Il mio sì “Pdl” per la cannabis palliativa

di Tina Santoro

Maurizio Saia, senatore del Popolo delle libertà, racconta il suo modo di vedere
le questioni etiche. Vicino a Fini, un’altra voce della corrente liberale di destra

«Vengo da un'esperienza ultratrentennale nella destra, sono di estrazione cattolica. Cosa ci faccio qui?». Così si introduce il Senatore della maggioranza, Maurizio Saia, al Convegno tenutosi a Firenze il 26 settembre scorso sulla libertà di accesso ai farmaci cannabinoidi da parte dei malati. Una storia particolare la sua, caratterizzata da un confronto diretto con la malattia che lo ha portato ad essere favorevole all'introduzione in Italia di una legge sulle cure palliative. «Ho riflettuto molto sulla mia posizione – aggiunge il Senatore – e devo ringraziare molto mio fratello che probabilmente è di destra, più di quanto non lo sia io. La sua vicenda familiare, però, mi ha permesso di avere oggi posizioni a favore dell'impiego di cannabinoidi per uso terapeutico» (il fratello Roberto Saia, è medico e chirurgo, ndr). La sensazione che ha il Senatore, affrontando questo argomento, è che spesso a prevalere siano le posizioni di parte, di quell'ambiente cattolico fermo su opinioni, ormai, di retroguardia. Prosegue aggiungendo che in politica a volte ci si dimentica di vivere emotivamente - più che ideologicamente - certe questioni, una di queste è appunto quella delle terapie del dolore per malati terminali. «Io sono stato uno dei quattro che ha votato contro il ddl Calabrò sul testamento biologico e mi rendo conto che dominano, nel mio partito come in altri, i condizionamenti ideologici. Ciò può accadere se non si sono vissute situazioni personali». Questa sua visione laica della politica, il Senatore Saia la conferma aggiungendo che in temi come il testamento biologico e la cannabis terapeutica lo Stato non può scegliere al posto del paziente e dei suoi familiari. Riguardo al disegno di legge sulle cure palliative che dopo l'approvazione alla Camera, arriverà presto al Senato, Maurizio Saia è fermo sul suo punto di vista: «il disegno di legge ci farà uscire dal vuoto normativo in cui versa questo Paese, ma è necessario non creare equivoci che risulterebbero un ostacolo alla sua approvazione, cioè bisogna distinguere la cannabis per uso ricreativo da quella per uso farmacologico ». Per le terapie del dolore con i cannabinoidi, sarà d'obbligo, secondo il Saia, salvaguardare l'esperienza che con fatica si è acquisita in questi anni e stabilire specializzazioni post-mediche specifiche. «Questi sono punti che dovranno essere definiti: in futuro – precisa – i farmaci cannabinoidi dovrebbero essere dati gratuitamente ai malati terminali ». Attraverso il provvedimento anticrisi, sono stati stanziati 50 milioni di euro in più per queste cure che andranno alle regioni, che qualora non adempissero al loro compito verrebbero sanzionate, fino al commissariamento. «Il nostro è un Paese strano - conclude Maurizio Saia – dove lo Stato è debole con i più forti e forte con i più deboli». Un approccio sbagliato, secondo lui, che è deviante rispetto all'obiettivo che dovrebbe perseguire, ovvero: «fare qualsiasi cosa per alleviare le sofferenze della gente». In materia di terapie del dolore e cure palliative, più che mai

Giovedì, 10 dicembre, 2009 - 18:10
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