L'assistenza impossibile

di Wilhelmine Schett

 Una piccola storia triste che fa capire il peso e le responsabilità che hanno le famiglie che assistono malati gravi di Sla. Il Signor Falcioni di Terni, malato di sla, era assistito da una badante che si era dovuta assentare per alcuni giorni per motivi di famiglia. L’ha sostituita la mia amica Stefania, infermiera professionale, che ha assistito Piero prima, quando era in rianimazione, poi ha insegnato a me tutto ciò che dovevo sapere e saper fare. Il signor Falcioni comunicava con il suo pc ed era felice perché si sentiva, come lui stesso affermava, indipendente. Scherzava volentieri e conversava con chi veniva da lui. Stefania ci è andata solo due volte perché il terzo giorno ricevuta la telefonata della moglie del Sig. Falcioni, viene avvisata che era morto la sera del giorno prima. Ecco cosa era successo. Era venuto un temporale: un fulmine aveva danneggiato la centralina elettrica ed è venuta a mancare la luce. Il ventilatore non aveva autonomia in batteria e anche la batteria del secondo ventilatore era scarica. La moglie chiamava il 118 che causa una frana doveva allungare la strada, ma arrivava troppo tardi, il signor Falcioni era già morto. C'era un ambu, un pallone per la respirazione manuale, ma nessuno aveva insegnato alla signora come usarlo. Riporto questa storia per far capire quanto sia importante che le strutture sanitarie insegnino e spieghino prima dell'uscita dall'ospedale il funzionamento dei vari presidi per non far correre gravi e irrimediabili rischi. Ogni malato deve avere due ventilatori intercambiabili e sempre con le batterie cariche. Lo stesso vale per l'apparecchio per la broncoaspirazione. Far funzionare l'ambu non è difficile, pompare ritmicamente l'aria nei polmoni, nel caso venisse a mancare la corrente e non funzionassero i ventilatori. Ma bisogna insegnarlo.  

Venerdì, 19 marzo, 2010 - 13:38
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