Interrogazione/Sla

Miracolo si chiama quel che non si conosce

Maria Antonietta Farina Coscioni

Perché ho presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi sul caso della signora Antonia Raco? Facciamo un passo indietro. A metà agosto giornali e televisioni riferiscono di quello che definiscono “un miracolo”: la signora Raco, da tempo malata di sclerosi lateriale amiotrofica, da quattro anni “imprigionata” dalla malattia su una carrozzella, dopo un pellegrinaggio al santuario di Lourdes, riprende a camminare. Racconta di aver sentito delle “voci”: “Ero con mio marito seduta sul divano, quando ho sentito una voce che mi diceva: diglielo, diglielo; ed era chiaro che era un invito a raccontare a mio marito la guarigione, visto che lui a Lourdes non era venuto”. In breve: tornata dal pellegrinaggio, ha ricominciato a camminare: “Faccio le mie faccende normalmente, ho persino corso. È come se avessi avuto un’altra possibilità”. Il professor Adriano Chiò, neurologo dell’ospedale delle Molinette di Torino, dichiara: “La cosa non è spiegabile con i mezzi di cui scientificamente dispongo”. Il fatto di non sapere, meglio: che oggi non si sappia, non si sia in condizione di sapere, non significa che non ci sia una spiegazione. Significa che noi non disponiamo della scienza e della conoscenza per poter spiegare quello che accade. Non ne disponiamo ora. Ma questo non ci deve esimere dal dovere di cercare.

E’ la ricerca che ci ha consentito di scoprire tanti dei ritrovati che hanno allungato e migliorato la nostra vita, rispetto a dieci, venti, cento anni fa, quando non si conoscevano. Con la mia interrogazione non entro nel merito della vicenda; personalmente ho il massimo rispetto di chi si dice convinto che si tratti di miracolo e si affida alla fede. Però al tempo stesso, di fronte a vicende come queste, credo che si debba mantenere un atteggiamento laico, cioè aperto, disponibile; lo spirito empirico di chi verifica fatti e analizza situazioni. La prudenza è fondamentale, ed è bene non emettere verdetti, dare giudizi, quando le cose non si comprendono, o non si sanno spiegare. Proprio per questo chiedo al ministro Sacconi di acquisire tutta la documentazione medica relativa al caso; penso che sia opportuno costituire una commissione ministeriale, composta da esperti e neurologi, che aprano una sorta di “istruttoria”, che consenta di analizzare i dati clinici della malattia: il percorso effettuato dalla signora Raco per la sua diagnosi, il suo iter; si acquisisca insomma tutto il materiale e la documentazione possibile. Immagino che questo caso abbia suscitato comprensibili, umanissime aspettative di guarigione da parte di molti pazienti affetti da Sla; cercare di capire, è un modo per cercare di corrispondere a queste legittime aspettative; per questo credo che non si debba lasciare nulla di intentato. Chissà: studiando questa vicenda, forse, si potrà trovare il modo per curare anche gli altri malati. Ci fosse anche una sola possibilità su un milione, non ne varrebbe la pena, non sarebbe giusto, doveroso tentare?

Giovedì, 10 settembre, 2009 - 13:37
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