La riflessione filosofica

I limiti infondati alla ricerca sugli embrioni

di Eugenio Lecaldano

Scientificamente, eticamente e psicologicamente l’embrione non è paragonabile
alla nozione di persona.

 

Tra i problemi che sono stati più ampiamente trattati dalla letteratura bioetica una particolare rilevanza ha quello che ha a che fare con i limiti della sperimentazione sugli embrioni. (…) mi sembra si possa lavorare su un unico interrogativo: fino a che punto si può riconoscere un diritto morale all’integrità genetica? (…) concretamente dovremo chiederci se, in che forma e in che limiti, il diritto all’integrità genetica dovrà essere riconosciuto dalle nostre leggi. (…) Basta infatti volgerci alla discussione pubblica per accorgerci che in essa prevale largamente l’affermazione che gli embrioni hanno diritto ad una integrità genetica, ovvero a non subire una manipolazione della loro base genetica individuale. (…) Da una parte si collocano coloro che ritengono di poter fare dipendere un apprezzamento dei risultati raggiunti dalla sperimentazione sugli embrioni tenendo conto esplicitamente di quanto essi contribuiscano a rendere più felice la vita umana. Dall’altra troviamo invece coloro che ritengono che ciò che è rilevante nella sperimentazione non sono tanto le capacità positive che essa apre per l’umanità quanto piuttosto le sofferenze che vengono evitate. (…) Larga parte della discussione sulla liceità e sui limiti di una sperimentazione sugli embrioni è dominata da argomentazioni che cercano di derivare la soluzione da una ricostruzione precisa della natura che sarebbe propria dell’embrione umano. Da una parte troviamo dunque i moralisti cattolici (…) che cercano i fare valere in tutti i modi la tesi che l’embrione fino dal concepimento è persona (o che comunque va trattato come tale); dall’altra troviamo molti ricercatori impegnati nel campo della genetica e dell’embriologia che cercano di fare valere (…) un diverso tipo di statuto distinguendo tra la natura del cosiddetto preembrione e quella dell’embrione. In definitiva pur contrapponendosi nel modi di ricostruire lo sviluppo embriologico e dunque relativamente al momento in cui esso diventando persona va tutelato nella sua intangibilità, queste diverse posizioni condividono l’assunzione che una sperimentazione che ricada sulla persona (si tratti anche di una persona allo stato nascente) è inaccettabile in quanto lesiva della sua libertà o dignità. Inoltre queste linee condividono un’assunzione ancora più forte, ovvero che sia legittimo parlare di persona attribuire questa nozione anche a livello biologico e che quindi l’ambito di definizione della persona coinvolga il campo dell’ontologia, ovvero possa essere ricondotta a ciò che è. Per quanto riguarda la tesi che l’embrione sia una persona (o non sia una persona) va subito chiarito che tale impostazione è inadeguata laddove non rende esplicito che la nozione di persona non è parte del linguaggio di una qualsiasi scienza naturale (biologia, ecc.), ma è piuttosto una nozione che rientra nell’universo di discorso della metafisica e dell’etica. (…) nel senso che nessun tratto presentato come definiente della persona, sia esso metafisico come l’anima o fisico come il cervello o psicologico come la memoria, mette in condizione di chi lo considera come decisivo di evitare paradossi e dunque di rendere conto adeguatamente degli usi di questa nozione. Va dunque privilegiata l’alternativa che guarda alla nozione di persona come una nozione complessa. (…) Una tesi filosofica più debole in nome della quale si sostiene spesso la doverosità di tutelare eticamente fin dal concepimento l’embrione umano è quella che fa uso della categoria di persona potenziale. (…) Le critiche all’uso della nozione di «potenzialità» nel contesto dello sviluppo della vita umana sono molte. La più nota è quella avanzata da Singer che avverte che se dobbiamo tutelare tutto ciò che potenzialmente può portare alla nascita di un essere umano, allora non si capisce perché fermarsi al momento del concepimento. La tutela si potrà spingere ancora più indietro in quanto anche nello sperma e nell’ovulo potremo trovare qualcosa di potenzialmente in grado di far nascere una persona umana. (…) Va poi ricordata un’altra difficoltà a cui va incontro il tentativo di derivare un diritto morale dell’embrione a non essere toccato nel suo patrimonio genetico da un presunto diritto naturale di tutti gli esseri umani ad una identità non manipolata.(…) Difficile è infatti identificare quale è l’io su cui si interverrebbe, tenuto conto che in genere a livello embrionale esso non è costituito e che comunque l’intervento è rivolto a trasformarne la natura prima che esso nasca.(…) una prima via di cui dobbiamo occuparci è quella abitualmente percorsa che esclude la possibilità che gli embrioni vengano prodotti con il solo obiettivo di sottoporli a sperimentazione. Dunque in ogni caso gli unici embrioni in provetta che dovremmo avere, e che dunque dovrebbero esistere, sono quelli che vengono prodotti al’interno di una procedura con finalità procreative che vengono detti embrioni soprannumerari. Dietro la tesi del divieto di creare embrioni direttamente per la sperimentazione vi è la ripresa di un argomento etico che si fa risalire alla Critica della ragion pratica di Kant: il principio al quale dobbiamo ispirare la nostra condotta nei confronti degli altri esseri umani è sempre quello di considerarli come fine e mai come mezzo. Dunque la produzione di un embrione al fine esclusivamente di condurre su esso una qualche forma di sperimentazione significherebbe trattare solo come mezzo un essere umano o una persona potenziale.(…) si rileva che la seconda formula dell’imperativo categorico di Kant è richiamata indebitamente, dato che essa non esclude la prospettiva di considerare un essere umano come mezzo. In effetti essa suona: «Agisci in modo tale da trattare l’umanità sia nella tua stessa persona, come nella persona di chiunque altro, sempre allo stesso tempo come fine, mai semplicemente come mezzo». (…) Infine si sostiene che vi sono dei problemi aperti quando si tratta di separare con nettezza la creazione di embrioni per garantire la riuscita della procreazione assistita dalla creazione di embrioni a soli scopi sperimentali. Sulla difficoltà di tracciare a questo proposito una distinzione netta e definitiva insiste, ad esempio, Singer. Singer espone in Ripensare la vita un caso di sperimentazione avvenuto nello Stato australiano di Vittoria. Si tratta di una sperimentazione che ha portato a distinguere il momento il cui lo sperma entra nell’ovulo da quello in cui i materiali genetici dello sperma e dell’ovulo si uniscono. Dopo che si è realizzata questa sperimentazione si è giunti a modificare la stessa legge sulla sperimentazione sugli embrioni dello Stato di Vittoria in quanto non prevedeva una fattispecie del genere. È infatti sembrato che una sperimentazione ad hoc rivolta a seguire il momento di penetrazione dello sperma nell’ovulo prima della loro unione potesse essere consentita costituendo un’eccezione significativa al divieto generale. Il caso presentato da Singer mostra come la distinzione tra soprannumerario e ad hoc sia tutt’altro che definitiva e netta e possa essere sottoposta a revisione sulla base delle nuove ricerche.(…) A chi accetti poi la produzione di embrioni soprannumerari per la soluzione delle questioni della sterilità c’è da domandare perché consideri quella della cura della sterilità l’unica ragione in grado di giustificare la produzione di embrioni e dunque che consenta di trattarli come mezzo.  
Giovedì, 12 novembre, 2009 - 12:51
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