Li manderei tutti a vedere "Mare dentro". Viale Ministro!

di Severino Mingroni

Io vivo in un mondo mio particolare: un mondo costituito dalla mia Radio -Televisione via satellite sul desktop, grazie alla quale sento soprattutto Radio Radicale o vedo Rainews24, e, ora che da due mesi ho finalmente l'adsl "serio" via telefono fisso, delle volte, guardo Skytg24 in streaming. Ma, questa ultima ipotesi, è meno frequente: è molto più facile che io sia intento ad ascoltare Radio Radicale su Hotbird. Così, sabato 14 febbraio scorso, ero in questo mondo particolare, perché veniva trasmesso in diretta -audio- il seguente Convegno: "Verità e menzogne su eutanasia, Coscioni, Welby, Englaro sotto il dominio violento e antidemocratico della partitocrazia". E' vero, confesso di frequentare anche alcuni siti radicali, e, quindi, sarei felice se una persona come Silvio Viale diventasse il nostro Ministro della Salute. Ero e sono dalla parte di Beppino Englaro, dalla parte della razionalità -almeno secondo me- in quanto ritengo che quello che decide un individuo della sua vita, senziente o non senziente, disabile grave o normodotato, sia in ogni caso da rispettare, anche se decide di morire. Si tratta di essere liberali o meno. Quattro mesi fa, mi è stato regalato, ed ho visto subito, il DVD di un film spagnolo del 2004 dal titolo: Mare Dentro. E' la storia vera di un pescatore iberico che si chiamava Ramòn Sampedro e che, per un incidente, nel 1968, all’età di 25 anni, divenne tetraplegico. Credendo che "una vita che elimina la libertà non è vita", chiede che l'aiutino a suicidarsi. E’ così convinto della sua scelta che intenta una causa legale contro il Governo spagnolo per ottenere il diritto a morire, ma i giudici iberici gli negano tale diritto. Alla fine Ramòn, nel 1998, riesce finalmente a suicidarsi, grazie all'aiuto di una donna innamorata di lui. Io, forse anche perché sono tetraplegico come lui, non solo ho capito perfettamente quest’uomo, ma mi sono sentito Ramòn. E’ un film che vi raccomando. Forse, se lo vedessero pure certi giornalisti e parlamentari nostrani, non avremmo il Decreto di Legge anticostituzionale contro il testamento biologico. O mi illudo? Sia come sia, non credo che, se il DdL dovesse divenire Legge, un referendum abrogativo potrebbe essere la soluzione. Dico questo soprattutto per tre ragioni: l'antidemocratico QUORUM del 50% + 1 degli elettori, le migliaia di parrocchie e il solito giornalismo di regime raccontato dal Convegno del 14 febbraio scorso. Che fare, allora? Non lo so proprio, ma confesso di essere molto pessimista, e di non sperare nemmeno più in una veloce Legge sul voto domiciliare dei disabili gravi, perché ritengo che l'attuale classe politica -anzi, partitica- sia insensibile alle tematiche dei disabili sicuri.

* Severino è locked-in e Consigliere generale dell'Associazione

Martedì, 10 marzo, 2009 - 14:32
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