Il proibizionismo sulle cure

di Claudia Sterzi

L’introduzione dei cannabinoidi in Italia è ancora lontana dall’effettiva attuazione. I malati per accedere a queste cure costretti a una corsa a ostacoli. Il nostro soccorso civile al servizio del diritto alla libertà di cura

Situazione attuale - Nel 2007, con il decreto ministeriale del 18 aprile, sono stati inseriti nella Tabella II, sezione B delle sostanze stupefacenti e psicotrope utilizzabili come farmaci, due principi attivi derivati dalla cannabis, uno naturale, il delta 9 tetra idro cannabinolo, e uno sintetico, il nabilone. Ciononostante, a distanza di due anni, l’affermazione contenuta nel sito del Ministero della salute: “L’introduzione dei cannabinoidi nella Tabella II, sezione B delle sostanze stupefacenti e psicotrope rende possibile utilizzarli nella terapia farmacologica (terapia del dolore, sclerosi multipla)” è ben lontana dall’ effettiva attuazione.
Reale accesso ai farmaci cannabinoidi - I malati che intendono curarsi con i farmaci cannabinoidi incontrano una serie di difficoltà, aldilà dell’apparente semplicità della procedura, che iniziano con la ricerca di un medico informato, continuano con lunghe attese di mesi e si concludono con forniture non continue e costosissime. L’incoerenza regna sovrana, e se a Roma, per esempio, o a Bolzano, è possibile ottenere farmaci cannabinoidi gratuitamente, in altre città riesce difficile anche trovare un medico che sia sufficientemente informato e possa prescriverli.
A seconda della zona e della ASL di appartenenza le difficoltà, le procedure e i prezzi variano; la disinformazione della classe medica e dei farmacisti è pressoché totale. Il Ministero della Sanità non ha dimostrato fino ad ora alcun interesse alla vicenda, eppure l’efficacia dei farmaci cannabinoidi nella terapia di gravi patologie è dimostrata. Anche se il principio attivo è ormai nella Tabella B, manca ad oggi il riconoscimento dell’AIFA per i farmaci preparati con tali principi, non esiste una ditta italiana che si faccia carico della produzione e registrazione di un farmaco italiano, e solo poche ditte riescono ad importare la materia prima, cioè le infiorescenze della canapa, come preparato galenico.

Terapia del dolore e cure palliative - Fra gli usi dei farmaci cannabinoidi, di grande rilevanza è il ruolo svolto nelle terapie del dolore e delle cure palliative. I cannabinoidi hanno dimostrato in molti studi un’efficacia paragonabile a quella dei cosiddetti “oppiacei minori” ed un’azione sinergica con gli oppioidi, rispetto ai quali minori sono gli effetti collaterali, e totale la mancanza di mortilità. Purtroppo l’Italia anche in questo è molto arretrata rispetto ad altri paesi europei, sia sul versante della terapia del dolore in generale, sia su quello specifico dei farmaci cannabinoidi.
In Europa - In ben altro modo si muovono altri paesi europei. In Olanda, dal 2003, lo stesso Ministero della Salute ha istituito un ufficio, il Bureau voor Medicinale Cannabis, che segue la coltivazione e la produzione della cannabis, commercializzandola ed esportandola sotto il nome di Bedrocan e altri. In Austria, nel 2008, il Parlamento ha approvato un regolamento sull’uso della cannabis medica, e apposite agenzie hanno il permesso di coltivare la pianta a scopi medici; come riportato nell’intervento del presidente dell’ Associazione Sclerosi Multipla Alto Adige, in Austria, a Monaco, una clinica da 106 posti letto coltiva e produce i farmaci cannabinoidi. Molti sono i Governi che si sono pronunciati a favore dell’uso medico di cannabinoidi, per esempio quello inglese, tedesco, svizzero, belga, e, appunto, olandese e austriaco. In Italia il Centro Sperimentale di Rovigo, dove lavora il Dottor Giampaolo Grassi, è costretto a distruggere ogni anno chili di principio attivo non potendolo utilizzare.
Per i malati che cercano di sfuggire alle trappole burocratiche ed economiche dell’approvvigionamento legale coltivandosi qualche pianta di canapa nell’orto o sul balcone, la legge italiana non riconosce alcuna attenuante. Il possesso anche di una sola pianta, per quanto logicamente comparabile con il possesso per uso personale, non perseguibile penalmente, costituisce un reato penale; paradossalmente è meno grave comprare una dose di cannabis al mercato nero, finanziando così il narcotraffico, che coltivarsela a casa propria.

Informazione e soccorso civile - Un problema, dunque, di burocrazia, di distribuzione, di informazione. Un problema che appare ideologico, visto che nessun altro farmaco incontra le stesse difficoltà di approvvigionamento; la demonizzazione e la criminalizzazione della pianta di canapa, iniziata negli anni ’50 (mentre fino ad allora l’Italia era il secondo produttore mondiale), ha prodotto, fra disinformazione e anatemi, fra le altre, anche la conseguenza di rendere impossibile un diritto costituzionale, quale quello della libertà di cura e di terapia. E’ urgente, in attesa di una normalizzazione del commercio, che dovrà comunque avvenire, costituire una rete d’informazione e disponibilità tra medici, farmacisti e pazienti, che renda possibile la prescrizione e l’uso, dove sia opportuno, dei farmaci cannabinoidi.
 

Giovedì, 10 dicembre, 2009 - 16:33
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