La politica in Italia

Il degrado delle istituzioni fa diventare il cittadino plebe

di Emma Bonino

Emma Bonino: “Le nostre lotte non sono eliminate dal dibattito pubblico: non c è un
radicale su nessuna iniziativa che abbia avuto un secondo di qualunque telegiornale
di destra o di sinistra”

 

Voglio svolgere questo mio intervento considerando innanzitutto il contesto politico italiano in cui si collocano le nostre battaglie, e quindi con quali alleati, come e con quali strumenti portarle avanti, visto che a noi paiono, e ai cittadini italiani sembrano, l’a b c di una democrazia liberale. Io ho ascoltato con attenzione l’intervento di Debora Serracchiani. Lei onestamente ha detto: “io milito in un partito, e sono un dirigente di un partito, il Partito Democratico, che ancora ha dell’imbarazzo ad affrontare questi temi (del testamento biologico, della ricerca scientifica) e io stessa vorrei creare una situazione in cui non ci fosse più quest’imbarazzo”. Io lo capisco, solo che la conseguenza di questo imbarazzo irrisolto è che diventa per altri, per esempio per me, imbarazzante dialogare. Non si sa francamente con quale anima o linea politica dover parlare. In realtà lo snodo di questa involuzione della politica nel nostro paese ha a che fare con la rappresentanza e quindi con il sistema elettorale. Anagrafe pubblica eletti e nominati – Siamo convinti del fatto che oltre che nella vita civile e sociale, la persona deve essere al centro anche della vita politica . Da qui la tesi del Collegio uninominale piccolo, da qui il fatto che i candidati siano noti e che la gente conosca vita morte e miracoli dei propri candidati. È in questo senso la grande l’iniziativa che anche li ha trovato una risposta più che tiepida, sull’anagrafe pubblica degli eletti. Sistema elettorale - Credo, quindi, che lo snodo del sistema elettorale è uno snodo ineludibile se vogliamo girare pagina in qualche modo. Noi viviamo nella degradazione istituzionale italiana. Una situazione in cui il cittadino diviene popolo, poi diventa pubblico e alla fine senza accorgersene diventa plebe. E la sfida culturale nostra alla fine è fare il cammino inverso. Ci vuole uno sforzo culturale e politico, perché senza cultura è difficile far politica e senza fare politica è impossibile amministrare in modo efficiente ed efficace. Testamento biologico - Come è pensabile che ancora confondiamo reato con peccato. Come è pensabile che quello che per alcuni o per molti è peccato possa o debba o si voglia avere l’arroganza di farlo diventare reato per tutti? C’è voluto Fini a dire che quella è una legge da stato etico. Ora guadagnare tempo per un nonviolento è sempre fondamentale, non per perdere tempo ma per guadagnare tempo alla conoscenza , alla consapevolezza e all’informazione se fosse mai possibile in questo paese. Ma proprio perché venga guadagnato e non sprecato un tempo di lotta e di iniziative bisogna che questo periodo venga riempito di iniziative. Noi abbiamo proposto il registro dei testamenti biologici a livello locale, altri possono avere qualsiasi altra iniziativa politica, l’importante è che non sia tempo vuoto, tempo sprecato, ma tempo di chiamare a raccolta i cittadini. Sulla Ru486 - Ci troviamo infilati in una situazione kafkiana su una presunta indagine conoscitiva sulla RU486… secondo la tesi che così siamo tutti meglio informati: ma questo non regge. A parte il fatto che internet, google, decine di libri da decenni dicono che la RU 486 è utilizzata in tutta Europa, ma poi alla fine ci si infila in una situazione in cui le istituzioni non hanno più chiarezza di chi fa che cosa e ognuno pretende di fare tutto. C’è un’Agenzia che si occupa dei farmaci che fa il suo lavoro da decenni e non oso pensare quale sia il dibattito di colleghi parlamentari su questa materia; ma perché improvvisamente dobbiamo pretendere tutti di essere scienziati e esperti di farmaci? Ognuno deve fare il suo mestiere. È fondamentalmente strumentale il fatto che ancora non si era decisa l’indagine conoscitiva, che già il Presidente Tommasini, scrivendo all’Aifa, dice: “Cari signori dell’Aifa, nel rispetto delle istituzioni, posto che noi stiamo studiando, siamo in ritardo, ma stiamo accelerando, fermate la commercializzazione, perché dobbiamo imparare”. Ma se caschiamo in questo pendio scivoloso, dove ci fermeremo? C’è confusione dei ruoli e delle cariche istituzionali, è come se il parlamento o il governo decidessero una grande opera e poi pretendessero di dire quanto cemento armato, quanto ferro e quant’altro serve per l’opera. Il Regime dell’informazione - Detto questo ci troviamo in una situazione complicata, queste lotte trovano poco spazio di dialogo nel nostro paese, e anche a rischio di sembrarvi la solita radicale piagnona io voglio darvi un dato solo di pluralismo dell’informazione di destra come di sinistra, gli ultimi dati dicono che da settembre ad oggi (17 ottobre) non c è un radicale su nessuna iniziativa che abbia avuto un secondo di qualunque telegiornale di destra di sinistra di sopra di sotto. Quindi questo contesto italiano pesa come un macigno sulle idee e sulle iniziative che stiamo portando avanti. Noi dobbiamo portarle avanti persino in un momento in cui ci vengono meno alcune sponde istituzionali in cui fare iniziativa politica. Vedete noi dopo trent’anni non siamo più presenti al Parlamento europeo e devo dire che non apprezzo e non ho apprezzato questa semplificazione autoritaria del quadro politico, così come è stata definita, imponendo sbarramenti al 4%, che di per se non sono niente di tragico, ma che calati nella realtà italiana sono un ulteriore tassello di una semplificazione autoritaria e quadro politico, messi poi in Europa non avevano neanche un granchè senso. Biotecnologie verdi - Per concludere con i temi dell’Associazione Luca Coscioni, non voglio esimermi e voglio dire quello che penso anche qui su temi collaterali, anche perché lo ha già accennato Marco Boato e io non voglio sottrarmi. E io dico che una associazione che si batte per la libertà scientifica non può né deve avere pregiudizi su ricerche scientifiche per esempio di biotecnologia verde, non è pensabile che le possa avere, cosi come non ne deve avere per sino su ricerche in campo nucleare tanto per intenderci. L’utilizzo dei risultati delle ricerche può essere un altro discorso. Credo che l’Associazione Luca Coscioni questo metodo lo stia dando. Laicamente confrontarsi, io credo, farebbe bene a tutti.

 

Giovedì, 12 novembre, 2009 - 11:45
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