Quello che mi è piaciuto è che ciascuno di noi si è reso disponibile. Non avrei mai pensato nella mia vita di essere qui oggi a parlare con voi, posso dirvi, con assoluto piacere. Noi siamo ricercatori, noi stiamo bene solo quando siamo nei laboratori. Sicuramente facciamo congressi, parliamo a centinaia di scienziati, ma è bellissima questa esposizione al pubblico, dobbiamo prestare attenzione. Ci ha preso un po' alla sprovvista, ma la reazione è stata molto interessante, perché la comunità scientifica per il "sì" al referendum in fondo era composta di tante persone come me, prese da mille cose (gli esperimenti, gli studenti, la didattica...), eppure ognuno di noi indipendentemente si è messo a disposizione. Mi sono trovata per esempio in Piazza Duomo con colleghi con cui mi trovavo a congressi scientifici in giro in Europa o nel mondo e chiedevo "tu cosa fai qui?" Mi rispondevano "sono qui per lo stesso tuo motivo, non si può andare avanti così". Mi sono trovata alle tribune elettorali e non avrei mai voluto retrocedere da quella possibilità, mi sono trovata a fare cose - io ed altri miei colleghi - in piazza, nei teatri a Roma e Milano, cose incredibili, con colleghi, appunto, con cui ci trovavamo a parlare di proteine schik, di grado due, di mesoangioblasti, di huntintina. Quindi c'è stata una reazione, perché abbiamo capito che qualcosa non va, sia nella proposizione della scienza in Italia, sia proprio all'interno della comunità scientifica, che non deve solo pensare al proprio laboratorio, ma deve anche un po' aiutare la società, perché in fondo per noi la ricerca è impegno civile, quindi non ti puoi sottrarre da questo. Dunque, aiutare anche la società a capire le speranze, il futuro della ricerca, ma anche i problemi che abbiamo, i dubbi. C'è stata questa reazione, non sufficiente per vincere, ma forse in fondo abbiamo vinto. Adesso la comunità scientifica è molto più coalizzata.