Anna Maria senza assistenza

di ANNA MARIA AGOSTINI

Durante la vicenda di Piergiorgio Welby si è molto discusso (purtroppo soltanto discusso) della situazione di persone che, come la sottoscritta, hanno bisogno di assistenza continua e qualificata per poter vivere dignitosamente. Mi chiamo Anna Maria Agostini e sono affetta da poliomielite "flaccida" (così chiamata perché il tono muscolare viene completamente perduto provocando una paralisi irreversibile) dall'età di 3 mesi. Adesso ho 54 anni, sono nata in Calabria, ed ho vissuto tutta la mia vita prima sulla sedia a rotelle e poi, negli ultimi 13 anni, immobilizzata a letto. A differenza di Piergiorgio Welby io, "fortunatamente", non necessito di una macchina per poter respirare, riesco a parlare e a comunicare bene tanto da dettare a mio fratello Nicolantonio questa lettera. Secondo lo stato italiano i miei diritti vengono soddisfatti con un assegno mensile per l'accompagnatore e con una pensione che raggiungono un totale di circa 700 euro al mese. Come si può facilmente immaginare, se non fosse stato per i miei genitori e per i miei familiari che mi hanno assistita in tutti questi anni (per alcuni di essi a totale sacrificio della loro vita), sarei sopravvissuta dimenticata in qualche istituto o casa di riposo. Non ho mai avuto assistenza domiciliare qualificata da parte dell'Azienda Sanitaria Locale (ASL n°9 di Locri), sebbene più volte io abbia esposto la mia situazione all'autorità competente (l'ultima mia richiesta, indirizzata alla ASL e, per conoscenza, al Ministro della Salute ed all'Assessore alla Sanità della Regione Calabria, è stata inviata in data 27 febbraio 2007). Non solo non ho ricevuto l'assistenza richiesta, ma alle mie sollecitazioni non ho mai nemmeno ottenuto una risposta. A causa di questo mancato sostegno domiciliare, programmato e qualificato, specialmente di tipo fisioterapico, le mie condizioni fisiche si sono aggravate drammaticamente nel corso degli anni. Al momento (visto che quasi tutti i miei familiari si sono dovuti trasferire lontano per motivi di lavoro e mio padre è morto 4 anni fa) vivo con mia madre che ha 81 anni e vengo assistita alcune ore al giorno da una badante, che però cambia continuamente, con i conseguenti disagi che ben si possono immaginare. In questo periodo, per esempio, mi trovo senza alcuna assistenza. Devo dunque rassegnarmi al fatto che i miei diritti, in questo Paese, non siano tutelati oppure, dopo 54 anni, posso ancora sperare in un intervento adeguato dello Stato, che mi consenta di vivere serenamente con mia madre questi ultimi anni della nostra vita? Per concludere ci tengo a dire che, malgrado tutto, non ho mai perso la voglia di vivere. @pprofondisci Per leggere e commentare altre "storie di speranza" collegati a www.lucacoscioni.it/flexinode/list/10

Lunedì, 29 ottobre, 2007 - 17:23
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it