Intervista al Professor Giovanni Reale

"La bibbia dice come si va in cielo e non come va il cielo”

José De Falco

La teologia non può intervenire nelle ricerche sulle staminali con categorie che sono completamente al di fuori della scienza

Con il Professor Giovanni Reale, uno dei massimi studiosi del pensiero antico della storia della filosofia greca e romana, e uno dei più noti filosofi cattolici, commenteremo oggi con alcune dichiarazioni fatte da Monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, rese nei giorni scorsi in merito alla cautela che la Chiesa deve avere anche nell’accostarsi ai temi della ricerca scientifica, non ultima la ricerca sulle cellule staminali. Monsignor Pagano ha commentato che la Chiesa dovrebbe fare tesoro della dolorosa vicenda della condanna a Galileo per non incorrere nello stesso errore. E’ chiaro che qui il discorso significativo in gioco è quello del rapporto tra Chiesa e Scienza, che da molti anni surriscalda il dibattito giuridico politico.

Cosa pensa Professore lei della dichiarazione di Monsignor Pagano?
Credo che Monsignor Pagano abbia toccato un punto importantissimo. Galileo è, infatti, stato uno dei più grandi scienziati del mondo; ha pochi uguali nella storia proprio per il suo dramma di una fede vissuta fino in fondo, ed una scienza portata fino alle estreme conseguenze. Ad essere contestata dalla Chiesa, a quel tempo, era l’interpretazione dell’andamento del cielo che Galileo ne aveva dato: il geocentrismo. Alla chiesa era stata data una risposta talmente perfetta da essere valida per sempre: “dalla Bibbia non potete ricavare come va il cielo perché la Bibbia insegna un’altra cosa, essa insegna come si va in cielo ma non come va il cielo, ossia non come gira il cielo”.
In questa frase la distinzione tra scienza e religione è riassunta.
Certo, mentre Galileo afferma che è la scienza che deve spiegare la legge del cielo ha detto, però, anche che il compito di rispondere ai problemi ultimativi dell’uomo non spetta alla scienza ma alla fede, se si crede. Credo dunque che mentre regole dal punto di vista dell’etica e della religione non debbano assolutamente essere imposte alla scienza, possano essere però imposte agli scienziati. Gli errori, infatti, non li fa la scienza ma li fanno gli scienziati quando non usano ma abusano della scienza assolutizzando le sue regole e divinizzandole. Credo sia molto difficile trovare un modo di procedere in maniera armonica tra scienziati e uomini di fede, ma è importante capire che il problema esiste nel momento in cui in una persona convivono fede e scienza, come nel caso di Galileo.
Tornando a Monsignor Pagano, qual è la sua opinione?
Sono d’accordissimo con quello che dice Monsignor Pagano per questo motivo: la teologia non può intervenire nelle ricerche sulle staminali con categorie che sono completamente al di fuori della scienza, ma può e deve, invece, esortare gli scienziati ad usare i loro metodi e i loro strumenti nella maniera più appropriata che altrimenti può diventare solo superbia. Il punto è che non si tratta solo di prolungare la vita biologica degli uomini, cosa che oggi gli scienziati fanno, ma di prolungare la buona qualità della vita.
E sulle scelte di fine vita, qual è il suo punto di vista?
Sono stato d’accordissimo con la posizione di Welby, che però – nel caso specifico – non era affatto quella dell’eutanasia, ma era semplicemente dire: “il Signore ha stabilito questa fine per me, non voglio essere violentato da una macchina perché la mia libertà di uomo è superiore”; così come sono atterrito dal fatto che qualcuno possa aver accusato il padre di Eluana di essere addirittura un omicida. Eluana non è, infatti, stata fatta vivere per vari anni, ma è stata fatta sopravvivere e la sua agonia è stata prolungata. Davanti a questo stato di cose, dunque, il padre non ha chiesto di ucciderla ma semplicemente che non fosse violentata da una tecnologia medica che oggi ha dimenticato la regola della natura. Non è né lo Stato né il medico, quale tecnico della natura, che deve decidere se come e quando un malato deve morire, ma è la natura che lo deve decidere. Credo che il punto fondamentale sia capire che la scienza non va e non deve estendersi fino ai problemi ultimi dell’uomo: il perché della sua esistenza, il senso della vita e la sua direzione.
Il Papa recentemente ha affermato l’esistenza della trinità nel DNA. Quello che voglio evidenziare è un’utilizzazione dei termini scientifici, come la differenziazione tecnico medica delle terapie - non terapie, per sostanziare una visione della vita. Non crede che questo sia un modo riduttivo di dare spazio alla religiosità?
Sicuramente questo avviene, ma vorrei ricordare anche che nell’ultima edizione del catechismo, che è stata scritta proprio da Ratzinger, questi dice in modo molto chiaro che le cure imposte possono essere anche rifiutate e che addirittura bisogna lasciar morire l’uomo in maniera ragionevole, umana. Dunque, direi che sono stati i suoi collaboratori di bioetica a ridurre il problema e che quindi l’invito alla prudenza e alla moderazione rivolto loro dal Monsignor Pagano, che ricorda il detto di Galileo per cui è “la scienza che ha gli strumenti per identificare e risolvere questi problemi particolari e il dogma e le concezioni aprioristiche non possono entrarvi”, è giustissimo. Il problema, ripeto, è come le cose vengono applicate e usate. E’ necessario che la cultura umanistica accompagni la sorprendente abilità tecnologica conquistata dall’uomo affinché questo non sia ridotto a solo fenomeno fisico e possa crearsi nella sua libertà, nel modo di pensare e di essere ontologico e assiologico.
La democrazia, sia quella della cultura scientifica che quella umanistica, come si concilia con l’insegnamento cattolico?
La legge non dovrebbe assolutamente invadere il campo della responsabilità individuale. In una democrazia la legge non deve essere mai una legge che imputa un peccato ma piuttosto un’infrazione. È chiaro che la democrazia ha molti rischi perché, come insegna Morain, non ha dei valori propri ma è semplicemente un metodo per fare convivere valori diversi in una possibile dinamica costruttiva dei loro rapporti.
 

Mercoledì, 29 luglio, 2009 - 13:34
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