E adesso facciamo chiarezza

 Il sistema elettorale italiano è antidemocratico, discriminatorio, antipolitico: questo è un dato di fatto. Gli eventi di queste ultime settimane, in ultimo il caso Milioni, possono solo riconfermare l o stato d ei fatti. Noi lo sappiamo, è indispensabile appellarsi alla democrazia quando ci si trova di fronte all’illegalità. Peccato che oggi questo avvenga solo quando è la posizione dei più potenti ad esse re me ssa in dubbio. In questo caso allora è giusto attaccare burocrazia che rallenta il decisionismo politico, i vizi di forma, le “ for malità” ostentate . Per quanto ci riguarda, vogliamo suscitare dubbi e sospetti rispetto ad un comportamento politico p oc o chiaro dando allo stesso tempo delle risposte semplici, chiare e dirette fornendo FATTI, n on illazioni da comizio. Gli avvenimenti che hanno acceso la p o l emi c a di queste ultime setti mane sulle candidature regionali sono un ottimo punto d i partenza. Per dovere di c hiarezza r i percorriamo brevemente gl i accadimenti politici di questo ultimi giorni. Scoppia il caso Formigoni. Marco Cappato presenta un ricorso per l'irregolarità nella raccolta delle firme sul listino del candida top residente Formigoni "Per la Lombardia". Grazie alla denuncia d ei Radica li, la Corte di appello riscontra l’irregolarità de l l’autenticazione di 514 firme. Senza queste firme, la lista Formigoni no n può raggiungere il numero di so ttoscrizioni richieste per la ricandidatura del presidente e delle liste collegate. Ora Formigoni richiede un ulteriore c o nt ro l l o delle liste, appellandosi ai gravami della burocrazia, aspetto peraltro già messo in evidenza dai Radicali in più occasioni. Alfredo Milioni e la consegna mancata. Ore 12:30, Ufficio Centrale Elettorale: a mezzo’ora dal termine ultimo imposto per la consegna delle firme da parte dei candidati, Milioni e Polesi si rendono protagonisti di un fatto increscioso. Dopo essersi assentato per motivi poco chiari, Milioni, firme alla mano, tenta di entrare a più riprese; nel contempo Polesi attira l’attenzione dei Carabinieri mentre rimaneggia le firme elettorali. Diego Sabatinelli e Atlantide Di Tommaso si rendono conto dell’accaduto, lo filmano con il telefonino e si stendono simbolicamente a terra per controllare altre eventuali illegalità. Alle ore 13:00, il magistrato Duranti, che aveva già disposto il presidio dell’area da parte delle forze dell’ordine, invita i presenti ad uscire dall’edificio mettendo così fine alla vicenda. Contrariamente alle accuse della Polverini che disegnano Sabatinelli come un violento antidemocratico, non è stata consumata alcuna violenza a danno dei candidati del PDL. Poi improvvisamente, dopo due giornate che hanno impietosamente falcidiato i candidati pidiellini nel Lazio e in Lombardia, ecco rispuntare la democrazia. Il Partito Radicale, al contrario, difende da anni il rispetto della costituzione e della legalità elettorale, oltre ogni contingenza politica. Mentre il PDL grida i mprovv is a m en t e all’insopportabilità della burocrazia, nelle ultime settimane, la Lista Bonino Pannella si è concretamente impegnata a denunciare d i s c r i m i n a z i o n i inaccettabili, e chiedere modifiche di queste ordalie burocratiche. Nessuno ci ha ascoltato: al punto che Emma Bonino ha deciso di farsi carico anche fisicamente di una lotta dura e portare avanti una battaglia ben più ampia che coinvolge: • l’immodificabilità degli elementi fondamentali del diritto elettorale, evitando modifiche e manipolazioni ad ogni tornata elettorale e realizzando concretamente l’impegno preso dal Consiglio Europeo e dal Governo italiano con la dichiarazione del 13 Maggio 2004 (vd. caso Mussolini); • l’impiego delle risorse internet che conferiscano credibilità, trasparenza e giustizia alle pratiche elettorali, responsabilizzino il politico come il cittadino e riequilibrino le regolamentazioni sulle firme autenticate tra grandi e piccoli partiti, bandendo qualunque genere di discriminazione; • richiamare l’attenzione sull’evidente incostituzionalità dei procedimenti elettorali, da poco ufficializzata dall’intervento di Napolitano che parla di “pasticcio” e poi firma un decreto legge di tutta evidenza incostituzionale ed estraneo alla civiltà del diritto. 

Giovedì, 18 marzo, 2010 - 19:15
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