A caccia di portatori sani nella jungla 2.0

di Luigi Renna

Brevi video, messaggi virali, linguaggio incisivo, toni preferibilmente satirici e flash mob: così i mediattivisti possono possono riuscire a farsi ascoltare anche al di là della rete

È il luglio 2009, l’Evoluzione mediante Selezione Naturale ha 150 anni ed ancora esistono persone convinte che un comunicato monoblocco corpo otto infarcito di termini astrusi provenienti da un altra epoca sia un buon modo di comunicare un’idea alla gente, incuranti che quasi tutti i volantini, articoli e comunicati così redatti vengano cestinati senza esser letti dagli abitanti della nostra era.
Agorà Digitale, l’associazione radicale per i diritti digitali, sviluppa strumenti per la democrazia del XXI secolo, promuovendo consapevolezza del mondo digitale e sviluppando progetti come la RoseBox: un anonimizzatore-in-scatola che collegato al computer consente all’utente di navigare in completa sicurezza e privacy.
Il mondo in cui noi tutti ci muoviamo è una sovrapposizione di reti sociali in cui gli individui cercano gratificazione sociale ed un arricchimento della propria immagine pubblica, anche nei pochi spazi ritagliati al lavoro con una pausa su internet, mediante la diffusione virale di contenuti interessanti, simpatici o entrambi. Se il proprio l’obiettivo è raggiungere il numero più grande possibile di persone risulta necessario tenere conto dell’ambiente e sfruttare la possibilità di far veicolare i propri contenuti da “portatori sani” che magari ne apprezzano solo la forma ma che possono risultare utilissimi per diffondere informazioni ben confezionate fino a farle arrivare a potenziali utenti interessati. Esempio tipico di queste campagne di comunicazione virale sono i video condivisi su facebook, spesso buffi e divertenti che portano un richiamo ad un sito di riferimento o ad una campagna sociale o ancora ad un prodotto e “pagano” l’utente che li diffonde con la gratificazione sociale derivante dall’essere apprezzati dal proprio network di contatti. Una formula vincente per rendersi rapidamente visibili a molte persone è affiancare ad un sito web ben fatto con una spiegazione generale ed una più approfondita di ogni argomento anche una campagna virale basata, appunto, su contenuti importanti e contenitori appetibili, come un video.
Immagina di svegliarti con una spia (sì, una di quelle spie con impermeabile e occhiali neri da film noir) che ti osserva nella tua camera. Tu fai finta di niente, vai a fare la doccia e trovi altre due spie che ti scrutano silenziosamente mentre lavi i denti e ti pettini. Tre spie sono sedute a tavola con te mentre fai colazione, leggono gli ingredienti sulla scatola dei cereali, ti seguono mentre sali in macchina e vengono con te a lavoro, sbirciando dal sedile posteriore della tua macchina. L’ufficio è pieno di spie, tu finalmente raggiungi la scrivania facendoti largo tra impermeabili e cappelli, tiri fuori la RoseBox dal cassetto e la colleghi al computer e la folla di spie esplode in un trionfo di coriandoli, dopodiché, puoi iniziare a navigare tranquillo. Un video strutturato in questo modo, che alla fine rimandi al sito di Agorà Digitale dona visibilità ed un’immagine accattivante, molto più di quanto farebbe un volantino truce sui rischi della perdita della privacy online ad opera dell’On.Carlucci.
È chiaro che una trattazione precisa e completa degli argomenti diffusi viralmente debba essere accessibile facilmente a chiunque voglia approfondire ciò che ha intuito grazie alla campagna di diffusione, possibilmente ad un livello “stampa” con ampie spiegazioni generali ed un livello “tecnico” per chi volesse interessarsi ai dettagli. Pubblicare articoli brevi ed incisivi, con un'impronta anche velatamente critica e satirica è garanzia quasi automatica di essere linkati abbondantemente; ottimo esempio di comunicazione 2.0 efficace sono i blog metilparaben.blogspot.com e spinoza.it entrambi dotati di un’impronta caratteristica propria; un futuro blog di Agorà Digitale dovrebbe sviluppare un linguaggio proprio, incisivo e caratterizzante apprezzabile anche da chi magari non è di per se “dentro” alle questioni di cui si parla.
La diffusione di contenuti può anche essere vista come ground level dell’attivismo: una piccola spesa di tempo da parte del singolo che può avere ricadute a valanga positive per la comunità e che ripaga chi diffonde con la soddisfazione di “aver fatto qualcosa per la causa”. Parole chiave: comunicazione rapida, adatta ai ritmi della giornata, poche parole e densità di significato, fitness all’ambiente. Impacchettare i messaggi in modo da farli diffondere viralmente nel tempo libero dal lavoro e degli impegni in modo che ripubblicarli dia gratificazione sociale, produrre contenuti impeccabili e renderli fruibili a diversi livelli di utenza: dall’utente casuale che si imbatte nel video, all’utente interessato che vuole approfondire al tecnico che vuole collaborare attivamente.
Un’alternativa alla produzione di contenuti impacchettati per la diffusione su internet è la realizzazione di eventi situazionisti o atti di guerrilla marketing ben documentati da diffondere ad esempio tramite youtube; una rapida ricerca tramite google può fornire vari esempi (cerca “guerrilla marketing examples”). Un esempio di campagna sulla privacy potrebbe essere, ad esempio, l’organizzazione di una flash mob (con questo termine dall'inglese flash - breve esperienza e mob – moltitudine, si indica un gruppo di persone che si riunisce all'improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un'azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi) in un luogo molto trafficato come Piazza di Spagna a Roma in cui centinaia di persone vestite da spie stereotipate (cappello, impermeabile, occhiali) si muovono in mezzo alla gente per alcuni minuti magari scrutando la gente attraverso finti giornali realizzati ad hoc con l’indirizzo del sito ben visibile, informazioni sulla RoseBox ed i pericoli derivanti dalla perdita della privacy, che verranno poi abbandonati in giro. Più l’evento risulta bizzarro, maggiore la diffusione che riceverà su internet ed è quindi importante che un collegamento all’oggetto o compagna da pubblicizzare sia ben visibile ed identificabile sulla scena. L’organizzazione di una flash mob (apparentemente costosa e complicata, è in realtà molto facile e si basa sull’attivismo involontario; sono numerosi gli esempi documentati ed un esperimento può essere fatto da chiunque abba la voglia di creare un evento su facebook specificando luogo, data e durata dell’evento e poche regole come ad esempio l’equipaggiamento che ogni partecipante debba portare con se.
 

Mercoledì, 29 luglio, 2009 - 17:47
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