Leonardo Sciascia

Una contraddizione in nome della vita, della speranza
“Accettando di essere candidato del Partito Radicale nelle prossime elezioni per il Parlamento nazionale ed europeo, so di contraddirmi rispetto a dichiarazioni che anche recentemente ho fatto sulla mia vocazione e decisione di essere soltanto scrittore. Ma un uomo vivo ha diritto alla contraddizione. Mi piacerebbe anzi che l’epigrafe sulla mia vita fosse semplicemente questa: “Contraddisse e si contraddisse”. Una contraddizione, appunto, in nome della vita, in nome della speranza.
(da “Notizie Radicali” del 27 aprile 1979)

Perché con i radicali. Il mio programma è la verità
“E’ stata una decisione improvvisa e sorprendente anche per me. Ero fermamente deciso a non entrare in nessuna competizione elettorale, con nessun partito, con nessuno dei partiti che potevano interessarmi, che sono una ristrettissima area per altro. Poi mi sono incontrato con Pannella, ed è accaduto questo fatto imprevisto della mia accettazione. Ecco, non so se è una spiegazione, ma comunque posso dire quel che pensavo: mentre Pannella mi parlava, io pensavo per esempio a quel dialogo di Pasternak con Stalin, per telefono. Una volta Pasternak aveva chiesto di parlare con Stalin per perorare la causa di Mandelstam, il poeta che era stato arrestato. E una sera suona il telefono. Pasternak va a rispondere, era Stalin. Parlando di Mandelstam, molto duramente da parte di Stalin, e poi a un certo punto Pasternak dice: ‘Vorrei incontrarvi’. ‘E perché?’, domanda Stalin. ‘Ma – dice Pasternak – per parlare della vita e della morte’, ed a questo punto sente il telefono che si chiude. Stalin non voleva parlare della vita e della morte, si capisce. Ecco, io ho pensato che bisognava parlare della vita e della morte in questo paese, e che ne parlassi io come scrittore…e in quel partito, i radicali, che è l’unica cosa che si muove proprio nel senso della vita e contro la morte”.
(da “Telegiornale del Giornale di Sicilia” 5 maggio 1979)

Voglio confondere politica con etica
“Parlando di politica Borges diceva – in un’intervista di quindici anni addietro – che se ne era occupato il meno possibile, tranne che nel periodo della dittatura. Ma quella – aggiungeva – non era politica, era etica. Al contrario, io mi sono sempre occupato di politica; e sempre nel senso etico. Qualcuno dirà che questa è la mia confusione o il mio errore: il voler scambiare la politica con l’etica. Ma sarebbe una ben salutare confusione e un bel felice errore se gli italiani, e specialmente in questo momento, vi cadessero. Io mi sono deciso, improvvisamente a testimoniare questa confusione e questo errore nel modo più esplicito e diretto del far politica; e col partito che, in questo momento, meglio degli altri, e forse unicamente, lo consente”.
(da “Tuttolibri” del 9 maggio 1979)

No all’indifferenza, no all’ignavia
“Per quel che il Partito Radicale nella sua nonviolenza, vuole e tenta di fare e fa, credo si possa usare il verbo rompere in tutta la sua violenza morale e metaforica. Rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà; rompere questa specie di patto tra la stupidità e la violenza che si viene manifestando nelle cose italiane; rompere l’equivalenza tra il potere, la scienza e la morte che sembra stia per stabilirsi nel mondo; rompere le uova nel paniere, se si vuol dirla con linguaggio e immagine più quotidiana, prima che ci preparino la letale frittata; e così via…
Come dice il titolo di un libro di Jean Daniel, questa è l’era della rottura – o soltanto l’ora.
Non bisogna lasciarla scivolare sulla nostra indifferenza, sulla nostra ignavia”.
(da “Notizie Radicali” del 15 maggio 1979)

Manzoni, per combattere la mafia
“C’è un rischio. Il rischio è questo: tutti si occupano di mafia. Tranne la polizia. Non si può perdere di vista questo: di mafia si deve occupare anche e soprattutto la polizia. Poi va benissimo che se ne parli a scuola, nelle famiglie, sui giornali e ovunque. L’educazione civica totale si può fare anche attraverso la letteratura italiana. Se il professore, quando arriva ad aprire il capitolo dei “Promessi Sposi” al capitolo dei bravi, si ferma a dire: guardate, questa è la Lombardia del Seicento. La Lombardia di oggi non ha più questi fenomeni, mentre in altre regioni noi li abbiamo. La Lombardia non li ha più perché ha avuto la fortuna di avere il governo austriaco di Maria Teresa; e se spiega in che cosa consisteva il governo di Maria Teresa, l’illuminismo austriaco, allora credo che si avrebbe una nozione della mafia molto più precisa di quella che si può trovare nei testi mafiologhi”.
(a un gruppo di studenti di Lipari che, nel maggio del 1984 lo interrogava sulla mafia)
 

Giovedì, 10 dicembre, 2009 - 18:20
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