Ma dove sono le donne?

m.parachini

La vicenda dell’immissione in Italia della RU486 - la pillola abortiva - come tecnica alternativa all’aborto chirurgico, rappresenta l’ennesima rappresentazione dell’incapacità di questo paese di due cose: la prima, di prendersi sul serio. La seconda di adeguarsi all’evoluzione della scienza medica quando si entra nella sfera dell’autodeterminazione delle persone e in questo caso di un paziente particolarmente “incapace”: la donna che vuole interrompere una gravidanza!
Perché intendiamoci, non è che in Italia sia vietato abortire. Quello per cui i politici nostrani si stanno tanto agitando è che questo avvenga solo con la modalità stabilita da loro, nella assoluta indifferenza delle indicazioni che vengono fornire dagli organi tecnici, internazionali e italiani, chiamati ad intervenire.
Poiché qui sta il dato caricaturale, la farsa, i tecnici vengono pure chiamati e auditi, salvo poi non tenere in alcun conto quello che hanno raccomandato. E’ quello che è accaduto con l’indagine sulla RU 486 istituita in seno alla Commissione Igiene e Sanità del Senato che qualche giorno fa ha concluso ieri il suo iter.
Ma ricapitoliamo: nel 2007, quasi venti anni dopo l’immissione della RU486 in Francia e successivamente in quasi tutti i Paesi europei e in molti altri Paesi del mondo, viene avanzata dalla casa produttrice la richiesta di commercializzazione del farmaco nel nostro paese, con una “banale” procedura di mutuo riconoscimento prevista dalla normativa europea.
La direttiva Europea 2001/83, relativa all'immissione in commercio dei prodotti medicinali, impone che, dopo l'approvazione di un farmaco da parte di uno Stato membro, gli altri Paesi europei possano solo regolamentarne l'uso all'interno delle proprie leggi nazionali e definirne il prezzo ("mutuo riconoscimento").
Nel caso particolare di un farmaco abortivo le modalità di utilizzo devono essere dettate dalla legge nazionale che regola l'interruzione volontaria di gravidanza.
Dopo due anni per espletare gli adempimenti previsti, lo scorso 30 Luglio l’AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco) dà finalmente mandato al Direttore Generale Prof. Guido Rasi per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’autorizzazione all’immissione in commercio del Farmaco Mifegyne (Mifepristone). Nel comunicato l'AIFA dichiara di essere pervenuta a tale deliberazione “basandosi sia sull'efficacia del farmaco, sia nel rispetto dell'obiettivo della tutela della donna”.
Ma il 2 settembre, il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri da Frascati dichiara: "L'inchiesta del settimanale 'Tempi' (sic!) conferma la necessità di un’indagine conoscitiva parlamentare. Anche chi difende più di noi la legge 194 deve preoccuparsi del rispetto di questa legge anche riguardo la RU 486”. Con il consenso unanime dei gruppi parlamentari al Senato, viene pertanto avviata l’indagine sulla RU 486 in seno alla Commissione Igiene e Sanità con il preciso mandato, chiarito espressamente nel titolo , non solo di valutare la coerenza delle procedure con la legge 194, ma ancora una volta i dati epidemiologici, “anche in relazione agli studi internazionali sul rapporto rischio/benefici”. Ma non era già stato fatto dall’AIFA? E prima di loro dagli esperti e i tecnici dei 21 Paesi europei dell’EMEA (l’Agenzia Europea del Farmaco)?
E indovinate quali, tra gli altri, sono i tecnici consultati dalla commissione di indagine al Senato ? Il Presidente e il Direttore dell’AIFA! E cosa dice il Direttore dell’AIFA ai senatori? “Quanto alle competenze dell’AIFA, il Professor Rasi ha sottolineato che l’Agenzia ha un perimetro di azione ben preciso e assai limitato, azione che si esplica nella definizione del regime di dispensazione e dei limiti di somministrazione dei farmaci in base a criteri che tengono unicamente conto dei benefici e dei rischi”. Giustamente, come a dire: le modalità di utilizzo non sono affar nostro. Alè! Palla al centro. La Commissione la prende al balzo e dice: “Non può essere quindi solo l’organo tecnico a disciplinare la congruità normativa, bensì in primo luogo l’autorità competente, con particolare riferimento al Governo” e propone dunque “di sospendere tale procedura per chiedere ed acquisire il parere del Ministro competente in materia, consentendo, ove si ritenga necessario, di riavviare la procedura dall'inizio”. Palla dunque al ministro Sacconi, che commentando la decisione della commissione dice "la delibera già adottata dall'Aifa secondo quella procedura è nulla perché serve il parere del governo preventivo rispetto all'espressione della delibera dell'Aifa".
Capito? Anni e anni per sentirci dire “l'indagine parlamentare è stata molto utile, ha chiarito perfettamente sia i profili di competenza sia i punti critici sul piano della sicurezza” (Roccella).
E per rimandare il tutto, con buona pace delle pazienti italiane, uniche al mondo con una legge che riconosce loro la possibilità di interrompere la gravidanza ma solo con il metodo chirurgico. In attesa di un’approvazione che comporterà che l’intera procedura abortiva, nelle sue diverse fasi, sia effettuata in regime di ricovero ordinario, contro ogni evidenza non solo scientifica ma anche pratica, già collaudata nel nostro stesso paese dove il farmaco è stato utilizzato sulla base della formula dell'importazione diretta, in applicazione della cosiddetta legge Di Bella, n. 94 del 1998, che consente di utilizzare per singoli pazienti farmaci non ancora registrati in Italia.
Ma non è ancora finita.
Fate attenzione all’ultimo paragrafo della relazione della Commissione: “Rispetto ai dubbi sui decessi a seguito di assunzione di RU486 o delle prostaglandine associate, e di fronte alle difficoltà di disporre di dati certi, si auspica una richiesta di arbitrato che riapra la discussione di merito sul rapporto rischi/benefici e ponga in essere una nuova istruttoria e deliberazione dell’EMEA”. Palla all’EMEA? E’ proprio così, non è uno scherzo. Ma dove sono le donne?

Presidente Fiapac (federazione Internazionale degli operatori di aborto e contraccezione), direzione Associazione Luca Coscioni.

 

Giovedì, 10 dicembre, 2009 - 17:18
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