Al Sant’Anna il primo aborto chimico

La Stampa
14/09/2005
di Marco Accossato

[inline:1]E’ compiuto il primo aborto farmacologico in Italia. La prima donna ad aver interrotto la gravidanza non chirurgicamente ha 38 anni, si chiama Giulia, vive a Torino. E tra oggi e domani, al Sant’Anna, ci saranno altri cinque aborti ottenuti con la somministrazione della RU486 anziché con l’uso del bisturi: altre cinque donne a cui è stata somministrata nelle scorse ore la seconda delle due pastiglie, e si trovano nel Day Hospital del reparto del professor Campogrande.

Ieri pomeriggio, intanto, sono giunti a Torino da Roma i tre ispettori del ministro della Salute Francesco Storace. Il dottor Umberto Filibeck, del Dipartimento valutazione medicinali e farmacovigilanza, la collega Angela Del vecchio, e una biologa dello stesso dipartimento. Al quarto piano dell’ospedale di corso Spezia, negli uffici della direzione generale, dalle 14 alle 18 hanno incontrato il direttore generale Gianluigi Boveri, quello sanitario Vito Plastino, il ginecologo e sessuologo che stanno conducendo la sperimentazione Silvio Viale e Franco Maschera. E c’è già una prima contestazione. Gli inviati di Storace ritengono che per garantire la sicurezza delle donne arruolate in questa sperimentazione italiana dell’aborto farmacologico sia opportuno ricoverarle appena si presentano in ospedale e appena viene somministrata loro la prima delle due pillole, anziché aspettare la fase finale dell’espulsione.

“Una richiesta assurda”, ribatte però il dottor Silvio Viale. “Le donne arruolate non corrono alcun rischio. Paradossalmente, ne corre di più chi prosegue la gravidanza. Il protocollo è stato elaborato nei minimi dettagli, con tutta la rigorosità scientifica necessaria, ed è assolutamente inutile prolungare i giorni di una permanenza in ospedale che diverrebbe impropria e inutilmente costosa per l’ospedale”. “Curioso che gli stessi identici ispettori vengano due volte per lo stesso incarico, avendo ricevuto, dopo la prima visita al Sant’Anna, tutta la documentazione con le modifiche richieste al protocollo”, è il parere anche del dottor Maschera. “Tanto più”, prosegue Maschera, “che non si tratta di una vera e propria sperimentazione. Le due pillole non sono farmaci nuovi, e l’aborto farmacologico è una pratica già adottata in altri paesi vicini. Per questo motivo non occorre autorizzazione del ministero, ma è sufficiente l’approvazione del Comitato etico regionale che è stata data ed è favorevole”.

Sono 110 le richieste giunte in due giorni al Sant’Anna: sessanta donne vogliono partecipare alla sperimentazione per interrompere una gravidanza appena scoperta, le altre hanno contattato l’Ufficio relazioni con il pubblico o direttamente il reparto del dottor Viale per aver maggiori informazioni sul “nuovo” metodo, ma non si sono ancora iscritte. “Per ora, secondo quanto previsto dal protocollo, arruoliamo solo donne residentiin Piemonte, anche se molte richieste sono arrivate da altre regioni”, dice il dottor Viale. Ogni settimana, fino all’esaurimento dei quattrocento posti previsti nella sperimentazione, l’ospedale continuerà a programmare nuove somministrazioni di pillole: due o tre al giorno, soltanto i primi tre giorni di ogni settimana. “Un limite, quest’ultimo”, chiarisce il dottor Viale, “dato dal fatto che la seconda pastiglia deve essere presa quarantortt’ore dopo la prima. Quindi, se alle pazienti somministrassimo l’RU486 il giovedì o il venerdì, dovremmo tenerle in ospedale e seguirle sabato e domenica”.

Mercoledì, 14 settembre, 2005 - 18:44
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