Il Nobel della rivoluzione verde

Demografia : l'ecologismo vietato

traduzione di Marco Valerio Lo Prete

I rischi dell'esplosione demografica nelle parole di uno scienziato inascoltato, anche dagli ecologisti

La rivoluzione verde ha segnato un successo temporaneo nella guerra dell’uomo contro la fame e le privazioni; ha dato all’essere umano una boccata di ossigeno. Se implementata fino in fondo, tale rivoluzione può fornire cibo a sufficienza per il sostentamento nei prossimi tre decenni. Ma anche la potenza spaventosa della riproduzione umana deve essere frenata; altrimenti il successo della rivoluzione verde sarà effimero. La maggior parte delle persone ancora non riesce a comprendere l’enormità e la minaccia del “Mostro della Popolazione”. In origine non c’erano che due persone, Adamo ed Eva. E’ ancora dubbio quando essi abbiano fatto la loro comparsa sulla terra. Comunque, al tempo della nascita di Cristo, la popolazione mondiale aveva probabilmente raggiunto quota 250 milioni. Ma da allora la popolazione è cresciuta fino a raggiungere i 3,5 miliardi di persone. L’aumento è stato particolarmente rapido a partire dall’avvento della medicina moderna. Se l’incremento continua al tasso attuale del due per cento, la popolazione arriverà a 6,5 miliardi entro il 2000. Già oggi, ogni secondo o ogni ticchettio delle lancette d’orologio, all’incirca 2,2 persone si aggiungono alla popolazione mondiale. Il ritmo aumenterà di 2,7, 3,3 e 4,0 persone per ogni ticchettio d’orologio rispettivamente entro il 1980, il 1990 e il 2000, a meno che l’essere umano non diventi più realistico e preoccupato a proposito di questo destino funesto che incombe. Con i decenni, il tic-tac dell’orologio diverrà sempre più rumoroso e minaccioso. Come andrà a finire? Malthus segnalò questo pericolo un secolo e mezzo fa. Ma lui enfatizzò soprattutto il rischio che la popolazione potesse crescere più rapidamente della risorsa-cibo. Ai suoi tempi non poteva prevedere lo straordinario incremento del potenziale produttivo degli alimenti da parte del genere umano. Né avrebbe potuto anticipare le conseguenze fisiche e mentali, allarmanti e distruttive, della grottesca concentrazione di esseri umani nell’ambiente fragoroso e inquinato delle megalopoli, cresciute a dismisura e in maniera patologica. Gli esseri umani potranno sopportare questa tensione? Stress e tensioni anormali tendono ad accentuare gli istinti animali dell’uomo, provocano comportamenti irrazionali e socialmente distruttivi tra gli individui meno stabili in questa folla esasperante. Dobbiamo riconoscere il fatto che una quantità di cibo adeguata è solo il primo requisito per vivere. Per una vita decente ed umana dobbiamo anche fornire l’opportunità di una buona educazione, un impiego remunerativo, una casa confortevole, un vestiario decente, cure sanitarie efficienti e compassionevoli. A meno che non possa garantire tutto ciò, l’essere umano potrebbe soffrire di malattie ambientali prima ancora che per fame. E nonostante ciò sono ottimista per il futuro dell’umanità, perché in tutte le popolazioni biologiche ci sono meccanismi innati per adattare la crescita della popolazione alle capacità di sopportazione dell’ambiente. Un qualche meccanismo del genere esiste senza dubbio nell’uomo, presumibilmente nell’Homo sapienza, ma fino ad oggi non si è affermato per portare in equilibrio la crescita della popolazione e la capacità di sopportazione dell’ambiente su scala globale. Continuare ad accrescere il numero di esseri umani in maniera folle fino al momento in cui tale meccanismo dovesse subentrare, sarebbe disastroso. La validità dell’epiteto della nostra specie, “sapiens”, è alla prova. Ma poiché l’uomo è potenzialmente un essere razionale, sono fiducioso che entro i prossimi due decenni egli riconoscerà la strada auto-distruttiva della crescita demografica che ha imboccato e adatterà il tasso di crescita a livelli che consentano uno standard di vita decorso per tutta l’umanità. Se l’uomo sarà abbastanza saggio per prendere questa decisione, se tutti i paesi abbandoneranno la loro idolatria per Ares, Marte, Thor, allora l’Umanità stessa dovrebbe ricevere un premio Nobel che è “attribuito alla persona che ha fatto di più per promuovere la fratellanza tra le nazioni”. In quel caso, sviluppando e applicando le abilità tecnologiche e scientifiche del ventesimo secolo per il “benessere dell’umanità in tutto il mondo”, l’uomo potrà vedere avverarsi la profezia di Isaia: “E il deserto esulterà, fiorirà come la rosa. [...] Esso si trasformerà in un lago e la terra arida in sorgenti”. Possano queste parole divenire vere.

Martedì, 6 ottobre, 2009 - 17:23
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