I valdesi

Cristiani censurati

Gianfranco Spadaccia

Nei giorni scorsi si è riunita a Torre Pellice la Tavola valdese a cui hanno partecipato significative rappresentanze delle Chiese metodiste europee. Vi sono state pronunciate parole molto chiare e molto nette sulla laicità dello Stato, sulle scelte bioetiche, sui diritti umani, sull’immigrazione dal Predicatore designato, Daniele Garrone, decano della Facoltà Valdese di Teologia, dalla Moderatora Maria Bonafede, dal vice presidente della Tavola Eugenio Bernardini. Abbiamo inoltre ascoltato parole di amicizia nei confronti dei radicali e un riconoscimento del ruolo svolto nel Parlamento e all’interno della sinistra per difendere e affermare con intransigenza e con efficacia queste stesse posizioni. Un’amicizia e un riconoscimento che i valdesi sanno fraternamente ricambiati come ha testimoniato la campagna in favore della sottoscrizione per il devolvimento dell’8 per mille alla Chiesa valdese, che decidemmo di lanciare dopo il vergognoso e discriminatorio rifiuto della RAI di mandare in onda uno spot pubblicitario in cui la Chiesa dichiarava di devolvere l’intero importo in iniziative di assistenza e di carità, affidando invece all’autofinanziamento dei fedeli le spese di culto (vi si vide una polemica indiretta nei confronti della CEI e del Vaticano)

C’è tuttavia un fatto nuovo che ci sembra emergere dall’incontro di Torre Pellice e riguarda non tanto questa o quella scelta politica su temi anche assai importanti quanto un mutamento che sembra emergere dalla Tavola Valdese nel modo di intendere e di interpretare il proprio ecumenismo religioso. Troppe volte nel passato ci era sembrato che, in nome dell’ecumenismo cristiano, si scegliesse la strada di un dialogo sommesso, quasi timoroso di affrontare e mettere in campo dissensi troppo netti con la Chiesa cattolica, per nulla compensato da un allineamento a volte acritico, che si era verificato negli anni 80 e 90 sulle posizioni della sinistra anche estrema (quasi in parallelismo con posizioni catto-comuniste).

Se è così non possiamo che guardare alla Chiesa Valdese con rinnovata speranza e fiducia. I problemi della religiosità hanno bisogno di parole di verità e non possono essere lasciati ai fondamentalisti di ogni risma, agli atei devoti, agli agnostici. I valdesi devono tentare di uscire dalla posizione di nicchia protetta che gli assetti concordatari e la situazione politica e religiosa sembrano loro assegnare rinchiudendoli in una sorta di confino ideale. Esiste in Italia un problema costituzionale di libertà religiosa (non a caso abbiamo il concordato e non abbiamo ancora una legge di attuazione della norma che stabilisce questa libertà costituzionale) e i Valdesi sono, devono essere, non possono rinunciare ad essere un protagonista fondamentale della vita religiosa del Paese. Come noi nella lotta politica sono oggetto di discriminazione e di censura (c’è qualche telegiornale che ha riferito i lavori della tavola valdese?). La libertà religiosa passa attraverso il diritto alla comunicazione altrimenti non c’è: è religione di Stato appena mascherata e mai insidiata da culti di minoranza , ieri solo “ammessi” secondo la terminologia fascista, oggi regolamentati dal regime delle “Intese” ma nei fatti appena tollerati.
 

Giovedì, 10 settembre, 2009 - 13:39
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