Da Loris Fortuna a Eluana Englaro

Attraverso Udine rientriamo in Europa

di Giuseppe Saro

La destra, nel Vecchio Continente, dà prova di essere liberale rispettosa all’autodeterminazione dell’individuo. Sul testamento biologico il Governo italiano abbandoni disegni integralisti

 

 

 Sono contento che abbiate scelto di tenere il vostro congresso a Udine. E’ una grande scelta simbolica visti i temi sui quali l’associazione è nata; la vicenda di Eluana Englaro che si è svolta qui è stata infatti l’epicentro di un grande dibattito politico nel nostro Paese. Questa nostra terra, per storia e tradizioni, è molto libertaria e liberale. Il fatto che qui sia vissuto per tanti anni Loris Fortuna, protagonista delle battaglie per i diritti civili che hanno portato a cambiamenti epocali in questo nostro Paese, ha consentito che sempre qui si consentisse il triste epilogo della storia di Eluana Englaro. Molte regioni d’Italia avevano infatti dichiarato grandi disponibilità affinché si potesse dare attuazione alla sentenza della Corte d’appello di Milano, ma la verità è che nessuno aveva dato disponibilità concrete a poter attuare questa sentenza. C’era la paura che si rompessero gli equilibri politici di amministrazioni regionali, c’era il terrore di entrare in rotta di collisione con i potentati religiosi. Così alla fine solo in Friuli, per una serie di contingenze e di rapporti storici, si sono costruite le condizioni che hanno portato alla chiusura della vicenda a febbraio. Il fatto che la famiglia Englaro fosse di antica tradizione socialista, che qui anche il Presidente di regione – Renzo Tondo – e io stesso apparteniamo a quella tradizione (siamo vecchi discepoli di Loris Fortuna, anche se oggi siamo collocati sul piano politico nel Popolo della Libertà), ha sicuramente favorito, accanto a una grande disponibilità dell’amministrazione comunale di Udine, l’attuazione della sentenza. Devo dire la verità: diversamente da quello che si pensa c’è stato un consenso popolare amplissimo attorno alle scelte che sono state fatte dalle autorità. Come avviene nei sondaggi che ci dicono che il 75-80 per cento degli italiani è d’accordo su un modello di legge sul testamento biologico basato sul principio dell’autodeterminazione su una scelta di forte libertà, la stessa cosa è avvenuta qui in Friuli quando è stata trasportata Eluana Englaro. Non ci sono state manifestazioni contrarie; le poche organizzate fuori dalla clinica La Quiete erano in larga parte di persone provenienti dal di fuori della regione, portate con qualche autobus. Sicuramente il popolo friulano non ha protestato. E chi come noi ha ruoli politici e quindi andava nelle osterie, nei bar, tra la gente, vedeva che tutti - fossero di centrodestra o centrosinistra - la maggioranza, salvo qualche settore di cristiani integralisti, era assolutamente d'accordo con quanto stava succedendo a Udine. Questa è una dimostrazione che su temi come questi obiettivamente la sensibilità del popolo è molto più avanti della sensibilità delle classi politiche. Io sono convinto che nel Paese – come avvenuto su divorzio e aborto – ci sia analogo consenso anche su una diversa legge rispetto a quella approvata al Senato sul testamento biologico. Dopo quella legge, frutto di un clima esacerbato da strumentalizzazioni politiche e della volontà di qualche ispiratore di quella legge di essere più realista del re o più papalino del papa, la verità è che nell’opinione pubblica c’è una sensibilità che capisce il dolore, capisce qual è la dignità della vita, capisce che bisogna fino in fondo dare la possibilità all’individuo di scegliere il proprio destino. Non può essere altri che ciascuno di noi a scegliere il proprio destino; certamente non si possono fare provvedimenti in base ai quali uno da un lato deposita il proprio testamento e dall’altro lato c’è il medico può vanificare completamente la volontà del paziente. Udine è un po’ il simbolo di questa battaglia per la laicità che passa attraverso gli schieramenti politici e dimostra come il popolo, su queste battaglie che state facendo, è veramente avanti. Oggi non c’è più tanta fretta per l’approvazione di una legge e, rispetto a quella che uscirà entro fine anno dalla Camera, mi pare che la situazione si sia rimessa in movimento. Io mi auguro che almeno la classe politica sia quantomeno sensibile a quello che sta avvenendo in tutta Europa, e non certo in democrazie progressiste come quella spagnola – molto aperta su questi temi. Basterebbe guardare a partiti moderati come la Cdu o la Csu bavarese: ci si accorgerebbe come sono molto più avanzati e molto più aperti e come su temi che per noi sono divenuti tabù - come alimentazione e idratazione artificiale – c’è un atteggiamento del tutto diverso. Guardate che quello che è partito da Udine è solo un inizio di battaglia; non so se ci riuscirà di approvare una legge di grande apertura che modifichi il testo approvato dal Senato, ma ritengo ci siano tutte le condizioni per fare oggi una battaglia politico- culturale che cambi lo stato in cui ci siamo venuti a trovare in Aula dopo la morte di Eluana. Purtroppo sono dispiaciuto per quello che riguarda il mio schieramento politico, perché anche persone su posizioni laiche come le mie, o con una storia laica socialista-radicale, si sono messi alla testa di un disegno legislatore veramente antiquato e arretrato. Devo dire la verità: probabilmente se ci fossero stati dei vecchi democristiani, che si ispiravano alla posizione laica tipo quella di De Gasperi, non sarebbe mai passato un provvedimento di questo genere. Purtroppo abbiamo avuto un’altra situazione e alcuni miei vecchi amici e compagni hanno fatto scelte del tutto legittime, ma sono diventati degli integralisti, influenzando così in una direzione non positiva l’approvazione del provvedimento di legge del senato. Personalmente credo però che nel Paese stia maturando qualcosa di diverso e per questo bisogna parlare a tutti, senza chiusure, senza far diventare questa una battaglia di schieramento, di un versante contro l’altro. Credo ci siano le condizioni per cambiare le cose. In questo senso la vostra Associazione può fare quella battaglia politico-culturale e scientifica così fondamentale per aprire gli occhi a tutti e capire che su un tema come quello del fine vita non possiamo essere il Paese più arretrato d’Europa. 

Mercoledì, 11 novembre, 2009 - 19:59
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it