Agenda Coscioni anno III n.07: Luglio 2008

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Dove finiscono i fondi ministeriali

Emergenza ricerca. In Italia si spende poco, ma male

di Marco Valerio Lo Prete

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Storie sconosciute

L'auto-eutanasia di mia madre

Lettera pubblicata in prima pagina di Agenda Coscioni di luglio, e ri-pubblicata con citazione della fonte sulla prima pagina di Republica il 12 luglio 2008

Questa è la storia di mia madre, Livia, che coraggiosamente si è riuscita a liberare da quella terribile malattia che è la SLA.

Sommario:

commenti

Panta rei...

Riprendo spunto da un contributo che, tempo fa, avevo tentato di inviare ad un quotidiano. Prima di iniziare a scrivere, ho provocatoriamente verificato su un dizionario della lingua italiana (e pure sul Merriam-Webster) il significato della parola artificiale – artificial. Il responso, in sintesi, è unanime: “non naturale”. Alimentazione-artificiale, respiratore-artificiale, ... Siamo di fronte ad una serie di situazioni in cui - quello di Eluana è uno dei tanti casi -, non vi è nulla di naturale. Ergo, l’assunto (proveniente in varie versioni da più parti) per cui l’uomo non ha diritto di interferire sulla vita è in totale contraddizione con l’accettare l’intervento di macchine – artificiali - che impediscono il normale svolgersi degli eventi. La natura, nel caso specifico, avrebbe già interrotto l’esistenza di Eluana che, in effetti, non è in grado di alimentarsi “naturalmente”. Per sostenere una tesi, coloro che si scagliano contro la decisione del giudice sul caso Eluana, dovrebbero applicare un principio di coerenza: basato su costanti e non su variabili da usare, a seconda delle necessità, per ottenere il risultato desiderato. La NATURA, madre o “matrigna” che sia, da sempre ha imposto alcune regole alle quali dobbiamo adeguarci. Nostro malgrado. Il corpo – l’unica incognita è il tempo – all’istante “x”, smette di funzionare. E poi muore. C’è una differenza fondamentale tra il cercare di guarire, attraverso terapie (esistono, più o meno evolute, da sempre), interventi chirurgici (li facevano già gli antichi egizi) o trapianti e attivare una mezzo meccanico che nutre o respira per conto di un essere umano. Infatti, dopo un qualsiasi intervento a buon fine, il corpo riprende le proprie funzionalità. In altre situazioni, eliminando il contributo artificiale, quei processi vitali non ricominciano. Unire corpo e macchina per anni significa avere la presunzione di sostituirsi al normale scorrere della vita e della morte. Staccare una macchina consente semplicemente alla natura di fare il suo corso.

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