Obbligo di assunzione: una farsa

di Tina Santoro

Nonostante sia invalido al 50%, il collocamento di Cesena gli concede un colloquio
solo dopo mesi di attesa. Le aziende non conoscono gli obblighi. Lo Stato non li
fa rispettare

 «Non riesco a trovare un lavoro e la mia dignità di essere umano ne esce lesa e non poco, io sono sano, sto bene e voglio guadagnarmi il diritto alla vita come fanno tutti». Così interviene Marco Allegro al Congresso online dell’Associazione Luca Coscioni, con una frase che ribadisce in un'intervista telefonica e che da il senso della difficoltà per un disabile di vedere riconosciuti i propri diritti fondamentali. Una storia di lotta, quella di Marco, all'insegna della mancata applicazione di una legge che però esiste. «Da un giorno all'altro mi sono ritrovato in ospedale, non potevo camminare, ho scoperto così di avere una malattia genetica e degenerativa. Fortunatamente il medico che mi ha seguito è riuscito a rimettermi in piedi in breve tempo ed ora sono in cura con i biofarmaci di nuova generazione ». Una vita quasi normale la sua, caratterizzata dalla ricerca di un lavoro e un'infusione di farmaci ogni 8 settimane. Ha richiesto di essere dichiarato invalido civile e dopo aver passato tutti gli esami delle commissioni mediche, gli è stata riconosciuta un'invalidità del 50% che gli consente di essere iscritto al collocamento mirato. A causa della sua malattia non può stare molte ore in piedi, camminare molto e alzare pesi. Sperava di ricollocarsi facilmente, vista anche la sua giovane età, ci racconta Marco, ma presto si è reso conto che la legge c'è ma non viene applicata. Dopo mesi di ricerca, iscritto al collocamento mirato di Cesena da marzo, è tuttora disoccupato e vive con 160 euro di pensione Inps. Ben presto Marco Allegro si è reso conto che gli stessi uffici del collocamento non conoscevano la legge sulle assunzioni degli invalidi, dimostrando anche poca razionalità nella gestione dei loro curricula. «Il collocamento mirato mi ha mandato a fare solo un colloquio presso un'azienda del cesenate, la quale dopo due settimane da esso ha ben pensato di mettermi in cassa integrazione così da evitare l'obbligo di assunzione previsto dalla legge ed a quel punto ho iniziato a muovermi di conseguenza, tentando di capire come funzioni l'obbligo di assunzione». Nel frattempo lo hanno chiamato da un'agenzia interinale per fare un colloquio presso un piccolo istituto di credito della zona, ma tuttora, dopo tre mesi, le assunzioni obbligatorie non sono state definite. A questo punto si è rivolto all'ufficio del collocamento mirato per avere informazioni su questa banca e sull'obbligo di assunzione che la stessa dovrebbe avere. «Con sgomento ho saputo che loro non erano nemmeno a conoscenza che tale istituto avesse l'obbligo di assumere delle categorie protette ». La rabbia saliva, «ho iniziato a chiedermi se sarei rimasto disoccupato a vita, se mi sarei continuato a sentire emarginato e diverso per sempre ed all'inizio si è insinuata in me l'ombra della depressione ». Ma poi in Marco ha prevalso la voglia di lottare con tutte le sue forze affinché le cose in futuro cambino. Alla domanda su cosa si può fare a livello legislativo e politico, Marco Allegro non ha dubbi: in primis, «rivedere, per lo meno in alcune parti, la legge n. 68 del 1999, sulle norme per il diritto al lavoro dei disabili». È necessario poi «sensibilizzare le aziende sul fatto che i disabili non sono un peso, ma una risorsa umana e lavorativa a tutti gli effetti». Conclude su questo aggiungendo che «per far emergere il marcio che c'è nel settore privato e nelle amministrazioni locali bisogna avere la volontà ed il giusto sostegno per portare avanti un'iniziativa legale ed evitare che altri vivano quello che sto vivendo oggi io». Nel tentativo di farsi ascoltare dalle istituzioni Marco Allegro ha cominciato a scrivere a partiti, associazioni, perfino al Ministro Sacconi ed in questo modo è arrivato all'Associazione Coscioni. «In settembre ho mandato una mail anche a voi, che tra l'altro siete stati gli unici a rispondere, e così, in modo del tutto casuale, è cominciata la collaborazione ed il supporto dell'Associazione Coscioni ». Marco Allegro è tuttora disoccupato, ma con tanta voglia di andare a fondo sulla questione dell'accesso al lavoro per i disabili, «dentro di me – ci lascia così al termine della nostra telefonata - ho coltivato e fatto crescere il desiderio di vedere rispettati i miei diritti ed il diritto di lavorare come tutte le persone». 

Mercoledì, 11 novembre, 2009 - 18:46
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