Epilessia

Alberto. Cannabis, la cura, i Carabinieri

di Alberto Perugia

Mi chiamo Alberto Perugia e la mia storia legata all'epilessia comincia nel 1997. Comincio ad essere colto da violente crisi epilettiche notturne che mi costringono al ricovero in ospedale. Le crisi aumentano. Per strada mi rompo la testa cadendo e vengo raccolto quasi dissanguato dall'autoambulanza che mi ricovera al Policlinico di Roma. Comincio ad avere il terrore di morire o di svegliarmi con gravi danni fisici. Mi dicono che si tratta di crisi a grappoli molto pericolose perché non permettono di uscire dal circolo epilettico, se non con il Valium somministrato per vena. Dopo l'ennesima crisi a casa dei miei genitori comincio la somministrazione di barbiturici antiepilettici a dosi massicce. Non avevo mai preso medicine e i disturbi causati dai farmaci sono subito molto evidenti: sonnolenza, disturbi dell'umore, vertigini, stato di ubriachezza, diplopia, disturbi sessuali, inappetenza e diarrea. Non sono più lo stesso e non sono più in grado di lavorare o fare altro. Precipito in uno stato di profonda depressione dalla quale non esco nemmeno con gli antidepressivi. Comincio a fare visite a pagamento dai migliori neurologi d'Italia. Vado anche all'Ospedale di Marsiglia dove mi confermano di non interrompere assolutamente la somministrazione dei farmaci che bloccano le crisi. Infine mi prende in cura la dott.ssa Giallonardo al centro Epilessia del Policlinico Umberto I che decide di arrivare all'uso di un solo farmaco, una monoterapia con il Tegretol, arrivando così ad una cura sempre molto pesante ma efficace che blocca le crisi. Perdo il lavoro (operatore con la telecamera e montaggio) perché non riesco più a stare davanti ad un monitor. Nonostante mi dicano che mi abituerò al farmaco, che scopro essere una potente droga, continuano tutti i disturbi, mi danno fastidio le luci, la mia vita diventa insopportabile. Sono costretto ad assumere un'infermiera che vive con me e in caso di crisi chiama soccorso. Trascorrono così 5 anni ma la mia vita si ferma. Finché su internet leggo del potere anticonvulsivante della marijuana e di persone come me, affette da epilessia, che la usano con buoni risultati. La provo e sento subito il suo potere rilassante, l'effetto antiansia e antidepressivo, antinausea, antigastrico e anche un po' afrodisiaco, senza tutti gli effetti collaterali provocati dai farmaci sintetici. Decido perciò di provarla e informo anche la dottoressa. Alla fine del 2007 riesco ad eliminare completamente l'uso del farmaco antiepilettico. Scalando il farmaco aumento le dosi di cannabis, sia sotto forma di infusi, sia fumandola. So che è fuorilegge e non so bene dove procurarmela così decido di coltivarla a casa. In maggio trovo i carabinieri sul pianerottolo di casa con un ordine di perquisizione. Non nascondo nulla anzi li accompagno dalle mie piante e gli mostro nei barattoli i 3 etti di marijuana già essiccata, ribadendone l'uso terapeutico. Mi arrestano e mi rinchiudono dentro una cella prima del processo per direttissima. Il giorno dopo il giudice mi mette agli arresti domiciliari in attesa del processo. Ho 48 anni, non mi sono ancora sposato ma sto per farlo con una splendida donna; ho finalmente ripreso il mio lavoro di cameraman e montatore, non voglio più prendere barbiturici nella mia vita, danno una forte dipendenza e sono troppo dannosi. La cannabis è un prodotto naturale con effetti collaterali molto inferiori ai barbiturici. Ho sbagliato ma l'ho fatto esclusivamente pensando alla mia salute fisica e psichica. Mi rivolgerò alle strutture sanitarie per provare ad importare un farmaco a base di cannabis dall'estero, anche se so che oggi è ancora una pratica lenta e difficile. Mi piacerebbe immaginare un mondo dove si è liberi di scegliere, dopo tanti anni di sofferenze, la cura migliore adatta alla propria malattia o di provare vie alternative. L'epilessia è un male misterioso ed oscuro che esiste da sempre, in cui sembra di morire e rinascere tante volte. Certamente la scoperta degli antiepilettici è stata molto importante ma non dimentichiamo sistemi di cura più naturali e antichi.

@pprofondisci
Per leggere e commentare questa ed altre "storie di speranza", ww.lucacoscioni.it/flexinode/list/10

Giovedì, 11 settembre, 2008 - 13:16
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