Regalo di Stato

Otto per Mille alla Chiesa: meccanismo diabolico

di Alessandro Capriccioli

L’idea di Tremonti di togliere al volontariato una parte cospicua del 5 per Mille a favore dei terremotati in Abruzzo non ha avuto esito positivo. Ma l’8 per mille alla Chiesa Cattolica si “regala”.

L’otto per mille è il meccanismo con cui lo Stato devolve l’8‰ del gettito IRPEF a se stesso, alla Chiesa Cattolica o ad altre confessioni religiose. Il meccanismo è apparentemente semplice: ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi sceglie se destinare l’8‰ delle sue tasse allo Stato, alla Chiesa Cattolica, agli Avventisti, alle Assemblee di Dio, ai Valdesi, ai Luterani, agli Ebrei, o se non operare alcuna tra queste scelte. È proprio qua, tuttavia, che si annida la parte più insidiosa della questione, perché le quote dell’8 per mille per le quali non è stata esercitata alcuna scelta (che, per inciso, sono la maggioranza) non rimangono acquisite al normale gettito fiscale, ma vengono ridistribuite tra i sette beneficiari, nella proporzione corrispondente alle scelte effettuate da chi ha esercitato l'opzione. Per chiarire il meccanismo sarà utile fare un esempio, utilizzando i dati relativi ai redditi dell’anno 2000. Importo complessivo dell’8 per mille € 897.077.477 Contribuenti che hanno espresso la scelta 39,62% Contribuenti che non hanno espresso la scelta 60,38% Gettito IRPEF corrispondente alle scelte espresse € 355.422.084 Gettito IRPEF corrispondente alle scelte non espresse € 541.655.363 Ci si aspetterebbe che questi ultimi cinquecentoquaranta milioni di euro non siano stati destinati ad alcuno dei destinatari, poiché i contribuenti non hanno richiesto che tale destinazione avesse luogo; invece questi fondi, come subdolamente previsto dalla legge, sono stati ridistribuiti tra i sette beneficiari, in base al calcolo che si va qui di seguito ad illustrare. Prendendo in considerazione la sola quota di contribuenti che hanno scelto la destinazione del proprio 8 per mille, si verifica che percentuale abbiano ottenuto, relativamente a quella quota, i sette possibili beneficiari; quindi si prende il totale dell’8 per mille non optato (pari, come si è visto, a cinquecentoquaranta milioni di euro) e lo si ripartisce tra i beneficiari, nelle stesse percentuali risultanti dalle scelte di chi ha esercitato l’opzione. L’effetto paradossale di questo meccanismo è che i beneficiari dell’8 per mille (e in primo luogo la Chiesa Cattolica) incassano non solo i fondi di chi ha scelto a chi erogarli, ma anche il denaro di chi non ha voluto esprimere alcuna scelta. Il che produce, dati alla mano, le conseguenze che si desumono dalla seguente tabella: Beneficiario Fondi da scelte espresse Fondi da scelte non espresse Chiesa Cattolica 310.105.768 472.594.304 Stato 36.537.390 63.644.505 Valdesi 4.513.860 0 Comunità Ebraiche 1.492.773 2.274.953 Luterani 1.101.808 1.679.132 Avventisti 959.640 1.462.469 Assemblee di Dio 710.844 0 TOTALE 355.422.084 541.655.363 Poiché i contribuenti che non esercitano l'opzione sono di gran lunga più numerosi rispetto a quelli che lo fanno, ciascuno dei sette beneficiari, ed in primo luogo la Chiesa Cattolica che in valore assoluto la fa da padrona, percepisce la maggior parte dei fondi non da chi ha voluto destinarglieli, ma da coloro che non hanno espresso alcuna intenzione in tal senso. Venendo ora all’8 per mille che in base a questa legge viene destinato allo Stato, quest’ultimo, nel corso degli anni, si è guardato bene dal promuovere la possibilità ricevere l’8 per mille dai cittadini, con l’evidente scopo di non mettersi in concorrenza con la Chiesa Cattolica. E’ interessante notare, inoltre, che i fondi che vengono comunque erogati dai contribuenti all'amministrazione pubblica, nonostante il totale (e tutt'altro che casuale) silenzio di quest'ultima, vengono in una certa misura rigirati alla Chiesa Cattolica. Nel 2004, ad esempio, lo Stato ha ricevuto dall'8 per mille circa 100 milioni di euro: dopo aver sottratto a questa cifra 80 milioni di euro per il bilancio generale, ha impiegato nel modo che segue i 20 milioni rimanenti: 44,64% conservazione beni culturali legati al culto cattolico; 24,73% calamità naturali; 23,03% conservazione beni culturali civili; 4,44% fame nel mondo; 3,16% assistenza rifugiati. Come si può rilevare, quasi la metà del denaro residuo è stato immediatamente rigirato alla Chiesa Cattolica, sia pure sotto la -non troppo- velata forma di restauro e conservazione di chiese, cappelle, conventi, seminari e simili, i quali tra l'altro sono di proprietà del Vaticano e, sia detto per inciso, non pagano l'ICI. Per la calamità naturali non resta che un quarto dei fondi; che sono già pochi di per sé, evidentemente, ma diventano una somma addirittura ridicola se si pensa che dopo quanto è successo in Abruzzo lo Stato ha accuratamente evitato di attingere a quel capitolo, esortando gli italiani a dare l'8 per mille allo Stato e mettendosi così, una volta tanto e in virtù dell’emergenza nazionale, in concorrenza con la Chiesa: al contrario, attraverso il Ministro Tremonti, ha addirittura paventato la possibilità di prelevare quei fondi dal 5 per mille (per fortuna senza successo, vista la rivolta del volontariato, in primis quello di area cattolica) esercitando quindi una concorrenza sleale ai danni delle ONLUS, delle ONG, delle associazioni di promozione sociale e di volontariato, pur di non indisporre le gerarchie ecclesiastiche e proseguire nel consueto atteggiamento di sudditanza nei loro confronti.

Martedì, 9 giugno, 2009 - 15:29
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