Figlio illegittimo sarà lei!

di Bruno de Filippis

Parte la campagna "Amore civile", per completare finalmente la riforma del ’75 nel
nome della libert?

 

La riforma del 1975 - Nel 1975, nel corso di una stagione di vitalità travolgente delle tendenze riformiste, fu varato il nuovo diritto di famiglia. Con esso, mutò radicalmente la concezione della famiglia, trasformatasi, da istituzione gerarchicamente organizzata (“il marito è il capo”) in società tra uguali. Per effetto della precedente, ma strettamente connessa, introduzione del divorzio, il matrimonio si era contemporaneamente trasformato da entità indissolubile in istituzione reversibile, dando luogo, nel nostro Paese, “all’inizio dell’era moderna”. I principi su cui la riforma del 1975 si basava furono, in particolare, l’uguaglianza tra uomo e donna e la fine delle discriminazioni nei confronti dei figli nati fuori del matrimonio. Sul primo versante, la riforma risultò fortemente incisiva, anche se ad essa sopravvissero alcune norme tuttora non egalitarie, come quelle relative al cognome della donna sposata e dei figli. Anche dal punto di vista dell’abolizione delle discriminazioni, la riforma operò una radicale trasformazione, stabilendo, con il nuovo articolo 261, la parità dei diritti tra figli legittimi e figli naturali ed abolendo la definizione di “figli illegittimi”, prima vigente. L’art. 261, tuttavia, è destinato ad operare solo nei rapporti tra genitori e figli. Le discriminazioni, nei confronti della parentela, in buona parte rimasero, come dimostrato da successive sentenze della Corte di Cassazione, tese a valutare se, ai fini successori, due fratelli naturali fossero o meno tali (con decisione finale sostanzialmente negativa). La riforma del 1975 attende, su questi e su altri punti. di essere completata. Essa costituì un passo avanti enorme, sulla strada della modernizzazione del diritto di famiglia, ma non una soluzione definitiva. Per molti aspetti, le spinte evolutive furono frenate da altre tendenze e non raggiunsero il proprio compimento (ad esempio, la riforma intendeva abolire in ogni suo aspetto la colpa nelle separazioni, ma, dopo tale abrogazione, la colpa fu indirettamente reintrodotta con l’istituto dell’addebito). Se la riforma fosse stata pienamente realizzata nel 1975, dopo trentaquattro anni essa dovrebbe essere certamente aggiornata, in virtù delle spinte ed esigenze e delle nuove questioni emerse nel sociale. Il problema, tuttavia, prima ancora che l’aggiornamento, riguarda il completamento della riforma. La parità tra i coniugi e, soprattutto, la parità tra i figli, attendono ancora di essere attuate. Nel nostro ordinamento sopravvivono, per figli nati dentro e fuori il matrimonio, due complessi di norme diverse (!), che comportano differenti forme di accertamento dello stato di nascita, diverse regole, diversi diritti e differenti tribunali per giudicarli (!). La riforma del 1975 non sarà completa finché il suo spirito non verrà dei tutto realizzato, ponendo fine a tali discriminazioni.
Giovedì, 12 novembre, 2009 - 12:56
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