La spesa delle regioni

150 miliardi di euro di spartizione

di marcello crivellini

Non è vero che più soldi danno più servizi. nella sanità in italia è dimostrato che una maggiore spesa aumenta solo gli interessi partitocratici.

Sanità e Politica Da anni
I radicali hanno elaborato una analisi molto dettagliata del vasto settore relativo alla tutela della salute e hanno prodotto proposte anche di dettaglio in campo di politica sanitaria.
Al contrario di tutti gli altri partiti la cui proposta centrale parte dalla sanità (intesa come insieme di risorse umane, tecnologiche e finanziarie) e dichiarano di volerne migliorarne gli esiti, i radicali partono dalle esigenze di salute dei cittadini e considerano la sanità solo uno strumento per ottenere risultati di salute.
Nella definizione della loro politica sanitaria tutti gli altri partiti inoltre sono vincolati e appesantiti dalla partecipazione diretta alla gestione delle risorse (assunzioni, promozioni, appalti, nomine…) da cui vogliono ricavare consenso elettorale e spesso ritorni non dichiarabili. In tal modo la logica spartitoria e di potere delle vecchie Partecipazioni Statali dei primi quaranta anni della Repubblica si è trasferita nella grande torta sanitaria che vale oggi oltre il 9% del PIL (poco meno di 150miliardi di euro l’anno) e che ha il pregio di non emarginare nessuno (a parte l’eccezione radicale, notoriamente non biodegradabile), neanche chi è opposizione pro tempore in Parlamento, perché le maggioranze variano da regione a regione.

La posizione radicale, formalizzata nel 2006, pubblicata su Agenda Coscioni e confermata in molti documenti e appuntamenti di partito e di associazione, si basa sull’analisi di dati di salute, di sanità e di spesa nel mondo e nel tempo, sui modelli che storicamente sono stati definiti per rappresentare il rapporto sanità-salute, sull’evoluzione e la misura sperimentale dei dati del sistema sanitario italiano ed è sintetizzabile in modo schematico nel modo seguente:
• salute e sanità sono due concetti diversi, in particolare sanità non vuol dire salute ma è uno strumento che va valutato esclusivamente per i risultati di salute quantitativi ed oggettivi che riesce a produrre;
• in tutti i paesi industrializzati spendere di più non vuol dire ottenere più salute: generalmente in questi anni il problema non è la carenza di sanità ma il suo eccesso; molte tipologie di servizi sanitari (tipicamente quello ospedaliero) sono sovradimensionati a danno di altri e tali squilibri (molto costosi per i contribuenti) persistono perché gli interessi interni della sanità (categorie di operatori, sindacati, produttori, decisori politici…) prevalgono su quelli di salute dei cittadini, assenti o poco rappresentati nei modelli di governo del sistema sanità;
• in Italia la spesa rispetta la media (anzi in % sul Pil è ormai leggermente superiore) dei paesi OECD; non c’è nel modo più assoluto un problema di carenza di spesa;
• esistono quanto meno due sistemi sanitari: uno (di buon livello) nelle regioni del Nord- Centro e uno (di livello pessimo) nelle regioni del Sud- Centro; il segno delle maggioranze politiche regionali non influenza minimamente i risultati (buoni o pessimi) dei sistemi sanitari; allo stesso modo il livello di spesa regionale (peraltro non molto differenziato) non influenza i risultati di salute per i cittadini;
• alcune regioni producono enormi debiti e deficit sanitari che sono pericolosi per la salute e per le tasche dei cittadini e sono esattamente come i recenti cumuli di spazzatura a Napoli; emanano un odore ancora più pestilenziale e corrodono istituzio- ne, politica e diritto;
• in questa situazione aumentare la spesa sanitaria ha il solo effetto di procrastinare inefficienze, connivenze ed interessi interni della sanità e dei partiti che tendono a sovrapporsi ad essa; non ha alcun effetto in termini di tutela della salute dei cittadini;
• in alcune regioni la sanità è talmente inefficiente da costituire un problema per la salute, per la legalità e le istituzioni; in tali regioni le vere sedi di partito e di potere sul territorio sono le Asl e le Aziende Ospedaliere;
• le proposte radicali si articolano in molti punti di organizzazione e programmazione sanitaria quantificati anche a livello numerico e nel tempo; ma in generale affermano che non c’è carenza di spesa ma deficit di trasparenza e informazione, cioè il cittadino non conosce e dunque non può scegliere sulla propria salute ed orientare così l’evoluzione del sistema;
• la vera riforma è inserire i cittadini nel modello di governo della sanità, dando potere alle loro scelte (di un servizio, struttura…al posto di un altro); potere di decretare successi e insuccessi. Ciò significa creare un sistema trasparente e indipendente di valutazione sulla gestione e sull’efficacia dei servizi e renderne i risultati facilmente controllabili, disponibili e usabili dai cittadini.

L’Analisi radicale
L’analisi radicale sulla spesa e sulle differenze tra regione e regione trova conferma in questi giorni da una bella ricerca di F. Pammolli, G.Papa e N.C. Salerno intitolata “La spesa sanitaria pubblica in Italia: dentro la scatola nera delle differenze regionali” e pubblicata su Quaderni del CERM (2, novembre 2009).
Molto sinteticamente questa ricerca analizza la spesa sanitaria nelle regioni italiane nel decennio 1997-2006 e, utilizzando un tipo di modello già usato anche a livello internazionale per il confronto fra sistemi sanitari di paesi, la confronta con quella che dovrebbero avere se l’impiego delle risorse fosse mediamente efficiente . Si badi che non si parla di una efficienza teorica o ideale ma di una efficienza relativa alle regioni italiane considerate.
Inoltre calcola per ogni regione un indice di qualità delle prestazioni erogate; anche in questo caso l’obbiettivo da raggiungere non è una qualità assoluta o ideale ma il livello migliore raggiunto realmente nelle regioni italiane.

Le conclusioni numeriche cui arriva la ricerca sulla spesa sono le seguenti :
Se tutte le Regioni fossero posizionate sulla frontiera di spesa efficiente, la spesa sanitaria complessiva nazionale in carico alle Regioni nel 2007, invece che pari a 103.092, 98 milioni di Euro, si sarebbe potuta collocare a un livello di 91.994,24 milioni di Euro; mentre quella del 2008, invece che pari a 106.104,10 milioni di Euro, sarebbe stata di 94.824,95 milioni di Euro. I risparmi di spesa sarebbero ammontati rispettivamente a 11,1 e 11,3 miliardi di Euro, pari allo 0,72% di Pil all’anno.
In particolare la posizione delle singole regioni in quanto alla percentuale di spesa inefficiente (inutile? dannosa? frutto di sprechi? di occupazione partitica? di incapacità?) è desumibile dalla Tabella che riporta regione per regione la percentuale di eccesso di spesa per ottenere i risultati realmente conseguiti.

Dall’analisi alla proposta politica
Molte sono le proposte operative di programmazione sanitaria avanzate dai radicali in questi anni (documento pubblicato su Agenda Coscioni) , dettagliate nei numeri e nel tempo. Esse sono tutte attuali e attuabili, ma due considerazioni generali vanno sottolineate.
La gravità della situazione non è tanto e solo tecnica, cioè di “semplice” inefficienza. L’inefficienza, l’eccesso di spesa e i mediocri risultati in termini di salute sono l’effetto diretto e obbligato della situazione di generale illegalità ed indifferenza del diritto da parte della politica e dei partiti che la determinano anche in campo sanitario. Certo con gradi e atteggiamenti diversi tra regione e regione; atteggiamenti che producono effetti quantitativamente diversi ma che sono qualitativamente pressoché identici. Nelle regioni del Nord-Centro l’occupazione “militare” delle strutture, dei servizi, delle nomine e degli appalti sanitari non è molto diversa da quella delle regioni del Sud-Centro ma ci si preoccupa di non provocare i cittadini facendo in modo che i servizi siano qualitativamente accettabili; in quelle del Sud-Centro il cittadino non è preso minimamente in considerazione, fidandosi della sua tradizionale e sperimentata subalternità al potere.
Dunque le istituzioni regionali e i partiti si trovano in una situazione di disobbedienza incivile, nel senso che disobbedendo e forzando leggi, normative e diritto con continuità impongono come “normale” comportamenti illegali. I radicali hanno storicamente prodotto iniziativa e proposta politica usando lo strumento della disobbedienza civile. Erano situazioni e tempi in cui le leggi erano sbagliate (indissolubilità del legame matrimoniale, illegalità dell’aborto, divieto dei obiezione di coscienza, proibizionismo….) e i radicali per cambiarle le violavano intenzionalmente e pubblicamente, chiedendo di venire condannati per questo al fine di rendere palese l’errore delle leggi vigenti e necessario il loro cambiamento. Questa pratica politica ha prodotto, in quelle situazioni, grandissimi successi legislativi e di diritto (leggi sul divorzio, sull’obiezione di coscienza, sull’aborto, sentenze sull’uso di sostanze, ecc.).
Ma ad una situazione di disobbedienza incivile è forse necessario questa volta contrapporre una azione di obbedienza civile, cioè di azioni ed iniziative politiche che creino positivamente situazioni di rispetto di leggi, legalità, libertà e diritto.

Faccio piccoli esempi.
Il cittadino non può effettuare scelte relativamente alla propria salute perché non dispone, fra l’altro di elementi di valutazione di efficacia e qualità dei servizi: creiamo (come iniziativa) e offriamo ai cittadini sistemi di valutazione e scelta su diversi servizi; a partire dalla scelta del Medico di Medicina Generale e alle condizione reali del servizio offerto, alla trasparenza sul passato e sul presente di chi è stato nominato a dirigere una struttura ospedaliera e sui risultati reali che ha o non ha ottenuto, alla spesa che con i soldi dei contribuenti le Giunte regionali impiegano in sanità e ai risultati che ottengono in confronto ad altri, alla stesura di esposti alla magistratura (!!) e alla Corte dei Conti per il palese speco di denaro e l’attentato alla salute pubblica, alla raccolta di firme per chiedere l’allontanamento di tutti i Direttori Generali delle ASL e AO soprattutto di alcune regioni.

Chi è Marcello Crivellini

Professore di Automazione e Organizzazione Sanitaria nel corso di laurea in Ingegneria Biomedica presso il Politecnico di Milano e membro della direzione dell’Associazione Luca Coscioni. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e didattiche nell’ambito dell’elaborazione dei dati, dell’organizzazione sanitaria e della bioingegneria. Di fronte alla disobbedienza “incivile” praticata dai partiti sulla sanità, va opposta una “radicale” obbedienza civile con azioni per la legalità e la trasparenza.

Mercoledì, 17 marzo, 2010 - 19:02
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