AI REFERENDARI: SE CI SIAMO, IL 20 FEBBRAIO BATTIAMO UN COLPO

Lettera aperta di invito a partecipare alla “Giornata per la libertà di ricerca”

Cari amici "referendari", il 12 giugno 2005 non eravamo dei "perdenti". Rischiamo di diventarlo oggi. Il 12 giugno 2005 siamo stati battuti, è vero. Abbiamo già discusso sia il perché oggettivo sia le responsabilità soggettive di quella sconfitta. Siamo arrivati a conclusioni anche diverse, certo. Per alcuni di noi fu devastante il connotato - tutto "tecnicistico" - imposto allo scontro dalla Corte Costituzionale che cancellò le oltre un milione di firme apposte sul quesito unico, quello su cui si concentravano per noi le massime speranze di successo. Su quel terreno dissestato dall'illegalità ha avuto partita facile il fronte avversario: che per soprammercato si vide arrivare come alleati quanti, fomentando l'ignoranza e le paure della gente, hanno fatto campagna per l'astensione. Altri di noi hanno raggiunto conclusioni diverse, anche opposte, anche di rammarico per un dialogo che è sembrato mancare, per soluzioni condivise che, si è detto, anche nel nostro"campo" non sarebbero state cercate fino in fondo, come invece si sarebbe dovuto. Bisognerebbe ora riavviarlo, quel dialogo, quel dibattito. Non per un ozioso e tardivo esercizio, ma per riprendere in mano i nostri obiettivi di ieri alla luce di ciò che è successo da allora e ancora sta succedendo in questi giorni: pensiamo al "caso Welby" o alla vicenda dei PACS, per citare i fatti più clamorosi (di tante altre piccole evenienze che pur dovrebbero sollecitare attenzione e interventi adeguati vi parlerà questo giornale). Il "caso Welby", sicuramente, in primissimo piano: e qui vogliamo ricordarvi qualcosa che ci pare molto bello. Piergiorgio Welby era già da anni un dirigente dell'Associazione Coscioni. Quel giorno, per andare a votare, rischiò il poco di salute che gli era rimasta. Ma da quella sconfitta, lui e Luca ottennero una vittoria: la prima parziale riforma per il diritto di voto dei malati intrasportabili. Comunque - va bene - il 12 giugno 2005 siamo stati battuti. Ma se non riusciamo a riorganizzarci ancora, oggi, subito, attorno a quegli obiettivi, la sconfitta rischia di produrre effetti più gravi delle norme che essa ha lasciato, purtroppo, in vigore. Da "sconfitti" in virtù di un "non-voto", di un voto "nullo" sul piano formale, rischiamo di divenire definitivamente "perdenti", perdenti non di una battaglia ma della guerra. Appariremo, all'opinione pubblica, come quelli che non sono più in grado né di vincere né di convincere. E' l'amara, triste condizione di chi ha rinunciato a lottare. Il 20 febbraio 2006 moriva a Orvieto Luca Coscioni. Quel giorno, milioni di italiani hanno per la prima volta conosciuto la sua storia. Per il 20 febbraio 2007 abbiamo deciso di promuovere la prima "Giornata per la libertà di ricerca". Non vogliamo coltivare il ricordo di Luca, ma cogliere l'occasione per essere speranza di cambiamento, per affermare e far trionfare le libertà e i diritti che dovrebbero essere garantiti ai corpi nella loro concretezza vivente e invece sono loro negati in nome di una vita astratta e lontana, ancorché sacralizzata. Il 20 febbraio vogliamo (dobbiamo?) riprendere il cammino di Luca (e di Piergiorgio). Molti di voi hanno nel frattempo continuato il proprio singolo e singolare impegno, preso utili iniziative, chi dentro chi fuori le istituzioni. Come associazione, siamo stati raggiunti da una cinquantina di parlamentari di tutti gli schieramenti e abbiamo tenuto quel "Congresso mondiale per la libertà di ricerca" che ha riunito attorno agli scienziati referendari italiani una parte importante della comunità scientifica internazionale. Sono stati loro i primi a mobilitarsi, con 100 premi Nobel, contro la replica della legge 40 all'ONU o all'Unione europea. E' presto per individuare una strategia comune tra le diverse organizzazioni e personalità che hanno partecipato alla campagna referendaria di due anni fa. Tra noi referendari c'erano personalità che ricoprono ora massime responsabilità istituzionali o di partito. Il quadro delle presenze si è modificato, ma non sarebbe difficile coinvolgere altre fresche energie. L'esito del referendum sulla legge 40 ha assestato un colpo alle prospettive di riforma ma le nostre ragioni non sono oggi meno forti e popolari di ieri. Non c'è scusa o pretesto che tenga per non riprovare. Vi proponiamo perciò di partecipare, il 20 febbraio, alla Giornata per la Libertà di Ricerca. Potete farlo nelle forme che preferite, anche autonomamente organizzando un evento o un incontro dove e come vi sarà possibile, oppure segnalandoci la vostra disponibilità a partecipare alle iniziative che si terranno in giro per l'Italia e alle trasmissioni televisive e radiofoniche che verranno organizzate sul tema. Dobbiamo subito lanciare un forte segnale di ripresa di attività, certi che riusciremo a riprendere il cammino e a superare il ricordo e l'amarezza del 2005.
Marco Cappato Rita Bernardini Maurizio Turco Maria Antonietta Coscioni Piergiorgio Strata Gilberto Corbellini

Mercoledì, 21 novembre, 2007 - 16:35
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