Non c'è libertà senza movimento

di Vittorio Ceradini

 Il problema delle barriere architettoniche, che limitano i diritti di cittadinanza a chi non può superarle fisicamente, è stato discusso ampliamente e l’obbligo dell’abbattimento sancito da leggi ormai ventennali, più d’importazione europea che di promozione italiana. Ciò ha prodotto innovazione in tutti i campi: rispetto a venti anni fa sia le tradizionali carrozzine sia i mezzi meccanici di sollevamento per l’accesso ai mezzi di trasporto si sono evoluti per semplicità, praticità ed economicità; inoltre non è più possibile (non dovrebbe essere possibile legalmente) acquistare nuovi mezzi adibiti al trasporto pubblico privi delle attrezzature per l’accesso di persone disabili ed al contempo nessun lavoro pubblico può prevedere o realizzare una barriera architettonica, né tanto meno può essere collaudato. Nonostante ciò, chi è disabile vive quotidianamente la discriminazione. Egli contribuisce come gli abili al mantenimento dei luoghi pubblici, delle pubbliche percorrenze, dei servizi pubblici di trasporto ma troppo spesso non ne può usufruire. Passati venti anni qualsiasi alibi circa i tempi necessari all’adeguamento normativo è divenuto inaccettabile. Se sussistano ancora barriere ciò è dovuto a scelte politiche iteratamente confermate e deliberatamente discriminanti. La Cellula Coscioni Disabili Roma ha preso di mira queste problematiche già pubblicate nella nostra Agenda nel numero di Novembre 2009 ed ha elaborato uno studio metodologico specifico circa le 440 fermate (catalogate, classificate e ordinate per priorità) del centro storico di Roma che è pubblicato nella sezione “Soccorso Civile” del sito della nostra Associazione: www.lucacoscioni. it/soccorso-civile-barriere-architettoniche . Questo studio è stato adottato dalla Consulta per le problematiche dell’- Handicap del Primo Municipio - Centro Storico di Roma, dove è presente un rappresentante dell’Associazione Luca Coscioni. Emblematica è la storia della fermata dell’Ara Coeli, fermata simbolo posta su un’isola pedonale sotto il Campidoglio, realizzata di recente con una rara perfezione tecnica e ottimo disegno urbano, ma non accessibile. È bastata una piccola mobilitazione per strada, (sempre dell’Associazione Coscioni), per ottenere alcune pagine di stampa, diffusione su radio nazionali, un servizio televisivo delle Jene, il rimbalzo in molti siti di disabili per far diventare il tema di larga discussione. Tutto ciò, assieme ad una contemporanea richiesta di accesso agli atti del progetto e del collaudo, è stato sufficiente per provocare la risposta immediata del Comune che ha subito provveduto a correggere l’errore e realizzare, per quella fermata, lo scivolo necessario per potervi accedere. (vedi le foto a lato…). Si vuol precisare che il nostro intervento non è volto alla semplice eliminazione di barriere architettoniche. L’uso del termine “barriera architettonica” confina il problema della libertà di movimento all’interno di un edificio dentro il quale si vuole che il disabile rimanga. Chi è già disabile non è un usufruitore interno di un edificio ma un cittadino con diritto al movimento al pari degli altri che disabili ancora non sono. Con l’aumento dell’età media e della qualità della vita degli anziani, aumenta il numero delle persone che non si distinguono per atleticità, che per la loro sicurezza ortopedica utilizzano sedie a rotelle pur potendo limitatamente deambulare e che, come da tutti auspicato, a novant’anni vogliono liberamente godere delle bellezze di una città, di un territorio, di una socializzazione propositiva. A differenza di logiche paternalistico-assistenziali, oggi la carrozzina è concepita come strumento di libertà, come una protesi ausiliare qualsiasi al pari degli occhiali. Alcune carrozzine, più costose, sono disegnate da stilisti, e chi vi viaggia sopra sfoggia orgoglioso leggerezza, funzionalità e modernità di dettaglio. L’incremento di presenze di carrozzine sui marciapiedi e sui mezzi di trasporto è irrefrenabile. Ma le amministrazioni locali, (alle quali è demandato l’applicazione dell’articolo 16 della costituzione: Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale ….), hanno una ulteriore grave responsabilità nelle loro scelte. La decisione di il continuare a discriminare l’accesso nelle città e luoghi d’arte comporta la negazione del diritto di usufruire di un bene culturale, e ciò si configura come scelta politica criminale. La reazione alla nostra proposta romana sembra essere orientata, al solito, verso la dedicazione corporativa di capitoli di spesa. Si ragiona ancora nei termini di spesa per l’abbattimento di puntuali barriere architettoniche, per definire percorrenze lineari al pari di piste ciclabili, per dedicare alcune linee di autobus accessibili. Invece che proporre spese straordinarie, per specifici appalti, è necessaria una strategia radicalmente operativa partendo dalla ordinaria funzionalità di ciò che è già stato speso e di ciò che ha già definizione di rete urbana e territoriale. Dopo lavori di ordinaria manutenzione stradale, se persistono barriere occorre imputare la spesa (con eventuale causa), ai tecnici progettisti, direttori dei lavori e collaudatori. L’ATAC (l’azienda di trasporto urbano di Roma) ha investito molto negli ultimi anni per adeguarsi alle normative ma spesso non funzionano le pedane. È sufficiente inserire il controllo della pedana nel quotidiano check di uscita della vettura dal deposito. Queste operazioni costano in intelligenza, non in denaro. L’ATAC ha anche un servizio dedicato ai disabili con pulmini attrezzati. Questa tipologia di servizio è indispensabile e inevitabilmente costosa ma può essere ridotta ai soli casi di disabili gravi solo se i disabili meno gravi possono avere garantito l’accesso al servizio ordinario. Luisa Panattoni (testo a fianco) ha sperimentato sul suo corpo quanto sia necessaria una specifica ed elementare formazione del personale. Ciò che sembra ancor più necessario è la formazione tecnica e giuridica di dirigenti e politici. Lo stato della loro preparazione si aggrava passando dal contesto urbano a quello territoriale della regione. Dal sito ufficiale del COTRAL, Società di trasporto extraurbano del Lazio abbiamo molte informazioni. Leggiamo: Cotral SpA mette in collegamento tutti i comuni del Lazio: una rete di trasporto capillare organizzata sulla base del Contratto di Servizio con la regione Lazio che definisce le linee programmatiche e gli standard minimi da garantire alla comunità, in termini qualitativi sia quantitativi. Dal sito sappiamo che, lungo una rete di 11.700 Km, vengono trasportati in un anno 104 milioni di passeggeri quindi, statisticamente, 2.342.000 dovrebbero essere disabili motori. Nella sezione “confort” (sic), assieme alla climatizzazione, sappiamo che solo 11% dei 1685 mezzi a disposizione è accessibile e che l’obbiettivo per l’anno successivo è, coraggiosamente, sempre l’11%. Leggiamo anche che la vita media dei mezzi in circolazione è di sette anni. Con ciò veniamo a sapere che all’azienda, che dovrebbe erogare un servizio pubblico, è consentito di acquistare nuovi autobus che discriminano arbitrariamente gli utenti del servizio. TRENITALIA garantisce il trasporto ferroviario regionale con 963 treni quotidiani feriali e vanta nel suo sito l’accessibilità ad oggi del 73% delle sue 405 carrozze in servizio. Offre servizio per i viaggiatori disabili solo il 32% delle 170 stazioni, ma pochi dei circa 500 binari ivi esistenti sono accessibili. Come per gli autobus urbani, il costo dei treni accessibili è per tre quarti già stato speso. Nella “Carta dei Servizi 2009 – Lazio” leggiamo una roboante affermazione di principio: UGUALI DIRITTI. Tutti i clienti di Trenitalia hanno uguali diritti senza discriminazioni di sesso, razza, lingua, religione ed opinioni. In linea con questi principi, Trenitalia si impegna anche a facilitare la mobilità dei viaggiatori disabili. Comprendiamo l’utilità di quell’ ”anche” nel costatare che nella stazione Ostiense, dove si è lavorato a lungo per rimodernarla anche sulla rete ferroviaria attraverso un grosso investimento, il binario 12, (dove si prende il treno, accessibile, per l’aeroporto di Fiumicino dal quale in modo accessibile si può girare il mondo) è l’unico binario inaccessibile della stazione. Politici e dirigenti mostrano platealmente la loro disabilità nella gestione della cosa pubblica. Occorrerà aiutarli. Per effettuare il cambio di scala, dalla barriera architettonica alla barriera urbana e territoriale, occorre ben altro che alcune somme di spesa che qualche assessore o delegato del sindaco riesce a strappare al suo collega del bilancio. Occorre più semplicemente un cambio radicale della politica. Al solito è dal il corpo del malato, reso immobile da uno stupido scalino, si mira al cuore della politica, perche la sua semplice rivendicazione del diritto è a beneficio di tutti. 

Venerdì, 19 marzo, 2010 - 12:46
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it