Un sistema sanitario delocalizzato fa del paziente un soggetto attivo, e non solo un oggetto di cure

Le regioni siano più vicine al cittadino

di Donatella Poretti

Il passaggio tra la salute e la sanità è interessante e dovrebbe poter richiudersi perché se la prima si occupa del cittadino e in malaugurate situazione del paziente, la seconda dell’apparato. La chiusura di questo cerchio si è avviata e lo si evince anche dal cambio del nome del ministero che è segno di un cambiamento: un sistema sanitario nazionale con una forte delocalizzazione affinché le regioni siano più vicine al cittadino. Per arrivare però a più salute e ad un cittadino più attivo, piuttosto che semplicemente un oggetto passivo di una cura che gli viene imposta, ovviamente c’è bisogno di un cittadino informato, che abbia più strumenti e conoscenze. Il cambiamento è avvenuto anche da parte del cittadino: ad esempio a partire dal consenso informato sulla diagnosi e le cure che si potrebbero o non potrebbero avere, vera base del rapporto tra il medico e paziente. Togliere al medico la possibilità di fare l’alleanza terapeutica con il paziente, mediante delle leggi nazionali, deresponsabilizza anche il medico stesso e fa si che il paziente torni ad essere un puro oggetto di cure; viene a mancare il rapporto paritario tra medico e paziente. Il cittadino quando è in ospedale o davanti al medico ha necessità di informazione e trasparenza per far valere i propri diritti. Gli strumenti per ottenere ciò sono diversi e non è detto che occorrano più leggi o risorse: l’Italia ha già troppe leggi e gestisce male le risorse che già possiede. Un'altra problematica è la nomina dei direttori generali, molto spesso scelti politicamente.

 

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 12:55
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