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| mensile coscioni_terra_41_bassa.pdf | 3.9 MB |
Direttore:
Rocco Berardo
Capo Redattori:
Marco Valerio Lo Prete
Tina Santoro
Grafica:
Mihai Romanciuc
Illustrazioni:
Paolo Cardoni
Collaboratori:
Angiolo Bandinelli, Marco Cappato, Alessandro Capriccioli, Josè De Falco, Filomena Gallo, Giulia Innocenzi, Simona Nazzaro, Maria Pamini, Carmen Sorrentino, Giulia Simi
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2 commenti
Signora Roccella, certo che
Signora Roccella, certo che "anche malati, anche sofferenti si è uomini". Ma questo vale per noi che assistiamo il malato e lo dobbiamo fare rispettando pienamente ogni suo legittimo desiderio. Il malato, in particolare quello in situazione grave inaccettabile a sé stesso, credo abbia tutte le ragioni a dire questo.
OGNUNO PER SE' O DIO PER TUTTI ? ROCCELLA E DYLAN DOG.
Questa ci mancava. Il sottosegretario Eugenia Roccella, commentando sul "Corriere della Sera" del 22 gennaio una recente storia di Dylan Dog dove si parla di stati terminali ed eutanasia, ha affermato: "Ambiguo difendere l'eutanasia come atto di pietà; gli intellettuali dovrebbero chiedersi: perché inseguiamo il mito del corpo sano e della perfezione e rifiutiamo la malattia e la sofferenza ? Non è vero quello che dice Dylan Dog ("C'è stato un tempo in cui ero un uomo..."). Anche malati, anche sofferenti si è uomini". Signora Roccella, rifiutiamo la malattia e la sofferenza (che è diverso dall'inseguire miti) perché, se permette, i malati e i sofferenti non ne possono più di sentirsi dire che la loro malattia e la loro sofferenza è nei disegni divini, e che va accettata anche da quelli che certi disegni non li vedono, e sopportata solo perché le opinioni di alcuni diventano legge per tutti. Ognuno resti comunque libero di comportarsi come crede di fronte alla sofferenza, magari lasciando in pace quelli che non la pensano allo stesso modo e concedendo a questi ultimi la stessa libertà che chiede per se stesso. Se volete, mettete per legge questa libertà, e smettetela di trovare i peccati addosso a chi non ne conosce il significato. Gli uomini e le donne che - come lei dice - restano tali anche se malati e sofferenti, vogliono soffrire meno senza sentirsi dire che è proibito dalla legge, e magari farlo sapere prima di essere sofferenti, mediante il testamento biologico al quale vi dovrete, prima o poi, rassegnare. Ognuno vivrà la sofferenza e la malattia a modo suo, e deciderà se ragionare col proprio cervello o secondo regole dettate da altri. Io continuo, forse presuntuosamente, ad avere - come medico - davanti a me il dottor Rieux, quello de "La Peste" di Camus, che combatte malattia e sofferenza e quindi si oppone a dio.
m.macucci@gmail.com