I Radicali in Rete

di Marco Cappato

Libera condivisione e peer-to-peer, nuove tecnologie al servizio della democrazia, cancellazione dei dati personali “superflui” già accumulati dai fornitori di accesso telefonici ed internet

La dimensione tecno-digitale delle libertà individuali non è più una questione del futuro, ma del presente della politica, della società e della comunicazione. Quando si parla di creazione e trasmissione di materiale su supporto informatico, è ormai acquisito che quasi tutto ciò che si vuole fare si può fare sempre meglio e più velocemente. Se questo è scontato, ciò non significa che la nuova frontiera digitale assomigli a prateria vergine da conquistare. Quei soggetti che sono già forti nella realtà “fisica” non restano a guardare. A partire dallo Stato, che cerca di perpetuare il proprio potere anche negli aspetti deteriori: c’è, ad esempio, lo Stato che vuole trasferire l’Ordine dei giornalisti e le regole sulla stampa anche per i blogger. Più in generale, ci sono i tentativi di “tecno-controllo”, e nei progetti di sviluppo dell’amministrazione pubblica la parola e-government va per la maggiore mentre si parla – e si pratica - molto meno la democrazia elettronica. La logica è chiara: se lo Stato ti permette di pagare le tasse online è comodo per tutti, ma lo è innanzitutto per lo Stato. Invece, la possibilità di sottoscrivere proposte di referendum e leggi di iniziativa popolare via internet andrebbe a beneficio del cittadino, mentre per lo Stato sarebbe solo un problema. E infatti, non è consentito.
Oggi dobbiamo riflettere su come una associazione di 30-35 persone possa diventare qualcosa di politicamente rilevante. Per riuscire, dobbiamo porci subito un obiettivo che è anche quantitativo. Perché altrimenti, per come funziona la logica dei piccoli gruppi, su 30 persone ci sono 30 sensibilità diverse e ogni cosa fatica a procedere. Un primo aspetto è organizzativo: o si trova il modo di lavorare insieme anche a distanza, oppure un’organizzazione che non ha struttura non si tiene in piedi. Inoltre è utile fissarsi subito obiettivi quantitativi di iscrizione all’associazione, di indirizzario, e anche di un appuntamento. Entro la fine dell’anno l’associazione dovrebbe provare a riunire i nomi più importanti a livello mondiale sugli argomenti di cui stiamo parlando. Nomi e idee che consentano di attrarre altre persone ed attenzione, in modo che la vita politica dell’associazione possa prendere il via in una sala con centinaia di persone interessate.
Soprattutto occorre individuare gli obiettivi della iniziativa politica. La differenza tra un’organizzazione che nasce in ambito radicale e una delle tante in cui si discute di questi temi è data dagli obiettivi politici. Emmanuele Somma aveva individuato un pacchetto, addirittura referendario e di proposte di legge popolare, anche se nelle attuali condizioni di non-democrazia sarebbe quasi impossibile riuscire a vincere un referendum. Il metodo proposto da Somma è quello giusto: avere come riferimento la riforma di leggi dello Stato, per poter poi provocare la crescita degli obiettivi dell’associazione.
E la prima questione da affrontare è quella delle reti peer-to-peer. Abbiamo già depositato come Radicali una proposta di legge in Parlamento sulla possibilità di ricorrere a licenze collettive per liberalizzare il peer to peer e fruire di audiovideo via internet. Vista l’immediatezza e popolarità del tema, con tutti gli utenti toccati direttamente, propongo di riprendere l’iniziativa su questo tema. Avviare la raccolta firme sulla petizione di sostegno a quella proposta di legge consentirebbe anche di creare una prima platea interessata ad appuntamenti su quell’obiettivo specifico. Si possono poi aggiungere altri obiettivi, alcuni dei quali portati avanti con proposte di iniziativa popolare, come nel caso del software libero nelle amministrazioni locali, l’anagrafe pubblica degli eletti, la democrazia elettronica, la possibilità di attivare gli strumenti di democrazia diretta attraverso la rete e non soltanto con timbri e moduli cartacei.
Sulla questione privacy, una proposta di legge è stata presentata con la collaborazione di Marco Calamari e riguarda la distruzione dei dati dei cittadini raccolti e non più necessari per l’amministrazione pubblica: la distruzione dei dati personali di traffico telefonico, di traffico internet, che sono già in accumulati in modo superfluo e gestiti dai fornitori di accesso telefonici ed internet. Potremmo attivarci anche con azioni di disobbedienza civile, richieste di massa di cancellazione, che mettano in difficoltà coloro che detengono - in parte legalmente, in parte illegalmente - una immensa massa di informazioni.
Su tutti questi fronti, in Svezia un partito nato dal nulla, che presenta una piattaforma sul tema della libertà di circolazione dell’informazione e del materiale digitale, prende oltre il 7 per cento dei consensi. È chiaro che è successo qualcosa nella società. Certo, è bene non fare gli imitatori, anche perché in Italia non sarebbe possibile un risultato simile, per il semplice fatto che non c’è democrazia. Anche per questo è utile l’ancoraggio all’analisi e alla prassi radicale. È evidente che nel momento in cui lo Stato cerca di inseguire milioni di persone che scaricano musica da internet, ci sono quantomeno le potenzialità perché qualcosa di simile a “blocco sociale” prenda coscienza di sé e si batta per i propri interessi e diritti, sia di fruitori di servizio che di produttori e cittadini.
Agorà Digitale dovrebbe avere come punto di riferimento esplicito il Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito, proprio per questi tre aggettivi che rappresentano un marchio di fabbrica che potrebbe rendere anche questa organizzazione più utile. Nonviolento: perché ad esempio, proprio con Somma e Fabrizio Veutro, nel 2004, facemmo una disobbedienza civile davanti a cinque poliziotti della polizia postale nella sede del Partito radicale, scaricando il film Blade Runner – al tempo ci mettemmo un giorno e mezzo – e autodenunciandoci, in dissenso rispetto a quello che allora era il “decreto Urbani” e che poi divenne Legge Urbani. E ciò mi fa ritornare al fatto che in Italia non c’è democrazia. Infatti, non voglio dire che se ci fosse stata conoscenza e informazione avremmo già allora fondato il Partito dei Pirati, ma certo quella fu una iniziativa anticipatoria delle cose che sono successe dopo. Transnazionale: E’ importante sapere cosa succede a livello internazionale e agire. Può essere una petizione al Parlamento europeo o a livello transnazionale, che ci faccia anche recuperare l’handicap di non avere eletti direttamente Radicali al Parlamento europeo. Transpartitico: rispetto all’esigenza di muoversi trasversalmente, il connotato “radicale” dell’associazione è un valore aggiunto, che rende più facile – e non più difficile - far iscrivere altri all’associazione o sottoscrivere un’iniziativa. Rivendicare il connotato radicale è utile per gli obiettivi dell’associazione.
 

Mercoledì, 29 luglio, 2009 - 16:55
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