Anno 2007, ancora legge del 2004

di Filomena Gallo

Sono trascorsi oramai più di tre anni dall'entrata in vigore della legge sulla fecondazione assistita. I danni prodotti dalla medesima in termini di calo delle gravidanze sono oramai evidenti e documentati dalla relazione al Parlamento sulla legge, depositata dal Ministro della Salute il 30 giugno 2007.

Ma questa legge su cui è stato detto di tutto e di più resta ancora in vigore. Anche perché nessun atto amministrativo può modificarla sostanzialmente, ma solo un nuovo orientamento delle Camere. Le associazioni di pazienti sterili e le associazioni di malati hanno fatto ricorso in questi anni a tutti gli strumenti possibili per cercare di ottenere l'abrogazione e/o la modifica di una norma che limita anche l'applicazione di tecniche sanitarie nel rispetto di un principio che vale per le altre patologie: applicare al malato la migliore cura possibile, un principio ovvio e sacrosanto da cui sembra esclusa solo la malattia della sterilità. Ciò significa che non si può scegliere né la migliore tecnica, né il miglior protocollo di cura adeguato a ogni singolo paziente, orientamento che per il resto della medicina sembra essere l'indicazione più accreditata e cioè quella di mirare sempre più individualmente le cure per ottimizzare i risultati.

E, invece, grazie alla Legge 40/04 in alternativa al congelamento embrionario, che attualmente sembra essere la migliore soluzione possibile, in termini di esiti terapeutici, si obbliga a fare affidamento su una tecnica sperimentale, quella della crioconservazione di ovociti, internazionalmente riconosciuta come una tecnica che produce un minore tasso di successo a causa della fragilità dell'ovocita che nello scongelamento può subire grossi danni tanto da indurre l'American Society for Reproductive Medicine a desistere dall'investire risorse umane e finanziarie in ricerche che hanno come obiettivo il perfezionamento di questa tecnica. (http://www.asrm.org/Media/Press/AM0 7urgecautioneggfreezing.html).

Ben altro destino sarebbe riservato a questi ovociti, prodotti, non ci stancheremo mai di ricordarlo, con molti sacrifici fisici e psicologici, se potendo essere fecondati tutti, si mettessero in grado i medici di scegliere, in base alla storia clinica dei pazienti quali e come utilizzarli, aumentando in modo significativo le possibilità di ottenere una gravidanza o di ridurre i parti plurimi . Di questo avvertimento della Società scientifica americana in Italia, inoltre, se ne è saputo poco e niente e sentiamo perciò in modo particolarmente forte l'esigenza di informare i pazienti del fatto che quella che viene proposta è una tecnologia sperimentale piuttosto che una tecnica consolidata e del rischio conseguente di alimentare speranze e illusioni piuttosto che le certezze acquisite in questo difficile e delicato campo.

Non valgono dunque in Italia le regole deontologiche per cui chi si rivolge alla medicina per avere un figlio deve avere diritto alle informazioni reali sulla validità delle pratiche utilizzate. Il congelamento di ovociti, infatti, non può di certo essere proposto come alternativa terapeutica, per di più a proprie spese, con una sperimentazione ancora in corso. Le associazioni di pazienti nei giorni scorsi hanno chiesto al Ministro della Salute il blocco dei finanziamenti per tutti i progetti di ricerca in tal senso, che non abbiano prodotto significativi risultati. E' necessario che ci sia chiarezza davvero. Che le donne debbano essere consapevoli realmente di ciò che si prestano ad affrontare quando entrano nei programmi di fecondazione assistita. Quando si dà loro l'opportunità di congelare i propri ovociti devono sapere con chiarezza che non è un'alternativa al congelamento degli embrioni, ma che è solo ciò che permette la Legge 40/04 .

Ciò significa che devono essere consapevoli che stanno entrando in un programma di ricerca e che usufruiranno di una tecnica sperimentale né routinaria, né consolidata, ma l'unica possibile in questo Paese. Il resto ce lo aspettiamo dall'ISS. Il cui ruolo, in particolare quello del Registro Nazionale PMA, in questa fase è essenziale per il follow up delle gravidanze e dei bambini nati con questa tecnica sperimentale. Ci auguriamo che in modo trasparente disponga una verifica reale, che i dati siano consultabili e che permettano un reale orientamento ai pazienti. Che siano raccontati con chiarezza, poiché a nulla servono elenchi di cifre se non ci sta un'indicazione precisa sul significato. Il registro Nazionale della PMA è l'unico punto qualificante della Legge, l'unica cosa che di questa legge ci fa sentire europei.

Dal registro, perciò ci aspettiamo molto. Un "servizio" alla salute dei cittadini, un'indicazione e una garanzia, come è nello spirito dell'Istituto Superiore di Sanità, organo di controllo del Ministero della Salute, da cui perciò ci aspettiamo un monitoraggio attento, che si traduca in una tutela reale dei pazienti, a cominciare dall'informazione per rendere le coppie infertili più capaci di affrontare la sterilità

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 16:21
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