Arrestato per una cura

Alberto Sciolari

Chi ha detto che i consumatori non subiscono conseguenze penali? Per sette volte in otto anni, Fabrizio Pellegrini ha verificato sulla propria pelle la falsità di questa affermazione. Fabrizio Pellegrini, malato di artrite reumatoide in cura con la cannabis, lunedì 30 giugno 2008 è stato di nuovo arrestato e da quella sera si trova in carcere. Era il settimo anno che si coltivava qualche piantina in casa, ed è stato il settimo anno di lapidazione a mezzo stampa. Bollato criminale senza mai un’accusa di spaccio, nonostante la continua attenzione delle forze dell’ordine locali. Per sette volte negli ultimi otto anni la pubblica autorità ha perquisito la sua abitazione, ogni anno sequestrando qualche pianta di cannabis e una piccola quantità di erba già essiccata. Quest’anno hanno scelto la sera del suo quarantesimo compleanno per andarlo a trovare, sequestrargli le solite piantine e portarlo direttamente in carcere. Perché tante attenzioni? Eppure Fabrizio è una risorsa per la sua comunità: diplomato al conservatorio in pianoforte è anche pittore di talento che ha esposto in diverse mostre.
Queste capacità però gli permettono appena di sopravvivere, Chieti non è una metropoli e le spese sono tante, specie con tanti processi che ti scandiscono la vita. Ovviamente è sempre in bolletta; non sopporta la burocrazia con le sue liste d’attesa, per esempio all’ospedale, e la limitazione al suo diritto alla salute. Fabrizio infatti è malato: soffre di fibromialgia e artrite reumatoide. Questo quadro clinico non gli permette di lavorare ed è nettamente peggiorato col comparire d’allergie varie e d’uno stato ansioso; è impaziente al confronto con persone che non comprende e che non lo comprendono. Fabrizio ha sempre sostenuto di usare la cannabis perché su di lui contrasta il dolore e la rigidità delle articolazioni, anche se in aula di tribunale l' hanno guardato come un marziano. Così scriveva nel 2005: “Sono disoccupato, ho 37 anni e nonostante il diploma di pianoforte il lavoro è un problema molto serio per un soggetto affetto da sindrome neuro-vegetativa con patologia reumatica all’apparato muscolo-scheletrico. La cattiva luce in cui mi hanno messo i media locali per via della mia medicina sono un ostacolo alle possibilità di integrazione…”

Da luglio 2006 il suo medico ha richiesto la terapia col Bedrocan (cannabis medicinale importata dall' Olanda). La procedura, basata sul D.M.11-2-97, si era rivelata lunga e complessa, essendo stati Fabrizio ed il suo medico i primi (e tuttora gli unici) a consegnare il modulo di richiesta d’importazione per cannabinoidi alla Asl di Chieti, città che anche culturalmente non è certo una metropoli. Alla fine, arrivata alla Asl l’autorizzazione del ministero italiano per l' importazione della sua medicina, la stessa chiedeva il pagamento anticipato del costo totale della pratica, quasi mille euro per un mese.

La maggior parte delle Asl italiane fanno lo stesso (solo alcune forniscono il farmaco al paziente senza spese, con evidente disparità di trattamento anche all' interno della stessa città), ma quella di Chieti si era impegnata verbalmente a far fronte alla spesa, dopo lettere e richieste in tal senso da parte di Fabrizio. Il quale non capiva proprio perché ad alcuni malati era consentito di curarsi senza spese mentre lui, cittadino residente in Italia come gli altri, avrebbe dovuto rinunciare alla terapia, alla salute ed al lavoro solo perché il suo reddito non gli permetteva di pagare il conto alla Asl. Oppure curarsi rischiando la galera.

La solidarietà di altri pazienti, tramite l' organizzazione di una sottoscrizione nazionale, è riuscita in quella circostanza a permettergli di pagare la fattura e quindi ricevere la sospirata cannabis medicinale, e lui sembrava aver ripreso fiducia in se stesso e nell' umanità. Era di nuovo in grado ed impegnato a lavorare.

Alla successiva richiesta presentata dal medico alla Asl per tre mesi di Bedrocan, non c'è stato nulla da fare: quasi 2000 euro anticipati o niente. Con un’assoluzione e tre condanne in primo grado ma già definitive, poter portare in aula il farmaco ottenuto con regolare autorizzazione avrebbe potuto aiutarlo non poco negli altri procedimenti.
Lunedì 28 luglio 2008 c’è stata l’udienza al tribunale della libertà de L’Aquila, dopo istanza di riesame delle misure cautelari. Fabrizio è di nuovo a casa, anche se agli arresti domiciliari e ringrazia tutti. Ha subito ripreso Bach da dove lo aveva lasciato, preparandosi al pianoforte per un eventuale concerto, con le finestre spalancate alla brezza.
Venerdì 8 agosto 2008 il Gip Valente di Chieti ha revocato anche gli arresti domiciliari e disposto la liberazione, anche se con la motivazione che, con il carcere, F. sarebbe diventato inaffidabile per gli assuntori di stupefacenti della zona, e non potrebbe quindi spacciare.
Il 29 settembre ed il 1 ottobre 2009 Fabrizio ha avuto due udienze per due procedimenti diversi, sempre coltivazione e detenzione di cannabis.
Dalle analisi risulta un quantitativo di THC irrisorio, e la difesa ha presentato due perizie e consulenze. Dopo le audizioni, due volte nella stessa mattinata, dei testimoni di accusa (agenti PS, i quali su specifica domanda hanno dichiarato che a loro non risultava alcuna attività di spaccio da parte dell' imputato) e difesa (il medico curante, il farmacista Asl, la presidente del Pic), entrambe le udienze sono state rinviate entrambe al maggio 2010, in quanto alcuni testimoni a difesa, dato lo scarsissimo preavviso, non avevano potuto essere presenti.
Ora che Fabrizio è fuori dal carcere il primo obiettivo minimo è raggiunto, anche se in modo provvisorio e precario. Ma, dobbiamo ancora riuscire ad evitare che venga seppellito irrimediabilmente e definitivamente da una valanga di condanne, sempre per lo stesso unico reiterato crimine senza vittime.
 

Giovedì, 10 dicembre, 2009 - 16:47
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