Il nuovo parlamento, senza una maggioranza precaria, potrebbe offrire risposte non così scontate come forse ci si potrebbe aspettare da una maggioranza conservatrice.
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Terminata la campagna elettorale, c'è speranza che la riflessione prenda spazio alla propaganda, e la ragione prenda spazio alla religione: anzi, alla pseudoreligione?
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Dobbiamo aspettarci un parlamento sempre più simile ad un ufficio copisteria o passacarte convocato per mettere il timbro alle richieste vaticane?
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Giuliano Amato, personaggio non certo imputabile di sentimenti anticlericali, ha detto dei politici italiani di esser affetti da una sindrome particolare: di voler fare "a gara a trascrivere il volere dei prelati, neanche fossero impiegati postali che compilano un telegramma sotto dettatura". Figuriamoci se questa situazione non debba uscir rafforzata e aggravata, in un parlamento dove godono di una schiacciante maggioranza quelle forze che durante la campagna elettorale hanno agitato in maniera intimidatoria i temi etici più delicati, il cosiddetto diritto alla vita, la legge 40, la RU486 - mostro dei nostri tempi - e perfino minacciato di introdurre il ticket alla 194.
Cosa dobbiamo aspettarci? Di fronte a tanto inquinamento, si potrebbe forse arrivare ad assimilare l'intero parlamento, non i singoli parlamentari, a un ufficio copisteria o passacarte convocato per mettere il timbro alle richieste vaticane.
Ma dovevamo aspettarcelo, anzi ce lo aspettavamo: né il PD né il PDL hanno mai fatto una bandiera del tema della laicità. Anzi, se hanno fatto a gara è stato piuttosto per strapparsi il primato su quale tra le due forze potesse vantare più cattolici nelle proprie liste, badando bene a che i laici (quelli non "sani", secondo la definizione ratzingeriana) fossero tenuti a debita distanza.
Tuttavia, terminata la campagna elettorale, c'è speranza che la riflessione prenda spazio alla propaganda, e la ragione prenda spazio alla religione: anzi, alla pseudoreligione.
In questo senso, non sarebbe strano se le riforme più laiche provenissero proprio dallo schieramento più ortodossamente marcato. Si è detto in passato, per un governo e una maggioranza di altro segno (ma facile ad individuare), che proprio dalle componenti parlamentari più legate ai sindacati (quelle che affollano rumorosamente le piazze quando stanno all'opposizione) ci si poteva aspettare una seria riforma del lavoro, delle pensioni e del welfare.