Fecondazione Assistita

Ostruzionismo governativo

di Filomena Gallo

Due commissioni istituite dal Governo tentano di frenare l’evoluzione necessaria della legge 40 dopo le sentenze prima del Tar e poi della Consulta.

 

Molte volte riceviamo via email e attraverso il sito dell’Associazione Luca Coscioni, richieste di coppie che chiedono informazioni su come è cambiata la legge sulla procreazione medicalmente assistita in Italia e cosa realmente è stato determinato in termini di applicazione delle tecniche di fecondazione. Due sono i cambiamenti significativi ottenuti sia nell’interpretazione che nella vera e propria cancellazione di una parte della legge per effetto della dichiarazione d’incostituzionalità della stessa. Il primo significativo cambiamento si è avuto con la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, il 21 gennaio 2008, che ha annullato le Linee Guida integrative della legge 40 nella parte contenuta nelle Misure di Tutela dell’embrione laddove si statuisce che ogni indagine relativa allo stato di salute degli embrioni creati in vitro dovrà essere di “tipo osservazionale”. Le Linee Guida sono un atto di rango normativo inferiore alla legge 40, non possono contenere divieti non previsti nella norma. Altri Tribunali Civili in passato per alcune coppie che avevano chiesto un provvedimento d’urgenza, avevano ordinato su tale presupposto l’esecuzione dell’indagine di preimpianto sull’embrione perché prevista dalla legge 40 che prevede che la coppia può chiedere di conoscere lo stato di salute dell’embrione, e che possono essere effettuate indagine cliniche con finalità diagnostiche sull’embrione. A seguito della decisione del TAR Lazio, che invece ha il potere di annullare le Linee Guida si è determinato che dal 2008 tutte le coppie che chiedono in Italia di conoscere lo stato di salute dell’ embrione e hanno i requisiti per accedere alla procreazione assistita, possono accedere alla diagnosi preimpianto.
L’11 aprile 2008, dunque, l’ex-Ministro della Salute Livia Turco ha emanato le nuove Linee Guida, conformi alla sentenza del TAR Lazio, poiché non è presente nessuna previsione specifica d’indagine diagnostica sull’embrione. Queste presentano una novità rilevante, perché potranno accedere alle tecniche di fecondazione assistita anche le coppie fertili ma portatrici di malattie virali e infezioni trasmissibili sessualmente come l’HIV, HBV, HCV, ritenendo “che l’elevato rischio di infezione per la madre o per il feto costituisce di fatto, in termini obiettivi, una causa ostativa della procreazione, imponendo l’adozione di precauzione che si traducono, necessariamente in una condizione d’infecondità[…]”.

Il secondo cambiamento rilevante in ordine di tempo, è dovuto alla sentenza 151 del 2009 della Corte Costituzionale che emette una sentenza d’incostituzionalità di alcune parti della legge cancellandole e avendo tale sentenza, inoltre, un effetto interpretativo e additivo della norma.
La Corte rileva che “la previsione adoperata dal legislatore nella legge 40 che prevede la creazione di un numero di embrioni non superiore a tre, in assenza di ogni considerazione delle condizioni soggettive della donna […] si pone, in definitiva, in contrasto con l’art. 3 Cost., riguardato sotto il duplice profilo del principio di ragionevolezza e di quello di uguaglianza, in quanto il legislatore riserva il medesimo trattamento a situazioni dissimili; nonché con l’art. 32 Cost., per il pregiudizio alla salute della donna – ed eventualmente, come si è visto, del feto – ad esso connesso”.

Nella legge il principio secondo cui le tecniche di produzione non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario, è oggi applicabile con la forza di accertamenti demandati, nella fattispecie concreta, al medico, ma è esclusa tassativamente la previsione dell’obbligo di un unico e contemporaneo impianto e del numero massimo di embrioni da impiantare. In virtù della citata sentenza non esiste più l’obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti, non esiste più il limite dei tre embrioni producibili ma il medico valuterà caso per caso il numero necessario di embrioni per superare lo stato di infertilità o sterilità, ed in ultimo è aperta una deroga al divieto di crioconservazione poiché il medico per la tutela della salute della donna e dell’embrione potrà crioconservare.

Successivamente a questi due passaggi che hanno determinato una legge scientificamente più accettabile nell’applicazione rispettosa dei diritti di tutti i soggetti coinvolti nelle tecniche di procreazione assistita, assistiamo ad un tentativo ostinato da parte del legislatore per evitare che la nuova legge 40/04 trovi applicazione nei centri di PMA. Sono state nominate due commissioni Ministeriali che dovranno decidere del destino degli embrioni abbandonati e le modalità per il rispetto delle norme che trasformano i centri di fecondazione assistita in istituti dei tessuti. Per la seconda commissione abbiamo assistito al passaggio di competenze esclusive per legge 40 in materia di embrioni e cellule riproduttive, dall’Iss organismo tecnico scientifico del Ministero al Centro nazionale trapianti e Centro Nazionale Sangue due organismi di diretta dipendenza del Ministero salute, tutto ciò anche in violazione del Dlgs 191/07 che rispettava le competenze previste. Per la prima commissione, il legislatore non riesce a seguire l’esempio di Obama per la ricerca scientifica, e non solo non destina fondi per la ricerca sulle staminali embrionali ma non utilizza neppure per la ricerca gli embrioni non idonei per una gravidanza. La spiegazione a tale chiusura non ha basi scientifiche ma solo religiose. Eppure nel mondo cattolico assisitiamo a dichiarazioni come quelle di Giorgio Lambertenghi Deliliers, presidente dei Medici cattolici di Milano, che sostiene la donazione alla ricerca degli embrioni congelati e apprezza le aperture di Obama al riguardo; c´è Elisa Nicolosi della Mangiagalli di Milano che è orgogliosa dei 250 bambini che con la fecondazione assistita ogni anno nascono nel suo ospedale; c´è don Luigi Verzé, fondatore del San Raffaele, che proclama che «nulla e nessuno può fermare la ricerca»; c´è Elena Cattaneo che lavorando sulle staminali embrionali dice che «più guardo queste cellule più si rafforza la mia fede che il dono della vita vada speso per ridurre le sofferenze». La situazione è riassunta da don Virginio Colmegna, direttore della Casa della Carità di Milano: «Non c´è nessun dogma da consegnare sulle verità morali, c´è una grande ricerca». Solo il legislatore oramai rimane sordo alle richieste della società e al rispetto dei diritti dei propri cittadini.

Filomena Gallo è presidente dell’Associazione Amica Cicogna e vice segretaria dell’Associazione Luca Coscioni
 

Giovedì, 10 dicembre, 2009 - 17:39
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