L'iniziativa politica

"Amore civile" in movimento

di Marco Cappato

Riforma del diritto di famiglia, Festival dell'amore civile, democrazia diretta: le nuove libertà NON sono soltanto questioni di "minoranze"

Le discriminazioni vanno superate facendo "causa comune" tra i diversi interessi delle diverse "minoranze, per una battaglia antropologica che riguarda il 100% dei cittadini

Dovremmo provare a chiedere aiuto al mondo dell'arte per raccontare cosa significa "l'amore civile"

Amore civile è il tentativo di "tenere tutto insieme", di non occuparsi solo di una questione particolare, come è stato fatto in questi anni, quando è stata ridotta tutta la questione delle "famiglie" a una sorta di "rappresentanza di interessi particolari".
Fagioli ha parlato dell'identità sessuale, quasi dicendoci: "non esiste un'identità sessuale".
E' un'idea importante, che dobbiamo tenere presente come risultato possibile in una società dove lo Stato è completamente neutrale nei confronti delle scelte di vita e di sessualità, rendendo superfluo cercare la propria identità nel comportamento sessuale.
Oggi però delle discriminazioni ci sono, e vanno superate non certo riducendo il problema a quello di minoranze che più fanno sentire la propria voce e meglio riusciranno a eliminare la propria specifica discriminazione. Questo schema ha fallito.
Non è più nemmeno vero per il mondo del lavoro, dove il lavoratore non definisce più la propria identità nell'essere tale, né il "padrone" nell'essere "padrone", ma sono tutti al tempo stesso produttori, lavoratori, consumatori. Ancora meno vero è perciò quando è in gioco un insieme molto più complesso di interessi, quell'"amore civile" dove la libertà sessuale, la libertà nel mettere su una famiglia, la non discriminazione nell'accesso al lavoro riguardano sia la "questione femminile" che la "questione omosessuale".
Occuparsene significa occuparsi di realtà sociali assolutamente maggioritarie, andando oltre la della difesa di una minoranza. Esiste, certo, un problema di discriminazione, che va affrontato. Lo ricordava Bruno de Filippis: discriminazione dei figli nati fuori dal matrimonio, di un'unione rispetto all'altra, di un sesso rispetto all'altro.
E' difficile "chiamare a raccolta" sui singoli temi, perché è difficile "chiamare" in termini di comunicazione, ed è anche difficile "raccogliere", cioè dare uno strumento, uno sbocco politico ai diversi interessi in gioco.
Va recuperata la radicalità dello scontro, perchè nei due anni di dibattito su "DICO e dintorni" si è persa di vista la questione epocale: quella della famiglia e delle famiglie. La natura umana è anche storia, e cambia con la storia dei rapporti sessuali, dei rapporti di famiglia.
Siamo arrivati a un tempo in cui non c'è più un legame obbligato tra sesso-amore-riproduzione-convivenza. Stiamo facendo una battaglia che non riguarda una minoranza, ma la stessa antropologia, il 100% delle libertà sessuali, di convivenza, di amicizia, di rapporti produttivi, persino di politiche abitative.
Le nuove tecnologie sulla fecondazione assistita, sugli anticoncezionali separano nessi obbligati tra sesso, amore, convivenza, lavoro. Tutto ciò sta già accadendo indipendentemente dalle leggi.
Il nostro problema è allora quello di salvare il valore delle leggi e della democrazia, perché quando le leggi e la democrazia corrispondono così poco a una realtà sociale, la possono in parte bloccare, producendo danni enormi sulle persone, ma il danno lo subisce la legge stessa.
Lo Stato di diritto diventa una cosa che funziona sempre di meno, ha un ruolo sempre meno importante ad aiutare in positivo le scelte individuali. Ripartiamo attraverso la proposta legislativa, per l'eliminazione di ogni discriminazione di comportamenti sessuali e familiari.
Riproponiamo la radicalità di questo scontro in tutta la sua chiarezza, poi ci possono essere compromessi.
Ripartiamo anche dalla questione transnazionale, perché la dove ci sembra che non ci sia più nulla da fare nel nostro Paese possiamo riferirci alla libera circolazione delle persone all'interno dell'Unione Europea.
Dovremmo anche cercare di recuperare chiedere una mano al mondo dell'arte, della cultura, del cinema, della canzone. Ho sentito a Radio Radicale un dibattito nel quale Gianfranco Fini si diceva apertamente in disaccordo con gli altri oratori (Aznar e Casini) sul Sessantotto. Fini aveva detto che le ragioni del '68 erano di per sé positive.. Amore civile può essere appuntamento annuale non solo di dibattito, ma anche un "Festival dell'amore civile", per recuperare quello che ormai non si osa più fare (perché troppa è stata la burocratizzazione, la strumentalizzazione, il conformismo di regime delle corporazioni anche sul piano culturale, a partire dai concerti del Primo maggio). Dovremmo riprovare a chiedere aiuto al mondo dell'arte per raccontare che cosa significa l'"amore civile", per raccogliere la sfida rispetto a chi fa bandiera ideologica della famiglia tradizionale. L'altro strumento del quale dobbiamo disporre riguarda la forma-partito, l'organizzazione politica. Come Associazione Luca Coscioni abbiamo cercato di farlo a partire da quel motto "Dal corpo dei malati al cuore della politica".
Oggi esiste la possibilità tecnologica di collegare persone e iniziative. Intorno a una grande idea di fondo sulla libertà e responsabilità, c'è finalmente la possibilità tecnologica di "tenere assieme", di connettere l'impegno su fronti diversi: le scelte di autodeterminazione sulla salute e la libertà di cura, l'eutanasia, il testamento biologico, la fecondazione assistita, le scelte di sessualità, di famiglia.
Abbiamo la necessità di recuperare un radicamento nella società su queste battaglie, senza avere la pretesa di dire "io sono rappresentante dei malati di questa malattia, o delle donne, o degli omosessuali,...".
Questa impostazione è stata una delle ragioni dei fallimenti recenti. Nonostante la società e le tecnologie andassero verso una direzione, siamo stati incapaci nel nostro Paese - al contrario di altri - di realizzare riforme di libertà. Non voglio con questo dire che la "rappresentanza" non serva più a nulla, che non ci sia bisogno di difendere anche sindacalmente i diritti della persona omosessuale discriminata in quanto omosessuale.
E' importantissimo farlo, sulla questione del matrimonio e su tutte le altre alle quali Bruno de Filippis sta cercando di dare una sistematicità giuridica. Dobbiamo lavorarci, senza però illuderci che i rappresentanti, le corporazioni, i partiti vanno poi a "mediare" in Parlamento. La vecchia idea della "cinghia di trasmissione" - in base alla quale c'è un problema sociale, c'è chi si batte per il problema sociale, poi c'è il rappresentante del problema sociale nel sindacato e poi c'è il rappresentante del problema sociale in Parlamento - è un'idea perdente.
Dobbiamo ripartire dai casi individuali: così come "dal corpo dei malati al cuore della politica", bisogna partire "dal corpo, dalla carne e dall'amore" delle persone. Oggi serve un nuovo modello di associazione "aperta", che raccoglie anche la sfida del caso individuale, cercando di fare "massa critica" di singoli problemi senza pretese di omogeneità "ideologica".
Ciò non obbliga a fare tutti le stesse battaglie, ma pone la sfida di non essere settari sul piano dello schieramento, sul singolo problema, e aprirsi il più possibile ai problemi degli altri. In questo senso l'amore civile può essere molto di più di un appuntamento di convegno, può essere il luogo dove si aggancia il pacchetto legislativo della riforma del diritto di famiglia con l'azione di associazioni, storie e persone che mantengono tutta la loro identità e peculiarità.
Un esempio concreto è il portale "Soccorso Civile" dell'Associazione Luca Coscioni, dove forniamo questo servizio: un tuo parente ha bisogno dell'eutanasia? Noi ti spieghiamo come andare in Svizzera per l'eutanasia, oppure come ottenere legalmente in Italia la sospensione delle terapie (come ha fatto Piergiorgio Welby dopo tre mesi di lotta con l'aiuto di giuristi, di avvocati, di medici); oppure spieghiamo come ottenere la cannabis terapeutica per malati.
Ora abbiamo inserito la questione di cui parlava Bilotti: la registrazione delle unioni civili. L'altro strumento che ci prepariamo ad usare è quello dell'iniziativa popolare, sulla questione delle non discriminazione nei servizi pubblici e sociali nei confronti delle unioni di fatto e quindi anche delle unioni omosessuali.
Vogliamo utilizzare la democrazia diretta, l'iniziativa popolare per mettere in rete nel singolo comune il singolo problema, la singola persona. Proviamo a collegare tutto questo, a unire le forze delle persone che hanno intelligenza e passione da dedicare a queste libertà, a creare il movimento dell'amore civile.

Mercoledì, 4 giugno, 2008 - 15:48
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