Dialogo sull’animale più libero e spaventato

di Maria Pamini

Edoardo Boncinelli e Giulio Giorello, Lo scimmione intelligente. Dio, natura e libertà, Rizzoli, 2009, pp. 220, euro 13,50

“La logica nasce davvero come dialogo”, afferma Giulio Giorello nel suo ultimo libro, scritto proprio in forma dialogica con Edoardo Boncinelli, una formula intesa ad accompagnare il lettore attraverso alcune tappe che vanno dalla definizione dell’homo sapiens, lo scimmione intelligente, alla individuazione di quella che è la sua qualità distintiva, la libertà.
Filosofo il primo e biologo il secondo, il punto di partenza del loro discorso è “l’idea pericolosa” di Darwin che la creatura umana è “parente stretta degli altri animali, molto più che degli angeli o dei diavoli”. Quindi, tra noi e la scimmia nessuna cesura, solo una differenza di grado di sviluppo. L’uomo si sente diverso (superiore?) e per Boncinelli “c’è voluta una lotta quasi mortale per asserire che il cervello è un organo come gli altri. Questo è il pelo che il lupo sapiens ha perso, alla fine. Il vizio è che il cervello deve essere comunque qualcosa di eccezionale”.
La diversità dell’uomo si esprime in modo peculiare nella sua libertà, definita qui in senso fenomenologico e non ontologico come “una grande varietà di risposte possibili agli stessi stimoli” ambientali grazie alla ricchezza di connessioni del nostro sistema nervoso, tanto che la conclusione paradossale è “che tale libertà dell’anima si basa in definitiva sull’ignoranza”. Nel suo sentirsi speciale l’uomo ha l’orgoglio di sentirsi libero rispetto tutte le altre specie animali, ma nello stesso tempo ha paura, perché in realtà quello che cerca è un indirizzo, ciò che per l’animale è l’istinto, che gli dice sempre cosa fare. Davanti ad un’infinità di scelte l’uomo, spaventato, “si inventa precetti, si inventa il sacro, che è un sostituto intellettuale collettivo dell’istinto animale”.
Il ragionamento dei due autori verte in gran parte proprio sull’importanza dell’emancipazione da concetti filosofici, da a priori che spesso, in passato, non sono stati che gabbie per l’agire umano. Oggi, grazie anche alle recenti scoperte delle neuroscienze, “leggere la mente” è diventato più di competenza dei neurofisiologi che dei filosofi e forse questo potrà in parte liberarci da dipendenze metafisiche ingannevoli. Per Giorello “dovremmo forse insistere non sul fatto che dobbiamo avere valori comuni, ma su quello meno impegnativo che nella pratica abbiamo interessi convergenti. Non abbiamo bisogno di una ontologia dei valori; ci basta una metodologia delle preferenze”.
Un libro sicuramente ricco di spunti che però, a volte, lascia insoddisfatti perché non arriva in fondo alle tante questioni sollevate, come quella di quanto la scienza moderna abbia concorso nello sviluppo della democrazia. Boncinelli richiama il fatto che “lo spirito della scienza è prossimo al cuore della democrazia. Qui come là si richiedono razionalità, lealtà, spirito critico, inclinazione al dialogo, ricorso minimo, non dico nullo ad assunzioni a priori, e soprattutto disponibilità a cambiare idea”.

 

Mercoledì, 29 luglio, 2009 - 18:50
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