Intervista ad Angelo Mellone

Di destra, patriota e...libertario

Andrea Bergamini

Nel film “Million Dollar Baby”, un conservatore di lungo corso come Clint Eastwood, nei panni di un ruvido allenatore di una donna pugile, è improvvisamente chiamato a prendere una decisione definitiva su una vita che non è la propria: la sua pupilla, nel corso di un match e dopo una grave scorrettezza dell’avversaria, è rimasta paralizzata, e può respirare solo artificialmente. Un destino che la ragazza rifiuta con tale energia da chiedere al suo allenatore di staccare la spina del respiratore che la tiene in vita. Eastwood non sa che fare e soprattutto con chi parlarne. Sceglie, come fa ogni giorno, da ventitré anni, di rivolgersi all’autorità che tradizionalmente rivendica competenza in materia, la chiesa. Comincia allora a “molestare” con una serie ripetuta di domande un prete irlandese per cercare di arrivare a una decisione ragionevole e giusta, ma l’astrattezza delle risposte non sembra convincerlo. Quella che sarà la scelta definitiva dell’allenatore qui non interessa, mentre la “persecuzione” in forma di interrogativi etici, di ricerca, sembra in parte attagliarsi all’esperienza di FareFuturo, la fondazione politica e culturale creata da Gianfranco Fini (un conservatore con meno rughe di Eastwood, ma che sembra ripercorrerne le orme) intorno alla quale lavorano e dibattono intellettuali della neo-destra e di un’area liberale più consolidata. Una piccola comunità con esperienze e vissuto di destra che ha scelto di interrogare con dinamismo e irrequietezza la propria area politica. Di FareFuturo fanno parte, tra gli altri, il giornalista e studioso della politica, Angelo Mellone, e la politologa Sofia Ventura.
Angelo Mellone, un lungo passato di militanza nei movimenti giovanili della destra, ricopre all’interno della fondazione un ruolo istituzionale essendone il direttore editoriale. Gli abbiamo innanzitutto chiesto di descriverci la sua esperienza in FareFuturo, sottolineando le novità di metodo e di contenuti rispetto ai luoghi di riflessione della destra che ha frequentato in passato.
Farefuturo, tenendo conto di esperienze analoghe, è un esperimento singolarmente libertario. Questa è la grande innovazione: comparativamente, una grandissima libertà di opinione e discussione. Zero censura, insomma, anche a costo di scontrarci.
Quel che colpisce negli intellettuali di destra più esposti mediaticamente è un individualismo quasi esibito, l’impressione di non rispondere mai a “ordini di scuderia”. In che cosa lei si considera anomalo rispetto alla sua area politica di riferimento?
In ambito intellettuale, a destra è sempre esistito il paradosso di un grande individualismo rispetto a una tradizione politica prevalentemente organicista. A destra gli intellettuali sono sempre stati piuttosto anarcoidi. Il problema è che, almeno negli ambiti più vicini alla politica, sono sempre stati pochi.
Oggi i leader politici esibiscono il proprio corpo e lo esibiscono perché sano e attraente. Che impressioni e riflessioni ha tratto dall’esperienza di un leader politico come Luca Coscioni che mostrava e offriva un corpo fragile e malato?
Coscioni è l’altro volto, quello sofferente, della corporeizzazione mediatica della politica. Lui ha esibito la debolezza e non la forza del corpo, ma la fonte della forza simbolica del messaggio è analoga.
Sul corpo (delle donne, dei malati, delle persone in generale), come è spesso accaduto, si combattono battaglie ideali e politiche. Secondo lei come si rapporta il legislatore, e la politica più in generale, con la realtà dei corpi? Li conosce? Ne dà una rappresentazione reale?
Penso sia una delle materie più difficili da trattare. Io stesso, su tanti aspetti della questione, non ho le idee chiare.
Sul tema del testamento biologico quali sono la sua certezza più solida e la sua incertezza più irriducibile?
La mia certezza più solida è la sacralità della vita umana. La mia incertezza più irriducibile è come tutelare questa sacralità e la sua disponibilità.
Quali sono i bisogni, le speranze e le aspirazioni della maggioranza della società italiana in tema di diritti civili?
Della maggioranza non so. La mia speranza è che la sfera dei diritti civili si estenda fino al punto in cui non provoca una frantumazione del legame sociale.
Come è mutata la sua idea di libertà, se è mutata, da quando era un militante nei movimenti giovanili della destra a oggi?
Quando facevo politica ritenevo di esser parte di una minoranza che quotidianamente lottava per la sua libertà di espressione. Oggi che è cambiato tutto o quasi, ho mantenuto questo anelito libertario, il che non mi impedisce di sentirmi, anche se il termine è desueto, un patriota affezionato all’identità nazionale e all’identità italiana nello specifico, fondata sulla cifra della bellezza.
Qual è l’esperienza privata o personale che più ha saputo incidere sulla sua lettura della realtà e sulle sue convinzioni ideali e politiche?
Certamente la prima guerra in Iraq, nel 1991, e poi - può sembrare strano - il referendum del 2005 sulla fecondazione assistita. Lì ho capito che alcuni atteggiamenti reazionari della destra non facevano per me.
Cosa non teme del futuro?
Il futuro.
 

Venerdì, 8 gennaio, 2010 - 18:01
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