"Barlumi di ricerca": gli Usa fuori dal tunnel proibizionista

di Andrea Ballabeni Andrea Boggio

Per l’economia Usa, Obama dice di vedere “barlumi di speranza”. Intanto però il presidente democratico, approvate le nuove linee guida per la ricerca sulle staminali embrionali, rimette in moto la ricerca scientifica. Ma resta vietata la creazione di embrioni per finalità di ricerca.

Obama by San Francisco Art Institute - 156Image provided by FlickrCome promesso in campagna elettorale, nel marzo del 2009 il Presidente Obama ha abolito il divieto federale di finanziare la ricerca con cellule staminali embrionali—cosa proibita da Bush con l’eccezione di un manipolo di linee cellulari isolate prima della proibizione del 2001. Insieme alla chiusura di Guantanamo e la riduzione della presenza militare di truppe in Iraq, Obama aveva fatto delle staminali embrionali un simbolo della svolta politica rispetto alla linea politica di Bush.

La comunità scientifica ha sempre considerato la policy di Bush come una barriera opprimente alla ricerca in un importantissimo settore biomedico. Infatti la ricerca di base come quella sulle staminali embrionali, per avanzare in modo rapido e competitivo, deve essere finanziata dal governo federale. Sebbene molti stati abbiano fatto molto in questi anni per supplire all’assenza del governo federale, i loro sforzi non potevano sostenere questa ricerca in modo permanente—soprattutto durante una recessione che ha sprofondato proprio diversi di questi stati in deficit di bilancio impressionanti.

Le 21 linee cellulari che potevano essere studiate con finanziamenti federali durante l’era Bush, rappresentavano un numero troppo esiguo. Infatti, grazie agli studi portati avanti con finanziamenti statali o privati, gli scienziati hanno capito quanto eterogenee siano le diverse linee cellulari e quanto importante sia studiarne il più alto numero possibile.

L’amministrazione Obama ha girato pagina del libro dei rapporti scienza¬/politica. Ora l’NIH è pronta a ricevere domande di finanziamento per ricerche sulle staminali embrionali ed ha adottato linee guida che i ricercatori devono seguire per essere finanziati. Questo è certamente un passo avanti per la scienza, in quanto nei laboratori si potrà più liberamente investigare un campo di ricerca di grandi promesse per il trattamento di malattie devastanti, per la democrazia, in quanto l’amministrazione Obama sta concretamente cercando di attuare alcune delle promesse elettorali sulla base delle quali è stata eletta dal popolo americano, e per la bioetica, in quanto le linee guida rispettano puntigliosamente i principi di bioetica condivisi dalla comunità mondiale, primus inter pares il principio del consenso informato.

In America, tuttavia, non si respira aria di trionfalismo. Questo passo avanti arriva comunque in ritardo ed in ogni caso era dato per scontato vista l’insistenza con cui Obama lo aveva utilizzato in campagna elettorale. Inoltre, l’amministrazione ha per ora evitato l’ostacolo politicamente più scomodo: l’embrione. Fin dal 1995, l’emendamento Dickey ha vietato l’uso di fondi federali per finanziare la creazione di embrioni umani al solo scopo di condurre ricerca e di condurre ricerca che implica la distruzione di embrioni. L’emendamento è entrato in vigore tre anni prima che le cellule staminali embrionali umane venissero isolate per la prima volta. In seguito alla scoperta, una direttiva del Dipartimento di Giustizia ha escluso dal divieto le staminali—esclusione poi revocata da Bush nel 2001, come evidenziato in apertura di questo articolo. Questa legge è ancora in vigore nonostante la firma di Obama, perché il solo Congresso può modificarla. Inizialmente, Obama aveva indicato la sua volontà di lavorare con il Congresso per modificare l’intero quadro normativo. Tuttavia, il neo-eletto presidente non ha per ora percorso la strada parlamentare, che si è rivelata essere più lunga e tortuosa del previsto in parte anche a causa della sua impossibilità di nominare nella posizione di Health and Human Services Secretary il democratico Tom Daschle, abile negoziatore che avrebbe cercato di tirare le fila politiche di una questione complessa ed intricata come quella della normativa in tema di embrioni ma che è inciampato in uno scandalo di redditi non dichiarati risultanti in tasse superiori ai centomila euro. Senza l’abilità di Daschle, Obama non se l’è sentita di avventurarsi in un terreno legislativo, quello dello status legale dell’embrione, in cui, politicamente parlando, è più facile perdere che vincere.

Ad oggi, le staminali embrionali possono essere ricavate con fondi federali solo da embrioni prodotti in vitro a fini riproduttivi, poi non trasferiti in utero e donati alla ricerca previo consenso informato. L’NIH ha fatto un abile uso dei quasi 50,000 commenti inviati nei mesi in cui la consultazione sulle linee guida era aperta. Molti di questi provenivano dalla comunità pro-life e fortemente contrari in toto all’idea dell’utilizzo delle staminali embrionali e proprio per questo l’ NIH ha stabilito una serie di diversi consensi informati in modo da tener più possibile conto delle diverse sensibilità. Incidentalmente, è interessante notare come anche il consenso del partner maschio sia necessario in caso l’embrione provenga da un ciclo di procreazione medicalmente assistita richiesto da una coppia e non da una donna singola.

Il tema più controverso riguardante l’estrazione di cellule staminali da embrioni non prodotti esclusivamente a fini produttivi e poi donati alla ricerca è stata dribblata dalle linee guida. Non sono quindi previsti finanziamenti per progetti che coinvolgono la partenogenesi (la produzione di embrioni da gameti femminili e senza l’ausilio del seme maschile) e il trasferimento nucleare da cellula somatica omologa (la famosa clonazione terapeutica) o eterologa, procedure che in altri paesi produttori di ricerca scienza sono invece permesse.

La consultazione è stata inoltre accompagnata da un aspro dibattito sulla necessità di continuare a finanziare ricerche (molte già iniziate) con la linee staminali utilizzabili durante l’era Bush. Inizialmente le linee guida escludevano queste vecchie linee dal novero dei progetti finanziabili in quanto non ottenute rispettando i nuovi criteri di consenso informato. Tuttavia, questa restrizione è stata abolita nella versione finale in gran parte a seguito delle critiche mosse dalla comunità scientifica. Una esclusione di queste ricerche dai bandi federali avrebbe dato un gran vantaggio alle compagnie farmaceutiche, che, salvo poche eccezioni, negli ultimi anni sono state a guardare e non hanno investito in ricerca e sviluppo in questa area. Alla fine di una classica battaglia washingtoniana di lobbies, quella farmaceutica ha perso e quella accademica ha vinto—in linea con le nostre predizioni del novembre scorso, Obama sembra guardare alla scienza in modo più accademico e meno “industriale” del partito repubblicano.

Nonostante il contesto economico che segue la caduta dei mercati finanziari nel 2008 che ha fatto evaporare miliardi di dollari dalle casse di quasi tutte le research universities americane,
il futuro è certamente denso di aspettative. Francis Collins è il nuovo direttore dell’NIH, uno scienziato che, dopo i turbolenti anni di Watson alla direzione dello Human Genome Project, aveva raccolto e condotto al successo il progetto di mappatura del genoma umano. Molti vedono in questa nomina il desiderio da parte di Obama di conciliare le diverse posizioni dell’opinione pubblica americana. Il nuovo direttore è infatti uno scienziato politicamente abile, con una visione per il futuro di una medicina spinta dalla ricerca biomedica, ma anche vicino posizioni conservative (Collins è un cristiano evangelico) tra cui il divieto di produrre embrioni al solo fine di ricerca. Probabilmente lo stampo conservatore della sua nomina verrà bilanciato dalla costituzione di nuovo comitato nazionale di bioetica, un settore per ora coordinato da Robin Alta Charo, una giurista che non ha fatto mistero della sua simpatia per le staminali embrionali.

La relazione tra scienza e società non è né facile né ovvia. Quello che possiamo imparare dai primi sei mesi di amministrazione Obama è che la politica può aiutare la scienza, in modo moderato e cauto, mediando tra difficile equilibri economici ed ideologici.
 

Mercoledì, 29 luglio, 2009 - 18:32
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