La filosofia del fine vita

di Maria Pamini

 Daniela Monti, giornalista del Corriere della Sera, in questo prezioso libro raccoglie le considerazioni di sei filosofi italiani (Remo Bodei, Roberta De Monticelli, Vito Mancuso, Giovanni Reale, Aldo Schiavone ed Emanuele Severino) sul significato che ha acquisito oggi morire. In questa nostra epoca dominata dalla scienza e dalla tecnica la curatrice del volume ritiene che la filosofia debba scendere in campo proprio per “costruire una nuova cultura della morte, che non sia dominio esclusivo della medicina né rimozione di un evento inevitabile”. Il rapporto che ognuno di questi grandi pensatori ha nei confronti della tecnica si differenzia, ma l’opinione predominante è che essa sia una grande opportunità per l’umanità. Secondo Schiavone serve un nuovo umanesimo: “La potenza della tecnica non si esorcizza immaginando paletti e confini alla libertà della ricerca, bensì accrescendo il senso e gli strumenti della nostra responsabilità. (…) Non è la tecnica a correre troppo in fretta, è il resto della nostra civiltà ad essere rimasta indietro. Come si esce da questo ritardo? Non bloccando la ricerca o l’innovazione, ma aumentando la potenza del pensiero che a quella ricerca e a quell’innovazione tecnologica deve dare un significato sociale, un senso collettivo, una prospettiva, una misura”. Per Reale va scongiurato il pericolo di rimanere vittime del paradigma scientistico- tecnologistico recuperando “quel senso della vita come bene collettivo” che “richiede una rinascita spirituale, e quindi metatecnologica dell’uomo”. Viviamo in un’epoca di antidestino per Remo Bodei e l’autonomia della scienza è “una sorta di profilassi” che ci prepara a prendere decisioni su cose che in passato dovevano essere accettate come inamovibili. Quello che, insomma, è fuori discussione per tutti è che la libertà dell’uomo è accresciuta ed è centrale. De Monticelli esorta a non averne paura dal momento che la libertà è alla base della morale e “la questione fondamentale sta nel credere che nessun uomo è più competente degli altri in materia morale”. La libertà è anche il fondamento della religione ma molti prelati, secondo la filosofa, non riconoscono che l’anima stessa del cristianesimo è perduta se non si ammette la validità del principio di autodeterminazione per tutti poiché “l’accesso alla verità morale avviene attraverso l’anima di ciascuno, non attraverso la prescrizione che arriva da fuori”. Ancora più netto il giudizio di Mancuso verso la Chiesa cattolica: “I vertici ecclesiastici forse non se ne rendono conto, ma la Chiesa oggi si sta giocando il proprio futuro. O è capace di intercettare con autenticità questo bisogno di spiritualità che emerge prepotente dall’Occidente o l’Occidente se ne andrà altrove, e il cattolicesimo così come l’abbiamo conosciuto qui da noi non esisterà più”. Sull’autodeterminazione della persona davanti alla propria fine c’è un accordo unanime anche se diverso, naturalmente, è l’atteggiamento individuale davanti al dolore e ad un’eventuale malattia terminale. Se Mancuso non rinuncerebbe nemmeno ad una vita vegetativa, De Monticelli chiede alla medicina di essere liberata dalle servitù biologiche e dal dolore e in un suo ipotetico testamento biologico scriverebbe: “Toglietemi il male. E poi lasciatemi andare”. Per la filosofa anche l’eutanasia rientrerà, prima o poi, nella sfera universale dei diritti civili, “ma non per una sorta di nichilistica rassegnazione, ma per una radicale responsabilizzazione di ciascuno. E’ pesante il carico della civiltà, è ardua e difficile, la libertà”. 

Venerdì, 19 marzo, 2010 - 14:05
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it