Il teologo eretico

Anche il buon senso dei fedeli è "Chiesa"

di Jacques Pohier*

La condanna
dell’eutanasia,
ribadita in modo
quasi ossessivo da
Giovanni Paolo II, ci
fa concludere che
Chiesa è contraria
all’eutanasia. Ma
che fine fa il 74%
dei cattolici
praticanti che si è
espresso a favore
dell’eutanasia
volontaria

In quanto cattolico,
forse eretico, ma
certamente non
scismatico, affermo
che un Magistero
che non prenda in
considerazione il
sensus fidelium è
inammissibile.

"La Chiesa dice che...". L'analisi teologica di un'espressione ambigua. Non solo nelle Sacre scritture e nelle gerarchie: la Chiesa è anche nella fede dei credenti.

l problema della laicità è particolarmente acuto in Francia e ciò per diversi motivi. In primo luogo, perché solleva varie questioni, sia teoriche che pratiche: in particolare, la presenza in Francia delle comunità mussulmana e ebrea più numerose d'Europa, pone diversi problemi. Inoltre, quest'anno, la Francia celebra il centesimo anniversario della promulgazione, avvenuta nel 1905, della legge sulla separazione fra Stato e Chiesa, ricorrenza che non mancherà di ridestare numerosi conflitti. Più che di questi problemi però, vorrei trattare di determinate questioni teologiche relative all'ambiguità insita nell'espressione "la Chiesa dice che...". Per evidenziare l'ambiguità di tale espressione ricorrerò all'esperienza accumulata in quindici anni di lavoro in seno all'Association pour le droit de mourir dans la dignité (ADMD) (Associazione per il diritto ad una morte dignitosa).

Nel corso di questi anni, abbiamo effettuato diversi sondaggi presso la popolazione francese per sapere se questa fosse contraria o meno alla depenalizzazione dell'eutanasia volontaria. I sondaggi sono stati ripetuti per tre volte, a tre anni di distanza, con domande formulate allo stesso modo. In una delle domande, si chiedeva se si apparteneva alla confessione cattolica. In caso di risposta positiva, veniva chiesto di precisare se si era cattolici praticanti, praticanti occasionali o cattolici non praticanti. Nel 1999, data a cui risale l'ultimo sondaggio, i cattolici praticanti che si dichiaravano favorevoli, in Francia, alla depenalizzazione dell'eutanasia volontaria rappresentavano tra il 71% e il 74% degli intervistati. In Francia, i praticanti abituali rappresentano tra il 10% e il 15% dei cattolici. L'81% dei cattolici praticanti occasionali era favorevole alla depenalizzazione dell'eutanasia volontaria. La totalità della popolazione a favore raggiungeva l'86%.

Allora, rispetto all'espressione "la Chiesa dice che...", non possiamo fare a meno di pensare alla condanna dell'eutanasia, ribadita in modo quasi ossessivo da Giovanni Paolo II e se consideriamo che il Papa è la Chiesa, dobbiamo necessariamente concludere che la Chiesa è contraria all'eutanasia. Ma con questo ragionamento, che fine fa il 74% dei cattolici praticanti che, pur dando prova di fede e fedeltà nei confronti della Chiesa, si è espresso a favore dell'eutanasia volontaria? In Germania esiste un movimento cattolico denominato Wir sind auch die Kirche (Anche noi siamo la Chiesa). Ritengo che, effettivamente, anche quel 74% sia la Chiesa. Quando si dice "la Chiesa dice che...", chi è il soggetto della frase? La Chiesa nella persona del Papa, il Vaticano? La Chiesa costituita da quel 74%? O la Chiesa composta dall'unione di queste due entità? Quando ho assunto posizioni diverse da quelle della gerarchia, non ho mai formulato giudizi partendo da posizioni esterne alla fede, né ho mai ripreso le critiche espresse da non credenti anche se mi parevano giustificate.

L'ho sempre fatto all'interno della fede e in nome della fede. Ho sempre argomentato teologicamente le posizioni che avevo assunto quando erano contrarie a quelle della gerarchia. E' proprio per questo, del resto, che i rappresentanti della gerarchia non mi hanno risparmiato. Ma se mi hanno condannato, non per questo hanno confutato le mie tesi: sto ancora aspettando che lo facciano! (...) La prima questione teologica è costituita da un concetto classico, che è stato in vigore per secoli. Si tratta dei cosiddetti luoghi teologici che rappresentavano i luoghi dove i teologi, la teologia cercavano la fede: la teologia, infatti, è la fede alla ricerca dell'intelligenza. Fra tali luoghi figuravano le Sacre Scritture, i Concilii, i Dottori della Chiesa, nonché un elemento di estrema importanza denominato in latino sensus fidelium. Si tratta di un'espressione difficile da tradurre: sensus è al contempo sensazione, sentimento, buon senso, è una nozione estremamente ricca e complessa che sta ad indicare l'esperienza che i credenti, i fedeli, fanno della propria fede.

Il sensus fidelium è un luogo teologico a cui va dato esattamente lo stesso valore degli altri, che si tratti delle Sacre Scritture, dei Concilii o degli altri luoghi. Ignoro quale sia la situazione oggi perché non ho più contatti diretti con la teologia attuale, ma ho l'impressione che il sensus fidelium non faccia più parte dei luoghi teologici. E che ne è, allora, dell'esperienza di fede di quel 74%? Il problema non si pone unicamente nei confronti dell'eutanasia volontaria. Venti anni fa, nello stato di New York, non vi era alcuna differenza statisticamente significativa nella pratica dell'aborto fra donne cattoliche e non. La stessa cosa era vera per la pratica della contraccezione. Quindi, in quanto cattolico, forse eretico, ma certamente non scismatico, affermo che un Magistero che non prenda in considerazione il sensus fidelium è inammissibile. I

l secondo aspetto teologico, posto nella stessa logica di quello appena presentato, è il concetto della receptio. A tale proposito, ho avuto la fortuna di essere prima allievo, poi amico e collega di un teologo francese molto celebre, Yves Congar. Padre Congar, autore di alcuni splendidi articoli sul concetto di receptio (recepimento in italiano), non affermava mai nulla senza aver precedentemente effettuato uno studio accurato della storia della Chiesa, delle sue tradizioni, dei suoi conflitti e delle sue esigenze. Padre Congar ha dimostrato come durante secoli e secoli la Chiesa cattolica abbia ritenuto che una dottrina promulgata dalle gerarchie ecclesiastiche andava invalidata se non era oggetto di una receptio da parte della comunità dei cattolici, dell'insieme dei fedeli! In altri termini, una condizione sine qua non perché gli insegnamenti del Magistero o della gerarchia fossero validi era che fossero positivamente recepiti da tutta la Chiesa. Potete immaginare quali accanite resistenze abbia scatenato una simile posizione! Sia in privato che a livello pubblico, Padre Congar non esitava a dire, a proposito dell'Enciclica Humanae Vitae sulla contraccezione, che la non receptio dell'Enciclica, non solo da parte dei fedeli della "base", ma anche da parte degli Episcopati, la screditava. Infatti, quando l'Enciclica venne promulgata, diversi Episcopati, fra cui quello tedesco, belga, francese, hanno comunicato al Papa le proprie reticenze e perfino il proprio disaccordo! Se il recepimento, l'accettazione da parte di tutta la Chiesa, è una condizione sine qua non perché gli insegnamenti proposti dalle gerarchie siano validi, se ne deve concludere che un certo numero di insegnamenti della suddetta gerarchia non sono accettabili e, certamente, non si può giungere alla conclusione che i cristiani, i cattolici, possono sempre scegliere di non rispettarli!

Quindi, nell'espressione "la Chiesa dice che...", qual è il soggetto sotteso al termine "Chiesa"? La gerarchia ecclesiastica? Il popolo dei credenti (come il Concilio Vaticano II ha definito la Chiesa)? Si intende forse "la gerarchia ecclesiastica dice che..."? In tal caso, ciò che dice è noto, in quanto la Chiesa dispone di mezzi di comunicazione estremamente efficaci! Oppure, per Chiesa si intendono "i fedeli"? Ritengo che sia fondamentale operare un'accurata distinzione fra la gerarchia e l'insieme della Chiesa. La gerarchia è una parte della Chiesa, una parte indispensabile, un elemento costituente, ma non è la Chiesa. Penso che i cristiani, di fronte alle rivendicazioni dei laici, ma anche alle esigenze della gerarchia e alle aspirazioni del sensus fidelium, dovrebbero rinunciare ad utilizzare il termine "Chiesa" quando questo si riferisce esclusivamente alle gerarchie. E' assolutamente indispensabile smorzare i toni della discussione, se non altro operando una distinzione fra gerarchia ecclesiastica e Chiesa. E' evidente che preferirei che queste due entità coincidessero, ma se fossi costretto a scegliere fra i due campi, preferirei schierarmi con quel 74%!

* Sacerdote, direttore della Rivista "Concilium". Presidente dell'Associazione per il diritto a morire nella dignità, già Decano di teologia morale della facoltà Pontificia di Saulchoir.

Martedì, 8 luglio, 2008 - 16:04

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