Disabilità

Insultante vivere con una pensione di 255 e 31 centesimi di euro al mese

di Furio Colombo

 Essere disabili nel nostro paese rappresenta una grande e grave condizione di solitudine. Chi si occupa di diritti umani e civili negati deve mettere molto avanti nella lista delle cose che non si devono dimenticare questo problema

 C’è un tema al quale vorrei dedicare il mio intervento: ed è quanto poco un paese civile-incivile, civile perché così crediamo di essere, incivile perché poi cosi finiamo per comportarci, un paese civile-incivile come l’Italia dedica al problema della disabilità, al problema di coloro che non sono in linea (ecco cosa è la disabilità), non sono in linea con quella che viene considerata la norma della possibilità di utilizzare la vita ed i suoi strumenti. La disabilità nel nostro paese non è la sola condizione della solitudine, ma certo è una grande e grave condizione di solitudine e chi si occupa di diritti umani, di diritti civili, di diritti di coloro ai quali questi diritti vengono negati, chi si occupa di questi diritti non può non mettere molto avanti nella lista delle cose che non si devono dimenticare ed alle quali ci si deve costantemente dedicare, il problema dei disabili. Nell’occasione di intervenire a questo congresso online, ricordo due nomi perché in modo diverso mi sono cari, uno è quello di Luca Faccio che mi aiuta, mi orienta in tutti i problemi dei disabili, è disabile lui stesso, di grande intelligenza e di appassionato interventismo, che non molla mai, non cede mai non trascura mai nessun dettaglio, sapendo che ogni dettaglio nasconde la trappola dei grandi problemi, quelli in cui improvvisamente la solitudine diventa non soltanto un tormento,ma un immenso problema perché da soli alcune cose non si possono fare, e un altro nome è quello di Alessandra Incoronato che è una di quelle persone a cui il nostro paese non dedica scuole, non dedica strade ma che invece dedicano la propria vita alla vita degli altri. Anche Alessandra Incoronato è una disabile, ma il problema che lei pone non lo pone per se, non chiede nulla per se. Io l’ho trovata il primo agosto di quest’anno di fronte a Montecitorio, che era già chiuso, i colleghi deputati erano già partiti, le vacanze erano già cominciate splendore di sole temperatura altissima, era in carrozzella davanti Montecitorio a iniziare uno sciopero della fame per i diritti dei disabili. E’ da loro, da Luca Faccio, da Alessandro Incoronato, da tanti altri, ma prima di tutto da loro che sono stato guidato a capire che è inumano, impossibile e insultante vivere con una pensione di 255 e 31 centesimi di euro al mese, questo sarebbe il modo in cui lo stato contribuisce alla sopravvivenza di questi cittadini intorno ai quali non esiste struttura, non esistono luoghi di incontro, non esistono situazioni che ne facilitano la vita, non esistono, come dire, le strade e le piazze dal punto di vista della possibilità di stare insieme di vivere insieme e di chiedere e proporre insieme il grande contributo che queste persone possono dare alla nostra, non alla loro, alla nostra vita e al nostro paese. Mi ricordava Luca Faccio che oltre ai 250 euro, "il grande beneficio" messo a disposizione, c’è un’indennità di 450 euro per l’accompagnatore, siamo al di sotto di ogni possibile soglia di sopravvivenza, sia per le persone disabili di cui stiamo parlando sia per coloro che di esse dovrebbero occuparsi. Qui, attenzione, il problema non è di tipo sindacale, non è di tipo "rivendicazione di diritti" nel senso sindacale della parola: "perché mi date cosi poco? Perché abbiamo diritto ad avere di più!". Il problema non è dei disabili italiani tenuti in un angolo dell’esistenza collettiva da situazioni così incredibili, il problema è nostro, il problema è di coloro che in tutte le situazioni della vita pubblica, della vita sociale, penso a me come deputato, penso a me come giornalista, penso ai colleghi giornalisti, penso ai colleghi deputati, penso a tutte le persone attive e che si considerano “normali” cioè “standard” e che pensano che possono elargire qualche aiuto marginale, ma intanto poi pensano loro a mandare avanti la società. Paesi più civili e più avanzati del nostro, penso agli Stati Uniti, che per me è stato sempre un modello non solo di comportamenti politici, ma anche sociali ed umani, considerano il contributo delle persone disabili, non soltanto una buona cosa che bisognerebbe rendere possibile, ma una cosa indispensabile, perché altrimenti c’è una limitazione dell’espressione, di intelligenza, della creatività, del talento, del contributo alla vita di tutti, che non è soltanto un’ingiustizia o non è soltanto una grave ingiustizia ai portatori di disabilità, è un’ ingiustizia a danno di tutta la società, un’ingiustizia nei nostri confronti che ci priviamo di una parte di noi stessi, ci priviamo di una parte della nostra vita sociale di una parte della nostra vita italiana, della esistenza libera, intelligente, creativa, costruttiva, in un paese come l’Italia. Io ho fatto i nomi di Luca Faccio e di Alessandra Incoronato perché volevo che uscissero dall’immagine indefinita che di solito si proietta si vede all’orizzonte quando si parlano di queste cose con il grande rischio di mettere invece in primo piano i "buoni" che sono coloro che, bontà loro, hanno la pazienza e il tempo di dedicare un minuto a coloro che invece hanno tutta la vita per vivere la loro condizione. Ecco quello che un congresso come questo può fare, la riflessione che noi possiamo proporre non solo tra noi, ma anche agli altri abitanti di questo paese, di questo stato di questa nazione, è che siamo un paese solo, contrariamente a quanto ci dice continuamente la Lega, siamo un’unica comunità, siamo un’unica vita sociale, siamo un’unica chance di fare o di non fare, di esserci o di non esserci, di esistere o di non esistere, di contare o di non contare nel tempo in cui stiamo vivendo, dobbiamo, vogliamo e l’impegno deve essere questo, farlo insieme e dobbiamo impedire che ci siano barriere che tengano lontani separati ed umiliati alcuni di noi, perché l’umiliazione ricade su di noi e perché su di noi ricade la responsabilità di avere reso possibile una simile esistenza di fitte barriere. Non dimentichiamoci che molto spesso queste barriere ci appaiono invisibili, un po’ come quelle che per tanto tempo hanno tenuto indietro segregate, separate le donne, dalla carriera degli uomini. Per tanto tempo, ma ancora adesso, se pensate che un’amministrazione eletta è stata disciolta dal Tar locale di una località italiana per il fatto che non comprendeva donne, problema quindi che continua ad esistere, ecco se noi permettiamo che una barriera invisibile (diciamo invisibile perché è invisibile agli occhi di coloro che si considerano come dire,"standard", ma non è invisibile agli occhi di coloro che la vivono, la patiscono e la vivono tutti i giorni) separi una parte dei cittadini dall’altra parte dei cittadini, se noi permettiamo che ci sia una violazione dei diritti fondamentali a cominciare dalla dignità di persone come noi, di nostri concittadini insieme ai quali dovremmo essere capaci di costruire il nostro futuro, se noi lo permettiamo, ci condanniamo ad un’esistenza minore e irrilevante, sia politica, sia umana, sia sociale, sia culturale. 

Mercoledì, 11 novembre, 2009 - 19:51
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