Vorrei con i miei piccoli occhi mortali...se ci fosse luce, sarebbe bellissimo" scriveva Moro e a Gramsci il Pubblico Ministero rivolgeva l'editto: "Bisogna impedire a questo cervello di funzionare". A Piero è stato detto e rivolto questo e molto altro, persino che qualcuno si sostituisse a lui nelle scelte. Mina e Carla mi sono state vicine e credo io a loro. Abbiamo insieme scelto le parole di Piero. Radio, televisioni, giornali pronte a fare gran cassa dei reality, sanno che la posta in gioco è molto alta. Se questo allestimento sarà veduto e compreso, la gente saprà riconoscere dove è la verità, una verità umana, la sola che ci appartenga. Gianfranco Funari, quando sono andato a Milano per proporgli lo spettacolo, mi ha detto: "Il progetto è bellissimo, io ci sto ma sai quello che ci aspetta, vero?". E' straordinario Gianfranco, è una gioia averlo accanto e forse ha ragione, sarà dura ma bellissimo è esserci.
Non hai paura di ricevere critiche? Di esserti avventurato in una vicenda che ha diviso troppo le coscienze? Qui ed ora per dare voce a Piero con accanto Mina. Qualche consiglio di lasciar perdere già mi è stato rivolto, non è importante, ho una splendida carriera alle spalle e so che farò teatro tutta la vita, dei giornali non mi sono mai preoccupato, la televisione la lascio a chi non calca le scene. Io faccio teatro e sarò Welby, perché il teatro può e deve farsi carico di queste istanze. Dai lirici greci, come cita Piero, da Mimnermo: "Meglio senza indugio morire" e rispondendo lui, con Luzi, il mio maestro caro, che pure Piergiorgio evocò in ultimo: "Si oppongono al tuo adempimento / oscurità, durezze, falsi zeli deviati: perfidie, / irrisioni ti avviliscono, però / niente e nessuno può vanificarti: / lo sai... lo sai perché in noi stai e di fronte, / iena e sirena della nostra carne / inseparabilmente. tieni alte le pupille, / non abbiosciarle / per sconforto o scorno, terra terra, / sotto il filo dell'orizzonte tuo / e nostro, nostro e tuo./ [...] (da Sottospecie umana, Garzanti, 1999).

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 16:09
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it