Indagine Istat

Disabili: tre milioni di sconosciuti

di Alberto Zuliani

Una realtà sociale immensa, della quale si sa poco e per la quale si fa ancora meno

Il fenomeno della disabilità è relativamente poco studiato da noi. Soltanto recentemente sono state prodotte informazioni affidabili e abbastanza dettagliate derivanti da indagini di campo condotte dall’Istituto nazionale di statistica. Si tratta, in particolare, dell’indagine sulle condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari condotta nel 2004-2005 e dell’indagine approfondita di ritorno effettuata nel 2004 su quanti avevano dichiarato nella precedente indagine del 2000 di essere disabili. Recentemente, in occasione della ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, le Camere hanno istituito un Osservatorio nazionale che non è stato ancora attivato. Sulla base delle diverse informazioni disponibili, si perviene a stime sufficientemente attendibili ed ormai consolidate relativamente al numero di persone disabili. Fra coloro che vivono in famiglia è utile distinguere tre gruppi: bambini sotto i 6 anni; persone con 6 anni e più con disabilità non psichiatrica; persone con disabilità di tipo psichiatrico. All’interno del secondo gruppo è possibile stimare la componente di disabilità congenita o indotta da malattie e da traumi intervenuti in età non anziana, approssimata per difetto con il numero di coloro che hanno meno di 65 anni, e la componente della disabilità dovuta all’età, approssimata per eccesso con il numero di coloro che hanno 65 anni e più. Inoltre, occorre tenere conto delle persone che vivono stabilmente in istituti. Queste ultime, paradossalmente, sono le meno conosciute. Riguardo ai diversi segmenti si giunge alle stime seguenti: Bambini disabili sotto i 6 anni che vivono in famiglia: circa 50.000. Le informazioni sono desumibili dai tassi di prevalenza alla nascita e dai dati sulla presenza nelle scuole. Persone disabili da 6 a 64 anni che vivono in famiglia: circa 550.000. Le informazioni sono tratte dalle indagini dell’Istat. Persone disabili con 65 anni e più che vivono in famiglia: circa 2.100.000 delle quali circa 1.200.000 di 80 e più anni. Le informazioni sono tratte dalle indagini dell’Istat. Persone disabili psichiatriche: circa 500.000. E’ possibile che queste ultime possano sovrapporsi, in qualche misura, a quelle già considerate in precedenza. Le informazioni sono tratte dalle indagini dell’Istat e dall’elaborazione delle schede di dimissione ospedaliera. Persone disabili che vivono in istituti: circa 300.000. Le informazioni sono tratte da indagini dell’Istat e in particolare da quella sui presidi residenziali socio-assistenziali. 4. Si tratta dunque, in complesso, di circa 3 milioni di persone con disabilità comunque importanti, seppure a diversi livelli. I gravissimi, stimati sulla base delle indennità di accompagnamento erogate, sono circa 1.500.000. Alla stessa dimensione si arriva considerando coloro che associano difficoltà sensoriali, nel movimento e nelle funzioni quotidiane: 1.025.000 associano due difficoltà e 290.000 tutte e tre. 5. Un problema particolare è rappresentato dal “dopo di noi”. Si stima per eccesso (l’ipotesi adottata è che la speranza di vita delle persone disabili alle diverse età sia uguale a quelle relativa all’intera popolazione di età corrispondente) che il 50% delle persone disabili vivrà senza genitori e quindi senza il loro sostegno per venti anni in media. 6. Ogni disabilità è gravosa per le persone e per le famiglie. Tuttavia, le diverse situazioni devono essere graduate ai fini del livello di intervento che si intende effettuare. E’ questo l’orientamento che viene adottato in quasi tutti i paesi. 7. In quelli che hanno attivato forme assicurative pubbliche e private per il sostegno di lunga durata (long term care, LTC), come ad esempio Germania e Francia, la valutazione della situazione economica delle persone disabili, ed eventualmente di quella delle loro famiglie, un’altra variabile che potrebbe essere considerata ai fini dell’erogazione della prestazione, viene fatta al momento della contribuzione. Le disposizioni dettate dalla Germania, riguardo sia all’entità della contribuzione sia all’erogazione delle prestazioni, sono particolarmente articolate e interessanti e rappresentano un modello al quale ispirarsi. 8. Sia in Francia sia in Germania sono possibili l’assicurazione pubblica e, se si ha un reddito annuo superiore ad un certo ammontare, l’assicurazione privata. In Francia l’assicurazione privata è particolarmente diffusa ed articolata nelle forme. I premi per l’assicurazione privata sono, in generale, limitati superiormente. 9. La spesa per l’assistenza rappresenta in Italia l’1,5% del pil, in Germania l’1,7%, in Francia l’1,8%, in Danimarca il 4,2%, in Svezia il 4,5%. La spesa per LTC assorbe da noi circa l’1, 6% del pil (dato riferito al 2005): 0,8% per la componente sanitaria; 0,65% per l’indennità di accompagnamento e 0,14% per altre prestazioni. Per le persone con 65 anni si impegnano circa i due terzi della spesa complessiva, cioè l’1,07% del pil. 10. Se si escludono gli inabili al lavoro, il tasso di occupazione fra le persone disabili di età compresa fra 15 e 64 anni è stimato pari a 31%. Per le persone non disabili nella stessa classe di età è di 60%. Le donne sono discriminate anche fra le persone disabili. Il tasso di occupazione è infatti 19% per le donne e 46% per gli uomini. Per le persone non disabili le corrispondenti percentuali sono pari a 47% e rispettivamente a 73%. 11. La legge n. 68/1999 prevede quote di riserva di posti di lavoro per le persone disabili nel settore pubblico e in quello privato. Le quote non sono coperte integralmente. Il tasso di inadempienza è stimato intorno a 40% e risulta più elevato per le grandi imprese (con oltre 50 addetti) rispetto a quelle con 15-50 addetti. 12. Una ricognizione per 66 società quotate ha mostrato che soltanto 11 presentano il bilancio sociale. Di queste 8 indicano il numero di dipendenti disabili. Essi rappresentano circa il 50% della quota di riserva. Ordinario di statistica,Università di Roma “La Sapienza”,presidente associazione “Dopo di noi”. Fa parte del gruppo di lavoro sulla disabilità dell’Associazione Luca Coscioni

Mercoledì, 11 novembre, 2009 - 17:20
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it