Dal mediolatino a Salvemini

L'omofobia in Camera

di Sergio Rovasio

A Montecitorio si discuteva di una proposta di legge contro l'omofobia.I deputati non ce l'hanno fatta. Va approfondita. Anzi no, cassata.

 

Benevolentia importuna non differt ab odio, “la benevolenza inopportuna non si disgiunge dall’odio”. Con questa massima di origine greca ci si riferisce alle persone false e ipocrite, che si dimostrano benevole soltanto per raggiungere i propri scopi. Quest’antica sentenza mediolatina ben sintetizza quello che oggi è accaduto in Italia allorché, proprio nel pieno di aggressioni e violenze contro le persone omosessuali e transessuali, che i media hanno ben documentato in questi ultimi mesi, alla Camera dei deputati, lo scorso 13 ottobre, si discuteva di una proposta di legge contro l’omofobia che finalmente era stata calendarizzata dopo 10 mesi di gestazione. Effettivamente tutti credevano che dopo 10 mesi di lavoro in Commissione Giustizia, tra audizioni, confronti, analisi, consulenze, e chipiù- ne-ha-più-ne-metta, comprese le dichiarazioni di 'benevolenza inopportuna' verso le vittime lgbt, uscisse un testo condiviso da destra e sinistra, da sopra e sotto, ben elaborato e studiato e che tenesse conto di come la lotta all’omofobia dovrebbe guardare all’ampia visuale della società, eccetera, eccetera. Invece ecco tre righine, frutto di un compromesso del compromesso del compromesso, tipico della moderna e incredibile Italia clericale di terzo millennio, che escludeva la transessualità tra i fenomeni violenti da combattere perché – testuale - “questo è il frutto di un accordo in Commissione tra maggioranza e opposizione e se vi va bene è così altrimenti nemmeno questo si approva!”. Tiè! E poi manco le tre righe stitiche per non dire un po’ penose sono state approvate, e pensare che gran parte del movimento lgbt riponeva una qualche speranza almeno nel vedere che una piccola breccia si apriva nella lotta all’omofobia ed esprimeva nel contempo incazzatura per l’esclusione della transfobia dal provvedimento. Appena l’Udc ha presentato la pregiudiziale di costituzionalità, uno degli strumenti che hanno i parlamentari a disposizione per bloccare la discussione su un provvedimento legislativo, subito, senza esitare, e senza nemmeno rinviare il provvedimento stitico in Commissione, come quasi tutti i capigruppo, Governo compreso, avevano detto di voler fare pochi minuti prima, eccolo che ‘zaccheteeee’, la maggioranza vota con l’udc e si cassa definitivamente il provvedimento. Abbiamo subito dichiarato che mentre in Vaticano si brindava in piazza si consumava l’ennesimo atto di violenza contro omosessuali e transessuali. Insomma, ecco il nostro bel paese moderno, civile, attento ai fenomeni di violenza sociale sempre più diffusi che prima urlano allo scandalo perché un ragazzo gay è stato malmenato e poi in Parlamento danno una sprangata finale a tutta la categoria perché così vuole il Vaticano. Che altro dire? Si può parlare di semplice ipocrisia? Forse è un po’ riduttivo. La lotta è dura e non bisogna arrendersi. Aiutateci, iscrivetevi almeno all’Associazione Radicale Certi Diritti. Diceva Salvemini: «Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo a sopprimerla negli altri, non appena gli sia possibile, in nome del principio clericale».
Giovedì, 12 novembre, 2009 - 13:27
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