Il Nobel che disse grazie a Luca Coscioni

“Luca è uno dei rari casi in cui la natura umana, tanto giustamente criticata nelle sue molteplici manifestazioni negative, si erge ad altezze che giudicheremmo irraggiungibili. Se l’essere umano può essere questo, allora vi sono ancora speranze per la disgraziata specie alla quale apparteniamo”.
José Saramago

 

“Voglio ricordare José Saramago per il suo sostegno alla battaglia di Luca Coscioni e di noi radicali per la libertà di ricerca scientifica”. Sono le parole di Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale, affidate, il 18 giugno scorso, ad un comunicato per commemorare la scomparsa dello scrittore portoghese avvenuta quello stesso giorno a Tias sull’isola di Lanzarote. Premio Nobel 1998, Saramago aveva 87 anni. Era ammalato di leucemia. Al suo capezzale c’era la moglie, Pilar del Rio. Scrittore prolifico, comunista non pentito e ateo. Dal 2002 è stato presidente onorario dell’Associazione Luca Coscioni.”Con parole semplici e limpide – prosegue la nota - seppe e volle dare un aiuto fondamentale alla nostra battaglia: “Purché la luce della ragione e del rispetto umano possa illuminare i tetri spiriti di coloro che si credono ancora, e per sempre, padroni del nostro destino. Attendevamo da molto tempo che si facesse giorno, eravamo sfiancati dall’attesa, ma ad un tratto il coraggio di un uomo reso muto da una malattia terribile ci ha restituito un nuova forza. Grazie, per questo”. “Ci mancheranno la sua presenza e la sua attenzione. Continueranno le sue parole e le sue opere ad essere con noi, e con tutti coloro che si battono per non far spegnere la “luce della ragione”. Ha scritto in un comunicato Marco Cappato, segretario dell’associazione Coscioni. “Vogliamo ricordarlo - ha proseguito - con le sue stesse parole di quando riconobbe e salutò la forza profetica di Luca e della sua battaglia: “forse il sostegno di un semplice scrittore come me stonerà un poco, o anche troppo, nella lista delle personalità scientifiche che, con i loro nomi e il loro prestigio, suggellano le affermazioni rese da Luca Coscioni. In ogni caso, potete disporre del mio nome. È importante che gli studi sulle cellule staminali siano sempre di più all’ordine del giorno dell’opinione pubblica, per rendere più visibile una situazione di proibizione che alcuni vogliono occultare”.  

 

Luca Coscioni? Il papa lo faccia santo “Perché il Papa fra i 400 nuovi santi non trova un posto anche per Luca Coscioni? Un simbolo di vitalità e coraggio come lui merita una canonizzazione in vita. Si oppone, insieme ai politici più ottusi, alla ricerca con ragioni falsamente morali che nascondono oscuri interessi, permettendo di fatto che milioni e milioni di persone vivano in condizioni subumane, da vegetali. Questo ragazzo meriterebbe di essere fatto santo per la sua voglia di vivere.”
(Josè Saramago, 24 maggio 2004)

“Ricordo il mio incontro con Luca Coscioni avvenuto in un momento della mia vita particolare. Fu davvero indimenticabile anche perché provai un sentimento speciale, una sensazione del tutto particolare. Io e Luca comunicavamo grazie al computer, mi ricordo che lui parlava attraverso un comunicatore. Credo che quello di Luca sia un esempio di coraggio per tutti noi, qualcosa che non va dimenticato.”
Incontro con Marco Cappato, il 14 ottobre 2009 al Teatro Quirino di Roma

“Luca Coscioni non è né un generale a cinque stelle, né una stella del cinema, né un maratoneta, e neppure gli hanno dato il Nobel per la sofferenza. Luca Coscioni è un uomo seduto su una sedia a rotelle che mani mosse dall’amore devono portare di qua e di là perché la malattia non lo riduca a trascorrere il resto della vita davanti all’immagine fissa di una irrimediabile solitudine. Luca Coscioni, oltre ad essere una persona dotata di una brillante intelligenza, è un uomo coraggioso, ben più di quanto avrebbe mai potuto immaginare di se stesso.”
Introduzione a “Il Maratoneta”

“Ho provato un rispetto enorme per questo uomo eroico che persegue un obiettivo davanti al quale la maggioranza di noi si sarebbero già lasciati andare. Luca è uno dei rari casi in cui la natura umana, tanto giustamente criticata nelle sue molteplici manifestazioni negative, si erge ad altezze che giudicheremmo irraggiungibili. Se l’essere umano può essere questo, allora vi sono ancora speranze per la disgraziata specie alla quale apparteniamo.”
Saluto alla prima riunione del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca

Continuiamo a lottare, con la vita sempre
Sono passati nove anni dalla lettera che ha scritto per Luca in cui ci autorizzava a disporre del suo nome: “Purché la luce della ragione e del rispetto umano possa illuminare i tetri spiriti di coloro che si credono ancora e per sempre padroni del nostro destino”.

Pensa che sia cambiato qualcosa da allora?
Non molto credo. Se noi vivessimo in un mondo giusto, capace di non confondere ciò che è bene con ciò che è male, la lotta coraggiosa di Luca sarebbe sfociata in un movimento sociale forse inarrestabile. Non è colpa esclusivamente di Berlusconi: c’è anche l’apatia generalizzata delle persone, che tutto permette, soprattutto se è negativo”.

Ne “Il quaderno” lei dice: “Molte rivoluzioni si sono perse per eccesso di pazienza”. E ancora scrive di preferire l’impazienza alla speranza. E’ stata forse quell’impazienza di Luca, quel suo ripetere di non aver tempo che lo ha coinvolto nella sua battaglia?
“Luca aveva ragione, il tempo se ne va, il sentimento di frustrazione divora gli spiriti migliori. In ogni caso, superiamo le nostre debolezze e continuiamo a lottare”.

Si parla sempre di speranza da dare ai malati, ma leggo che per lei speranza è parola da non usare. Preferisce parlare di giustizia. Una terra dove, lei ci suggerisce, la speranza potrebbe non servire. Secondo lei di cosa hanno bisogno i malati?
Per quanto possibile, naturalmente, cercare la loro guarigione. È vero che io non amo la parola speranza, così come mi piace poco la parola utopia, ma non ci si può permettere di far perdere quel confine che resta alle persone malate: l’aspettativa. “Dal corpo dei malati al cuore della politica” rappresenta il nostro filo rosso, ma è anche una frase carica di significati.

Ci rivolgiamo al poeta: gliene viene in mente un’ altra?
Con la vita, sempre.
Parte di un’intervista rilasciata a febbraio per Agenda Coscioni
 

Martedì, 6 luglio, 2010 - 14:38
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