Casta Universitaria

Accendiamo la miccia

Quel che non fa la mala-ricerca,lo fanno illegalità, nepotismo e mancanza di meritocrazia imperanti nei nostri atenei

Sprechi, favoritismi, illegalità. Nelle pagine precedenti avete letto come vengono gestiti i fondi statali per la ricerca. E di come, alla luce di esperienze consolidate innanzitutto all'estero, la nostra Associazione proponga di riformare in toto il sistema di assegnazione dei finanziamenti. Ma il 2008 è stato annus horribilis anche per i nostri atenei. Spesso alla ribalta sui giornali, e di tanto in tanto anche in trasmissioni televisive di approfondimento, le università italiane hanno raggiunto gli onori della cronaca quasi mai per i loro risultati in campo scientifico o per il loro contributo alla vitalità della società, ma piuttosto per gli scandali di nepotismo e malaffare nei quali si sono trovate invischiate. Nel 2006, in India, il solo annuncio da parte del governo indiano di voler aumentare per il 2007 le quote riservate all'accesso alle caste meno privilegiate nelle università, scatenò una rivolta inaudita.

Manifestazioni, scioperi della fame, perfino boicottaggi dell' assistenza sanitaria da parte di studenti e medici delle caste privilegiate, brahmana, kshatrya o vaisya. Paese che vai, usanza che trovi. In Italia le caste, all'interno degli atenei, sono molto più discrete. Non per questo meno letali per tutto ciò che assomigli a meritocrazia, ricerca e circolazione della conoscenza. Insomma niente scioperi della fame, niente manifestazioni, come potrete leggere in queste quattro pagine che abbiamo dedicato al mondo universitario. Basta un concorso pilotato svolto alla chetichella, un finanziamento dubbiosamente motivato ottenuto tramite conoscenze nelle istituzioni locali, oppure un bell'accordo tra università e gli enti i più svariati (dai Ministeri all'Ordine dei giornalisti) per ottenere titoli di laurea a tempo di record, come si trattasse di una raccolta punti. Sarebbe impossibile, oltre che poco utile, compilare una rassegna di del fenomeno in poche pagine. Preferiamo offrirvene uno spaccato a partire da casi che come Associazione abbiamo contribuito a sollevare o pubblicizzare, percorrendo l'Italia in lungo e in largo: da Salerno alla Basilicata, da Firenze a Roma.

L'intento è quello di fornire informazione, certo, ma anche "tracce" da seguire per quanti, nella propria realtà, vorranno aiutarci ad avviare una vera e propria "indagine partecipativa". "Conoscenza diffusa" e rete internet sono un binomio esplosivo. Tocca a noi cittadini accendere la miccia. La conoscenza sarà solo un primo passo, come lo è stato per tante altre nostre iniziative, per passare poi al concepimento delle riforme possibili. (MVLP)

Giovedì, 3 luglio, 2008 - 18:24

commenti

credo che giornalisti capaci

credo che giornalisti capaci di andare fino in fondo in certe verità scomode siano pochi ed Aldo Bianchini dimostra d'avere il coraggio del proprio ruolo.

Immunda cum laude

Per celebrare il terzo mandato del rettore dell'università di Salerno, che si potrebbe concretizzare nel 2009 dopo una seconda modifica dello statuto dell'ateneo, avvenuta di recente, non possiamo che scrivere una poesia. A volte le poesie aiutano a sopravvivere... Immunda cum laude - decasillabi in rima Ai giorni estivi volgesti il guato e, come belva, tendesti agguato, coi proci ignavi, i tuoi famigli, ai marinari sopra i navigli. In quelle stanze orbe di vita tu preparasti l'ardua sortita; il caldo vento quel dì spirava lustri di gloria il ciel menava; di possa immensa, di chiara fama sì come quella ch'ognuno brama, era il presagio del tuo scudiero, e della dama, di cui vai fiero. Quei tuoi fidati soldati foschi che incedon lesti per rade e boschi pur s'inchinaron al tuo cospetto, devoto segno d'ogni rispetto; portaron doni, e con parole resero degna l'inclita prole dell'oro pubblico (col tuo consenso) e della mirra, del loro incenso. Volgea alla fine il tuo mandato e senza mai prendere fiato tu rincorresti l'odiato addio e lo fermasti pronto, perdio! Tu rimandasti di anno in anno questo temuto vile malanno e quando alcuno ti dimandava se fosse vera quella tua brava corsa a non ceder l'utile scranno tu ti adombravi, ma senza affanno dicevi ch'era vera sciocchezza lurida farsa, una schifezza, simile a quella trita novella di cui sui libri ancor si favella d'un tuo protetto di dubbio ingegno che grande lustro dava al tuo regno con motti strani, strane parlate che furon alfine tutte premiate: questa la più comune sorte di menti degne della tua corte. Certo qualcuno pur dette ascolto e con il bronzo sopra il suo volto riconfermando quanto affermato si dimostrava in questo grato delle prebende, delle dazioni, di quegli affari senza sanzioni, di ambiti premi a buona condotta per quella pace che mai fu rotta. Per questi fatti portasti immondo bruto presagio per questo mondo. Per questi fatti cantiamo gloria e celebriamo la tua vittoria.

Bianchini

Vorrei ringraziare Aldo Bianchini per il suo intervento sull'Agenda. Il giornalista non è nuovo a queste coraggiose battaglie di verità. Di certo, la sua verità sull'Università di Salerno non ha prodotto reazioni "forti". Da questo arguisco che il potere accademico è troppo fondato sull'omertà per poter essere scalfito dall'esterno. Dall'interno, tuttavia, chi ci prova rimane schiacciato nella morsa dell'isolamento. Sarebbe bello averne dieci, cento, mille giornalisti come Bianchini. Allora sì che vi sarebbe la speranza di poter cambiare davvero.
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