Unioni felici

A colpi di affermazione civile

di Guido Allegrezza

Grazie al ricorso dell’associazione radicale Certi Diritti e di Rete Lanford, il tribunale di Venezia ha chiesto alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sul divieto del matrimonio gay.

Fino a qualche decennio fa, il matrimonio fra persone dello stesso sesso era un oggettivo tabù. Poi, alcuni Paesi attenti ai diritti individuali e di mentalità aperta al progresso lo hanno superato consentendo alle coppie omosessuali di sposarsi (Belgio, Olanda, Spagna, Canada, Sud Africa, ecc.) o di avere un riconoscimento analogo (Regno Unito, Germania, Nuova Zelanda, ecc.). In Italia la situazione è molto diversa. Il nostro legislatore è seriamente condizionato da pregiudizi di matrice clericale e tradizionalista pericolosamente orientati al “diritto naturale”. Finora non è stato capace di adottare un qualunque provvedimento per il riconoscimento giuridico, anche minimale, delle unioni di fatto. Nelle more dell’attesa di un’illuminazione del nostro Parlamento, si è però trovato il modo di non rimanere fermi. Grazie ad una felice combinazione di creatività, professionalità e coraggio è nata Affermazione Civile, un’iniziativa portata avanti dall’Associazione Radicale Certi Diritti e dalla Rete Lenford (avvocatura per le persone LGBT), basata su alcune fondamentali riflessioni sulla natura del matrimonio. In Italia il matrimonio fra persone dello stesso sesso non è vietato da nessuna legge. Si tratta di un “divieto di fatto” attuato con un'erronea interpretazione di norme che riguardano altri fenomeni e che potrebbe, per assurdo, portare addirittura ad escludere dal matrimonio le persone sterili per malattia o per l’età avanzata. Come sbloccare la situazione in assenza di specifici provvedimenti di legge? Ad esempio provocando una nuova interpretazione giurisprudenziale, chiedendo ai giudici di esprimersi sulla legittimità di un divieto non scritto, rappresentato dal rifiuto dell’ufficiale dello stato civile di fare le pubblicazioni matrimoniali per una coppia di persone dello stesso sesso. Proprio in questo meccanismo si inserisce Affermazione Civile. Grazie all’assistenza gratuita dei legali della Rete Lenford e al coordinamento di Certi Diritti, le coppie di omosessuali possono opporsi al rifiuto della richiesta di pubblicare gli atti del loro matrimonio e possono dare un valore politico a questa azione. Un percorso di affermazione dei loro diritti davanti alla legge, attraverso l’azione degli organi della magistratura, fino ad arrivare alle più alti e qualificati livelli di giudizio. Impedire alle persone omosessuali di sposarsi significa sostenere un sistema di gravi violazioni: del rispetto della persona umana e dei suoi diritti fondamentali; del principio di non discriminazione stabilito con una tale forza e semplicità dal secondo comma dell’art. 3 della Costituzione da scoraggiare qualunque deragliamento interpretativo; del principio di libertà e di autodeterminazione, proprio di tutti gli stati democratici occidentali ed in base al quale lo Stato non può intromettersi in nessuna forma nelle scelte di vita dei cittadini (art. 13 della Costituzione). Una battaglia che richiederà impegno e determinazione perché è importante che le coppie omosessuali “ci mettano la faccia” e siano disposte a testimoniare in tribunale per difendere il loro amore e la loro voglia di formare una famiglia. Ma soprattutto una battaglia di civiltà da cui non dovrebbero sentirsi escluse tutte le persone che, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, abbiano a cuore la laicità dello Stato e per le quali la ricerca dell’amore e della felicità, rappresenti comunque un valore fondante.

Martedì, 9 giugno, 2009 - 15:33
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