Libera Starace

La speranza di cominciare a curarmi con la cannabis terapeutica

Ciao, sono Libera Starace da Manfredonia e vi racconto la mia storia. Ho 40 anni, sono sposata con Nicola e ho due fantastici figli, Ilaria e Davide. Nell’agosto del 2000 mi hanno diagnosticato la sclerosi multipla. All’epoca non sapevo neanche cosa fosse: “Una malattia?! Ok, va bene, mi curerò e così la mia vita andrà avanti”. Invece non è stato così. Ho cominciato ad avere una ricaduta dopo l’altra tanto che in sei anni mi sono ritrovata sulla sedia a rotelle, prima per gli spostamenti all’esterno e poi, piano piano, anche per muovermi in casa.
Ho cominciato ad iniettarmi il primo tipo d'interferone a giorni alterni poi il mio medico constatò che la malattia avanzava senza freni e mi propose il Novantrone, un chemioterapico che ho assunto per due anni, una flebo ogni due mesi: non potevo farne di più altrimenti l’avrei assorbito. Quando facevo queste flebo stavo male, molto male, vomitavo, avevo capogiri e tanto freddo per circa due giorni, passati i quali vivevo nell'attesa che arrivasse la flebo successiva. Scaduti i termini della terapia risultò che non aveva avuto alcun successo. Il mio medico mi propose il Copolimero. Avrei dovuto fare un’iniezione tutta i giorni ma non accettai perché il solo pensiero di bucarmi quotidianamente mi terrorizzava, quindi passai nuovamente all’interferone ma con una puntura una volta a settimana e periodicamente cicli di cortisone.
Nel novembre 2008 il medico mi disse che secondo lui potevo anche smettere con l’interferone a causa di assenza di risultati positivi. Fu allora che cominciò ad affacciarsi nella mia mente il discorso cannabis terapeutica. Gli chiesi di darmi l’opportunità di sperimentare sulla mia persona il Sativex (un farmaco che contiene due principi attivi estratti dalla Cannabis, ndr), un medicinale molto costoso che io non potevo permettermi. Il medico usò la definizione di “uso compassionevole” del medicinale (possibilità, concessa ai medici, di fornire a malati in gravi condizioni di salute medicinali non ancora in commercio, ndr), ma neanche la compassione nei miei confronti lo fece smuovere dai suoi canoni convenzionali che gli impedirono di spiegarmi come dovevo muovermi affinché questa mia volontà diventasse una realtà.
In seguito gli proposi anche il metodo Pozzilli, che io ho sempre ingenuamente pensato che utilizzasse la cannabis terapeutica e invece alla base del protocollo c’erano oppiacei che io non avevo assolutamente chiesto; il mio medico, consegnandomi il protocollo inviatogli sicuramente via fax, mi disse che era contrario a tale metodo ma anch’io sono contraria.
Così ho messo questa mia speranza di usare la cannabis terapeutica in un angolino, ma ero sempre pronta a parlarne con i miei amici e conoscenti. Il mio più grande problema era che non sapevo da dove cominciare per la mancanza di informazioni concrete.
Una delle mie ultime ricadute mi ha provocato per circa una settimana delle vertigini insopportabili e mi ha lasciato difficoltà nella concentrazione e problemi di messa a fuoco della vista che mi rende difficile leggere. Finalmente oggi ho trovato Andrea (Trisciuoglio, ndr), che ci segue passo passo e non fa altro che ripeterci che non ci abbandonerà e la mia speranza di cominciare a curarmi con la cannabis terapeutica sta per diventare una realtà. Grazie.

 

Giovedì, 10 dicembre, 2009 - 18:57
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